Il Burkina Faso fra passato e presente
Il Burkina Faso
fra passato e presente
Il Burkina Faso (carta 1) è uno Stato senza
sbocchi sul mare che si estende per 274.000 Kmq nell’area del Sahel nel cuore
dell’Africa occidentale (carta 2). La popolazione nel 2026 è stimata in
24.700.000 abitanti, la densità è di 90 ab/kmq e la capitale è Ouagadougou.
Carta 1: il
territorio del Burkina Faso
Il Burkina Faso, come gli altri paesi della
regione del Sahel, risulta tra gli stati i meno sviluppati a livello mondiale
tant’è che il Pil pro capite nel 2026 è stimato in circa 1.300 dollari annui
(tabella 1).
Tabella 1: principali
indicatori macroeconomici de Burkina Faso anno 2026
Dalla colonizzazione francese all’indipendenza
formale
La sua è una
storia fortemente segnata dal dominio coloniale francese, iniziato sul finire
del XIX secolo: nel 1896, le truppe coloniali guidate dagli ufficiali Paul
Voulet e Charles Chanoine conquistarono la capitale Ouagadougou. Nonostante la
fiera resistenza opposta dal sovrano locale, il Mogho Naba, i francesi imposero
un rigido controllo militare sul territorio.
Per contenere
le continue rivolte popolari e gestire meglio la regione, nel 1919 la Francia
creò ufficialmente la colonia dell’Alto Volta, chiamata così per via dei tre
rami del fiume Volta: Nero, Bianco e Rosso.
Nel 1932,
tuttavia, per ragioni prevalentemente economiche, la colonia fu smembrata e
spartita tra i territori vicini: la Costa d’Avorio, il Niger e il Sudan
Francese (l'attuale Mali). In questo periodo, la popolazione locale e le
risorse vennero ampiamente impiegate nelle piantagioni di caffè e nelle
infrastrutture delle colonie limitrofe.
Fu solo nel
1947, grazie alle fortissime pressioni dei capi tradizionali e delle élite
locali, che il territorio venne riunificato, ripristinando la colonia dell’Alto
Volta.
Durante le due
guerre mondiali, l’Alto Volta diede un pesante e gravoso contributo umano allo
sforzo bellico della Francia, mandando migliaia di uomini a combattere sui
fronti europei e nel Nord Africa.
Dopo la Seconda
Guerra Mondiale, l’assetto coloniale iniziò gradualmente a incrinarsi. La
popolazione cominciò a ottenere i primi diritti politici, favorendo la nascita
dei primi partiti e dei sindacati locali guidati da figure chiave come Daniel
Ouezzin Coulibaly e Maurice Yaméogo.
Il 5 agosto 1960, sull'onda della
decolonizzazione che travolse il continente africano, l’Alto Volta proclamò la
sua totale indipendenza dalla Francia e Maurice Yaméogo ne divenne il primo
presidente.
Tuttavia, all'indipendenza formale fece seguito
una forma di neocolonialismo: una condizione in cui un Paese, pur essendo
teoricamente libero e sovrano, continua a essere influenzato e controllato
indirettamente da potenze straniere, da grandi mercati e da élite locali,
principalmente attraverso la leva economica, i finanziamenti e il commercio.
Le politiche
emancipatorie e anticolonialiste di Thomas Sankara
Nel 1983 salì
al potere Thomas Sankara, figura iconica che fece del contrasto al
neocolonialismo e dell'emancipazione nazionale il cuore della propria azione di
governo.
Sankara
promosse riforme profonde e radicali: estese i diritti e il potere delle donne,
attuò una vasta riforma agraria, lavorò per rendere il Paese autosufficiente e
cambiò il nome da Alto Volta a Burkina Faso, che significa "Terra degli
uomini integri".
Le sue politiche autonome e anti-imperialiste
entrarono in profondo contrasto con gli interessi delle élite locali e delle
potenze straniere. Nel 1987, a causa di un colpo di Stato organizzato da
settori a lui ostili e sostenuto da forze esterne, Thomas Sankara fu
tragicamente assassinato.
Gli sviluppi
recenti
Negli ultimi
anni, il Burkina Faso ha attraversato un periodo di grandi cambiamenti e di
forte instabilità. Il Paese ha dovuto affrontare una gravissima crisi legata
agli attacchi dei gruppi armati jihadisti nel Sahel, una serie di colpi di
Stato e una svolta completa nelle sue alleanze internazionali.
Dopo la presidenza di Roch Marc Christian Kaboré
(2016-2022), che non è riuscito a fermare l'avanzata dei gruppi armati jihadisti nella regione del Sahel, l'esercito ha
preso il controllo del Paese.
Nel gennaio
2022, il tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba ha conquistato il potere
con un colpo di Stato, promettendo di riportare la pace. Tuttavia, soli otto
mesi dopo, nel settembre 2022, un gruppo di giovani soldati insoddisfatti ha attuato
un secondo colpo di Stato. Da quel momento la guida del Paese è passata al
capitano Ibrahim Traoré, che a soli trentaquattro anni è diventato il
presidente più giovane del pianeta.
Traoré è
diventato subito un leader molto conosciuto e discusso. Ispirandosi alle idee
di Thomas Sankara, ha basato la sua politica sull'indipendenza del Paese e
sulla lotta contro le influenze straniere, infatti nel 2026 ha fatto in modo
che l’oro estratto in Burkina Faso rimanesse nel paese per essere lavorato e
che non venisse esportato grezzo in Europa così facendo ha aumentato la
ricchezza del paese. Anche se all'inizio era stato promesso un rapido ritorno
alla democrazia, il governo militare ha deciso di rimanere al potere fino al
2029 e ha bloccato le attività dei partiti politici. Inoltre, ha limitato il
lavoro di molti giornali stranieri e di diverse organizzazioni internazionali
per controllare meglio le informazioni che circolano nel Paese. Negli ultimi
anni sono aumentati gli attentati terroristici e i sequestri di persone anche
occidentali per la presenza di fenomeni di matrice terroristica per questo sono
diminuiti i viaggi delle ONG e degli occidentali.
E tutto ciò ha diminuito i fondi del paese. Sul
piano internazionale, il Burkina Faso ha cambiato del tutto i suoi alleati. Il
governo ha fatto partire le truppe francesi dal Paese e ha interrotto gli
accordi militari ed economici con la Francia e con i Paesi occidentali. Al loro
posto, Traoré si è avvicinato molto alla Russia per ottenere armi,
equipaggiamenti e addestramento per i suoi soldati.
Infine, la situazione di insicurezza che
colpisce tutta la regione del Sahel ha spinto il Burkina Faso ha collaborare
strettamente con i Paesi vicini che si trovano nella stessa condizione. Nel
2024, il Paese ha deciso di uscire dalla Comunità Economica degli Stati
dell'Africa Occidentale (Ecowas) (carta 3) e si è
unito a Niger e Mali, anch'essi guidati da governi militari definiti
“nazionalistici” per le comuni politiche anti-imperialistiche, per creare
l'Alleanza degli Stati del Sahel (Aes) (carta 3).
Carta 3: le
organizzazioni sovranazionali dell’Africa Occidentale

Con questa
unione, i tre Paesi cercano di difendersi insieme dai gruppi armati e di creare
un blocco politico ed economico indipendente dall'Occidente e dal resto
dell'Africa ancora sotto il giogo neocolonialista[1].
Didier
Lazzeroni
Classe 1 C Afm
– Ite Pacinotti
Attività svolta
col prof. Andrea Vento
[1] https://www.africarivista.it/due-anni-di-alleanza-degli-stati-del-sahel-tra-luci-e-ombre/279122/?srsltid=AYCX9vLFu6JKz_adr1SxLLm6Y8RbYqL3pWOO_3xqV-8iIBjC9iMfIl9L





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