Sull'attacco all'Iran di Rodrigo Rivas

 Si accettano scommesse 

di Rodrigo Rivas


Questa mattina presto, 28 febbraio 2026, Israele e gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran.

Secondo il Ministero della Guerra di Tel Aviv, si tratta di un’operazione “preventiva”. 

Una roba tipo "conviene andare in bagno prima di uscire da casa".

Si segnalano esplosioni e colonne di fumo a Teheran.

Lo spazio aereo iraniano è stato chiuso.

Nella Palestina occupata "scuole e attività non essenziali" sono state sospese.

In ogni evidenza, il governo israeliano continua la sua politica di preservazione della vita e della salute dei bambini palestinesi (nonché di quelle dei contadini e delle casalinghe).

Comunque, continua ovviamente a progredire il processo di costruzione dei due Stati, una preoccupazione che in Italia accomuna Tajani e Schlein, Salvini e Calenda, eccetera.

Non a caso, per proseguire su questa strada senza intoppi, da oggi sono espulse da Gaza e Cisgiordania tutte le ONG - una trentina - che si sono rifiutate di consegnare l'elenco dei loro collaboratori palestinesi. 

L'epidemia

Pur se manca un comunicato ufficiale della OMS, nel Vicino Oriente si è scatenata un "epidemia di diffidenza".

Infatti, è per pura diffidenza che le ONG affermano di non voler far uccidere i loro collaboratori finora sopravvissuti consegnando i loro nomi agli israeliani.

La diffusione di questa "epidemia della diffidenza" resta inspiegabile pur se - lo dico sommessamente - è vero che i crimini ignorati, e cioè senza testimoni né testimonianze, possono essere ignorati meglio: 

tutti gli conosciamo ma tutti possiamo far finta d'ignorarli.

Senza contare che in alcuni luoghi, ad esempio a San Remo la loro diffusione sarebbe persino più divisiva di Ivan della Mea che canta "Bella ciao". 

Probabilmente, questa "epidemia dl diffidenza" spiega perché, secondo fonti internazionali, Ali Khamenei non fosse a Teheran ma "in un luogo sicuro". 

In questo caso la diffidenza era persino parossistica se si considera che erano in corso delle serie trattative tra famosi e provetti mediatori.

Mr. de La Pallice direbbe: fino a quando è iniziata la pioggia di bombe, il cielo era terso e la pace regnava su Teheran e dintorni.

Chiusura e Apertura

Ci mancava l'attacco statunitense di febbraio. 

Era una mancanza grave poiché la memoria collettiva è sempre labile. 


Il lontano ricordo del rapimento di Nicolás Maduro che inaugurò il gennaio 2026, era ormai sfumato. 


La prova è indiscutibile: già prima di concludere questo mese, a Caracas, la presidente in carica ad interim ha definito Donald Trump, "nostro socio e amico". 

La domanda di moda è: a chi toccherà l'aggressione di marzo? 

A Londra, il regno degli scommettitori, si punta su Cuba.

Ma, secondo Trump, Cuba cadrà da sola, come una pera matura, per fame e disperazione.

Comunque sia, perché il mondo è sempre largo ma sempre più degli altri, l'ampio ventaglio di possibilità comprende altre opzioni.

A me, ad esempio, non mi stanno simpatici i sammarinesi.

E non farei un sondaggio a Pisa e Livorno.

In ogni caso, prevedo che sarà dura arrivare fino ad ottobre, quando ad Oslo dovrebbero assegnare il nuovo Nobel per la pace (a me i norvegesi cominciano a starmi antipatici) 


Confessatevi!


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