Tra Islam e Occidente le cose potrebbero andare diversamente, basterebbe volerlo. Il discorso di Obama all’Università del Cairo
Tra Islam e Occidente le cose potrebbero andare
diversamente, basterebbe volerlo. Il discorso di Obama all’Università del
Cairo
di Laura Tussi
“Tutti i popoli del mondo possono vivere in pace tra loro. È questo il
disegno di Dio”. Barack Obama lo ha affermato chiaramente in conclusione del
suo atteso discorso all'Università del Cairo, citando brani del Corano, del
Talmud, della Bibbia, per quello che lui definisce un “nuovo inizio” nei
rapporti tra l'Occidente e il mondo islamico, perché gli Stati Uniti e l'Islam
devono lavorare per un nuovo inizio, un innovativo rapporto basato sul rispetto
reciproco e la condivisione di interessi comuni.
Questi propositi risultano a tutti gli effetti
disattesi, giudicando la realtà dei fatti e i focolai di guerra permanente
disseminati in tutto il mondo, alla soglia ormai del terzo conflitto
mondiale con il terrore dell’apocalisse nucleare.
Il ciclo di sospetto e di discordia tra Occidente e Islam deve
terminare, con la libertà di religione per la
possibilità dei popoli di vivere insieme, superando gli stereotipi e garantendo
la libertà religiosa.
Contrastare l'antisemitismo e l’islamofobia significa agire contro il
pensiero prevenuto, il preconcetto, l'etnocentrismo, l'intolleranza, la
chiusura e la rigidità.[1] Lo scontro tra Islam e Occidente ha utilizzato una forma di
islamofobia che vede nell'altro il nemico e la minaccia.
La costruzione dell'immagine dell'altro avviene
tramite processi di origine storica e sociale.
Durante l'infanzia si apprendono miti, immagini, atteggiamenti che
rievocano l'atavica paura dell'invasore saraceno. I mass media veicolano immagini del nemico che influenzano molti atteggiamenti
discordanti e aggressivi rispetto alle problematiche del fondamentalismo e del
terrorismo. L'Islam, come l'Ebraismo, non è una struttura monolitica,
coerente e uniforme. Secondo questa visione diffusa, tutte le persone di
origine musulmana sono immaginate come partecipanti ad una stessa cultura
islamica, caratterizzata dalla religione, indipendentemente da quella reale
d'origine, allo scopo di differenziarle dagli altri gruppi etnici.
Un altro elemento principale per comprendere la paura
dell'Islam, l’islamofobia, è la diffusione del fondamentalismo, un fenomeno di
reazione contro la modernità, che mira a risolvere, tramite la religione, tutti
i problemi sociali e politici.
I fondamentalisti elaborano una specie di utopia politica universalistica,
coniata tramite la rielaborazione di elementi della tradizione islamica, perché
percepiscono la loro identità religiosa minacciata e che nell'immaginario
occidentale richiama una serie di connotazioni negative come la guerra santa,
il terrorismo, il fanatismo, la violenza, l'oppressione delle donne, la
poligamia.
La civiltà musulmana trovandosi al cospetto della
superiorità economica, tecnologica e militare dell'Occidente, ha elaborato un
sentimento di ripiegamento verso il passato e un risentimento per la posizione
perduta.
Attualmente, i movimenti islamisti si sviluppano tra giovani dotati di
cultura, nelle università, come prodotto non dell'ignoranza, ma della
disoccupazione e della rivolta contro Stati corrotti, responsabili della
crisi. Sussiste in forma moderna, una riedizione dell'ideologia dell'Islam
globale, fondato su un progetto di imperialismo mondiale che vede
nell'Occidente il nemico da combattere.
Le paure occidentali verso l'Islam vedono
nell'immigrato musulmano un pericoloso radicale.
I musulmani vengono erroneamente considerati un blocco monolitico sotto il
vessillo del fondamentalismo che assume l'immeritato titolo di rappresentante
legittimo e ufficiale dell'intero Islam. Questo è solo un pregiudizio. I
giovani maghrebini in Europa maturano un antisionismo di natura politica,
motivato dal risentimento per la questione mediorientale, in un grande fenomeno
di origine sociale, per cui tali gruppi proiettano la rabbia della violenza
urbana contro le minoranze e in particolare contro gli ebrei, fino a scadere
nell'antisemitismo.
Nelle scuole si moltiplicano le classi multiculturali, dove studiano insiemi italiani, europei e figli di
immigrati, anche di religione musulmana che ripetono un antisemitismo
proveniente dal risentimento per la contrapposizione tra la civiltà araba ed
Israele. Per questo motivo la scuola deve continuare ad insegnare la Shoah
e spiegare i fatti inerenti le deportazioni, contrastando il razzismo e
l'antisemitismo. Gli insegnanti che proponevano con certezza la storia
dell'Olocausto, attualmente si sentono impreparati ad affrontare le critiche
contro Israele e la commistione tra antisionismo ed antisemitismo.
L'odio contro gli ebrei e contro i musulmani deve
essere inquadrato nella complessa diatriba interetnica delle nostre società in
cerca di equilibrio e di integrazione delle diversità.
Da tutte le recenti analisi psicosociologiche, risulta che dove sussiste
l'intolleranza nei confronti degli ebrei, quest'ultima si ripercuote anche
contro gli arabi, gli stranieri, i Rom, e i Sinti, i cosiddetti zingari. I
pregiudizi che fomentano il razzismo sono molteplici come per esempio la
convinzione che il potere finanziario nel mondo sia in gran parte in mano agli
ebrei, che siano gli ebrei stessi a fare discriminazioni razziali, che gli
immigrati alimentano la prostituzione e che i musulmani, anche se vivono in
Italia da molti anni, sono fedeli solo al mondo islamico, sostenendo il
terrorismo internazionale.
Quindi l'antisemitismo deve essere considerato all'interno di
atteggiamenti di pregiudizio più estesi e più capillari e consolidati nella
convinzione discriminatoria.
Risulta di conseguenza necessario insegnare l'Olocausto in classi
multiculturali, affrontando collettivamente la questione del razzismo e
dell'antisemitismo, evidenziando il pluralismo identitario, valorizzando
ciascun gruppo etnico di provenienza, investendo sulla ricchezza valoriale
rappresentata dalle differenze e dalle diversità culturali.
Habermas ha ricordato come l’islamofobia scaturisce da paure e proiezioni
che sussistono alla base dell'antisemitismo. Dunque l’antisemitismo
alimenta l’islamofobia. E viceversa.
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