Come costruire i contratti per rafforzare performance e disuguaglianze salariali

La rinuncia , da parte sindacale, di rimettere in discussione la performance è la madre di tutte le sventure, una rinuncia che scaturisce anche dalla subalternità culturale ed ideologica alla filosofia neo liberista e alle logiche ormai dominanti del rafforzamento di sanità e previdenza integrativa. 

Se guardiamo alla sostanza del problema il cosiddetto merito diventa negli ultimi 40 anni una sorta di luogo comune condiviso dalle parti datoriali e dal sindacato o se vogliamo un sistema di valori e di pratiche divisorie che partono dal presupposto che non possa esistere un diritto uguale per tutti\e come dovrebbe essere la erogazione del salario.

All'atto pratico la performance è stata inutile ai fini dell'accrescimento della produttività individuale e collettiva che invece scaturiscono da processi riorganizzativi e dalla innovazione.

Con i prossimi contratti nazionali  la performance sarà ulteriormente rafforzata beneficiano del plauso della parte datoriale e del sindacato.

Tanto piu' forte sarà la performance tanto piu' si rafforzerà il potere dirigenziale ma anche il ricatto ai lavoratori e alle lavoratrici con la minaccia di un voto piu' basso che impedirebbe progressioni di carriera oltre alla riduzione del salario accessorio.

Da anni ormai si introducono istituti contrattuali a favore di alcune categorie\profili sancendo nel contratto nazionale disguguaglianza di trattamento economico, ora si andrà a potenziare i livelli piu' alti attraverso le  alte professionalità e la revisione dell'ordinamento professionale facendo passare questi provvedimenti come funzionali all' ampliamento delle progressioni verticali

Altro aspetto dirimente è quello della formazione e del welfare integrativo che saranno parti salienti delle direttive Aran per il rinnovo dei contratti nel triennio 2019/2021.

La formazione dovrebbe essere obbligatoria beneficiando di una percentuale di spesa in rapporto al numero dei dipendenti costringendo cosi' gli Enti a organizzare percorsi destinati alla totalità del personale, la formazione non puo' essere a carico della forza lavoro rappresentando una necessità del datore per l'accrescimento e miglioramento dei servizi.

Per favorire invece la subalternità degli Enti pubblici all'impresa si pensa di istituire  le alte professionalità non sapendo in quale altro modo premiare le figure apicali in possesso di titoli e particolari competenze, ad esempio l'iscrizione ad albi professionali.

Nulla da obiettare in linea teorica al riconoscimento di queste figure ma siamo certi che il costo della novità non sia pagato dal mancato incremento del fondo della produttività? E perchè non prevedere a carico degli Enti , e non della contrattazione decentrata, la valorizzazione economica di queste figure professionali?

Cosa si cela allora dietro la revisione dell'ordinamento professionale? Sicuramente non percorsi di carriera destinati a gran parte del personale a partire dai livelli piu' bassi, non  a caso le direttive Aran vanno verso il contenimento delle progressioni orizzontali e verticali, le progressioni verticali sono messe sullo stesso piano di una assunzione ex novo. Non sbagliamo a credere che si voglia invece cancellare ogni residuo collegamento delle mansioni esigibili rispetto al livello di appartenenza  con la scusa di introdurre nuove professionalità, dopo anni nei quali si è fatto ricorso a consulenze esterne salvo poi scoprire che sarebbe stato preferibile avere in organico certe competenze, sarebbe stato senza dubbio piu' efficace e conveniente.

Registriamo poi una sorta di dietro front anche in materia di lavoro agile, modalità che ha determinato decurtazioni salariali ma anche risparmi per gli Enti, quei risparmi che il Sindacato dovrebbe rivendicare come accrescimento non del welfare aziendale ma del salario. Non aumenteranno le materie oggetto di contrattazione facendo credere che sia una conquista il diritto alla disconnessione o trattare su permessi individuali previsti già da leggi e contratto..

Cosa vorrà dire poi valorizzare la formazione come investimento strategico? 

La risposta si trova già nella direttiva Aran, non si stabilisce una spesa ben determinata per la formazione obbligatoria ma si punta sulla. contrattazione decentrata integrativa e sul welfare integrativo che poi porteranno solo benefici alla pensione e sanità integrativa togliendo potere alle Rsu a favore degli organismi paritetici per l'innovazione.

 


 

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