Summit Nato ad Ankara
Una pioggia di soldi per il riarmo, scopriamo che i paesi europei hanno accresciuto anche nelle ultime settimane la spesa militare.
Nel giugno del 2025, infine, i paesi NATO si
impegnarono a destinare alla Difesa il 5% del PIL.[1]
La gran parte dei documenti prodotti dalla Nato in
questi ultimi anni analizza i pericoli per l'Alleanza pensando che arrivino in
prevalenza dalla Russia. Da qui il sostegno alla produzione di armi in alcune
fabbriche ucraine e al potenziamento della spesa per la Difesa nei paesi
geograficamente più vicini a Mosca: «Gli Alleati si sono impegnati a sostenere
l'Ucraina e la sua base industriale della difesa, promuovendo ed espandendo al
massimo la cooperazione in materia di difesa con l'industria ucraina».[2]
In
generale, la percezione di un nemico esterno favorisce l’adozione dell'obiettivo
strategico di incrementare la spesa militare, gli investimenti in intelligence
e la stessa capacità produttiva del settore bellico. Allo stesso tempo, il
tentativo in corso è quello di modificare la legislazione vigente per
favorire il riarmo e la concentrazione di capitali – rivedendo, ove necessario,
l'agenda delle priorità dei singoli paesi – e accelerare processi di ricerca e
tempistiche di approvvigionamento, nonché ampliare e ammodernare la
produzione di armi – anche attraverso
processi di riconversione militare della manifattura.
E i maggiori investimenti diretti vanno a favore
degli aerei da combattimento multiruolo, degli elicotteri, dei sistemi aerei
senza equipaggio e della ricerca sulle armi tecnologiche, specie per quanto
riguarda l’equipaggiamento di fanteria. Dal punto di vista amministrativo si va
costruendo un’infrastruttura adatta allo sviluppo di una filiera militare
continentale: normative ad hoc, anche in deroga alle leggi vigenti,
accordi bilaterali di cooperazione in materia di Difesa, abbattimento
delle barriere commerciali, acquisti collaborativi (sia di prodotti finiti,
come armi e munizioni, sia di semi-lavorati) per favorire produzioni in grande
scala. La NATO, insomma, si candida a ricoprire un ruolo da «promotore di
iniziative, ente normatore, organismo che definisce i requisiti, aggregatore e
facilitatore dell'attuazione, al fine di espandere la capacità industriale nel
settore della Difesa».[3] Del resto esiste un cronoprogramma[4] della NATO per lo sviluppo
di filiere di approvvigionamento resistenti agli shock economici o
“geo-politici”. Vedremo nei prossimi giorni se e come questi ambiziosi
obiettivi siano stati raggiunti e quali saranno le iniziative intraprese, con i
relativi effetti immediati e a medio termine sui Bilanci comunitari e nazionali.
[1] Cfr.
https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2025/02/13/nato-defence-ministers-conclude-meeting-focus-on-defence-spending-and-support-for-ukraine.
[2] Cfr.
https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2025/02/13/updated-defence-production-action-plan.
Traduzione nostra dall’originale: « Allies also pledged to support Ukraine and
its defence industrial base by fostering and expanding defence cooperation with
the Ukrainian defence industry to the fullest extent, and committed to
enhancing defence industrial cooperation with NATO partners».
[3]
https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2024/07/10/nato-industrial-capacity-expansion-pledge.
Traduzione nostra dall’originale: «We will leverage the Alliance’s role as
convenor, standard setter, requirements setter and aggregator, and delivery
enabler to expand defence industrial capacity».
[4] Cfr.
https://www.nato.int/content/dam/nato/webready/documents/factsheets/240712-Factsheet-Defence-Supply-Chain-Roadmap-en.pdf.
Commenti
Posta un commento