Accordo Usa e Ucraina sulle terre rare: la guerra nascondeva interessi materiali......

 

Pochi giorni or sono, il 30 Aprile, Stati Uniti e l’Ucraina hanno firmato gli accordi sullo sfruttamento dei metalli rari, ora diventa vitale, soprattutto per gli Usa, trovare un accordo con la Russia e procedere con il cessate il fuoco in tempi rapidi.



Molti dei metalli sono oggi nei territori occupati dalla Russia, serve raggiungere in tempi rapidi un intesa con la Ucraina e con essa la fine del conflitto previo accordo che in sostanza permetta a Mosca di riprendersi parte dei territori fino ad ora occupati e con popolazione spesso a maggioranza russa,

In sostanza Mosca e Kiev trovano una intesa che prevede un'ulteriore e futura assistenza militare degli Stati Uniti, evidenti i vantaggi per Trump che supereranno di 4 volte le spese sostenute in questi anni a favore dell'Ucraina, eppure i soli a non accorgersi sono i giornalisti occidentali 

Con questa intesa sarà possibile accrescere la produzione mineraria statunitense, anche attraverso l’acquisizione di nuove aree dislocate in paesi stranieri, resta tra gli obiettivi primari della nuova Amministrazione e non per quella vecchia cultura estrattivista ma per ragioni economiche ben comprensibili se guardiamo all’utilizzo dei metalli rari nelle produzioni tecnologicamente avanzate e di natura duale.

Misure immediate per aumentare la produzione mineraria americana – La Casa Bianca

Per mesi i nostri osservatori hanno dipinto lo scontro Biden Trump in termini semplicistici, una sorta di lotta tra i fautori delle energie fossili e quindi estrattivisti (i repubblicani)  e sostenitori della svolta green e della riduzione di emissioni (i democratici) senza mai mostrare attenzione agli interessi materiali che sostengono tanto l’una  quanto l’altra parte del capitalismo statunitense.

L'Ucraina contribuirà al 50% delle entrate future derivanti da nuove licenze legate all’approvigionamento di minerali critici, di petrolio e gas, viene creato un Fondo cogestito da Usa e Ucraina, si annuncia la volontà di non privatizzare le aziende ucraine del settore, l’accordo riguarda non solo i progetti di estrazione ma anche tutte le infrastrutture indispensabili per ricostruire un paese da anni in guerra. E tra i punti dell’accordo troviamo l’impegno a reinvestire i profitti in Ucraina (ma solo per i primi dieci anni!) e a garantire (da parte Usa) investimenti e trasferimenti tecnologici in Ucraina con innumerevoli esenzioni fiscali sia negli Usa che in Ucraina

L'Ucraina e gli Stati Uniti firmano l'accordo di partenariato economico e istituiscono il Fondo di investimento per la ricostruzione | Ministero dell'Economia dell'Ucraina

A chi vanno i meriti di questo accordo?

A febbraio sembrava impossibile, gli scontri tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca, il tentativo della Ue di rimettere in gioco l'accordo sui metalli rari, il desiderio Usa di disimpegnarsi militarmente dal vecchio continente, nelle ultime settimane sono cambiati gli scenari anche alla luce delle prime e negative ripercussioni dei dazi sulla economia e sulla finanza Usa, alla luce dei risultati elettorali che in Australia e Canada hanno premiato candidati ostili a Trump

L’accordo è stato raggiunto dopo una sostanziale revisione della politica di Trump, i primi segnali negativi negli Usa, tra andamento dei titoli azionari e dell’economia, spingono la Amministrazione Repubblicana a una parziale revisione delle politiche previste, ad esempio  l’assistenza militare americana all’Ucraina sarà parte rilevante dei finanziamenti, i diritti di prelazione sull’estrazione mineraria saranno vincolati a un accordo tra Usa e Ucraina e questa ultima non cederà la proprietà del sottosuolo.

E i toni di Trump verso Zelensky sono decisamente morbidi se paragonati a quelli di pochi mesi fa, gli Usa volevano conquistare terre e metalli rari, materiali indispensabili per attuali e future attività economiche e già da tempo posseduti, in grandi quantità, dalla Cina che ha realizzato per questo sensibili passi avanti in campo tecnologico, industriale e militare e non solo negli ultimissimi anni  ma a partire dalla fine del secolo scorso.

Non avere a disposizione i metalli rari vuol dire accumulare anche ritardi economici, nello sviluppo e nella ricerca di nuove tecnologie che vanno ben al di là della decarbonizzazione fino alla variegata gamma di prodotti high-tech come batterie o semiconduttori.

Questo accordo cambia la geografia dei commerci, molto dipenderà dalle scelte politiche intraprese dalla Amministrazione Trump, noi sappiamo fin da ora di dovere guardare ben oltre le dichiarazioni ufficiali il cui uso propagandistico si scontra con gli interessi materiali Usa (ad esempio ci sono incontri in corso con la Repubblica Democratica del Congo, paese ricco di metalli rari, per scambiare prodotti del sottosuolo con aiuti militari, finanziari ed infrastrutture).

E dietro all’aumento della domanda globale dei metalli critici si muove anche la politica dei dazi che Trump vorrebbe imporre cercando di guadagnare terreno rispetto al concorrente cinese che, con il supporto delle banche di Stato, da oltre un decennio ha acquistato quote significative di progetti commerciali in Australia, Cile, Zimbabwe e Argentina

Geografia del controllo: un'analisi approfondita sulla criticità e la filiera del litio | Economia mineraria

Conquistare i metalli rari diventa una questione di sicurezza strategica e causa di nuove guerre

L’approvvigionamento dei metalli rari presto  già oggi viene considerato un problema  di sicurezza nazionale e internazionale, lo prevedeva anni fa quel documento strategico della Ue denominato Bussola Europea (sottovalutato o ignorato dai movimenti contro la guerra italiani che si credono al centro del mondo ma sono invece tra i più arretrati) che considera strategico, e necessario, l’intervento ovunque siano minacciati gli interessi comunitari in riferimento anche alle fonti energetiche e ai prodotti del sottosuolo.

Terre e metalli rari diventano strategici specie se legati a tecnologie duali e la competizione con la Cina spinge tanto gli Usa quanto la Ue a cercare nuovi mercati e aree di sfruttamento

Terre rare e controlli sull’export, fact-checking sul ruolo della Cina

National Security Strategy: Robust. Resilient. Sustainable. Integrated Security for Germany

Lo scontro con la Cina

Unione Europea e Stati Uniti scontano rispetto alla Cina ed altri paesi asiatici un grave ritardo nell’approvvigionamento di metalli, ad esempio quelli necessari per produrre e commercializzare le batterie elettriche, è sufficiente che un paese vieti la esportazione di composti chimici per generare effetti a catena sulla produzione in varie parti del Globo.

Siano sufficienti queste considerazioni per comprendere il carattere strategico della intesa tra Trump e Zelensky e immaginare anche gli scenari futuri derivanti dal controllo di metalli e terre rare.

E  interessamento della UE per la Ucraina non è certo dettato da ragioni etiche o umanitarie, a tal riguardo si legga l’accordo tra UE e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) oltre a progetti nazionali e comunitari, piani strategici e fondi sovrani che ruotano attorno ai metalli rari oggetto del desiderio di ogni paese a capitalismo avanzato. Ma per il vecchio continente era scontato restare fuori dalla Ucraina lasciando agli Usa il ruolo di patner commerciale e militare privilegiato, ciò nonostante, nella ricostruzione del paese proveranno a giocare alcune carte.

Bibliografia

Commission and EBRD launch joint facility

Materie prime strategiche: i piani dei Big Four dell’UE | ISPI

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-ucraina-laccordo-su-minerali-e-terre-rare-spiegato-in-8-grafici-207693

https://www.analisidifesa.it/2025/05/con-laccordo-minerario-lucraina-passa-da-alleato-a-semplice-cliente-degli-usa/

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