I contratti nazionali rivedano la parte normativa e le richieste economiche: la guerra avanza e con essa cresce il costo della vita

 L'impianto dei contratti nazionali ripete copioni predefiniti, nell'arco degli anni le materie oggetto di contrattazione sono diminuite portandosi dietro la erosione del potere contrattuale e di acquisto.


Si avanzano richieste economiche inadeguate e superate dalla crescita della inflazione, i contratti nazionali poi risultano sempre più divisivi, istituti pensati non per unire ma coltivare orticelli

La principale critica viene mossa non all'impianto del CCNL ma alla parte economica senza mai mostrare sufficiente attenzione alle norme, agli istituti contrattuali che nel corso del tempo hanno esercitato grande influenza sulla forza lavoro fino ad addormentarne ogni forma di agire conflittuale.
 
Per essere tanto caustici quanto realisti al sindacato manca una visione complessiva , non esiste critica alla performance, al management totalitario, alle culture divisive.
Il lavoratore è responsabile del suo ricollocamento, era una frase fatta ma ricca di significati, chi perde il posto deve meritarsi una nuova occupazione, accettare ogni forma di compromesso anche a costo di svilire professionalità ed esperienza acquisita, deve accettare un lavoro anche peggiore, dequalificato per non gravare, con gli ammortizzatori sociali, sulla comunità.
 
Il senso di colpa dalla società diseguale e non inclusiva si è spostato sul singolo lavoratore, il salariato  dovrà accettare compromessi al ribasso, inclusa una eventuale proposta lontano da casa, in fondo la riforma degli ammortizzatori sociali si è servita di tanti luoghi comuni per  auto legittimarsi .Gli alienati subiscono il fascino della finta efficienza, di quella sorte di religione a cui uniformarsi anche con la auto colpevolizzazione in caso di crisi aziendale. Una quindicina di anni fa avvennero diversi suicidi in una compagnia telefonica francese, conseguenza di forte pressione esercitata sulla forza lavoro, certe statistiche e determinati numeri dovrebbero aiutare a comprendere la realtà invece di occultarla.
 
E veniamo alla  governance che introduce un modello economico capitalista nella gestione della società come la performance fa passare il concetto che il salario di secondo livello debba dipendere dal merito, non sia un diritto acquisito ma frutta del maggiore impegno offerto al datore pubblico. Dirigenti, con le loro valutazioni, che decideranno le sorti di una progressione di carriera o del salario accessorio, un potere discrezionale e ricattatorio che oggi il sindacato non ha ancora rimesso in discussione. Se la governance sul piano sociale determina chi sia dotato di potere, la performance non premia i disobbedienti, non valorizza il merito ma premia l'obbedienza, plasma la forza lavoro per renderla subalterna. E sono questi i motivi per i quali un sindacato che non contesti il fondamento della governance e della performance, le loro pratiche attuazioni è destinato a soccombere o, nel migliore dei casi, a ridurre (di poco ) il danno.

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