Siamo ormai a 85 secondi dalla mezzanotte nucleare
Siamo ormai a 85 secondi dalla mezzanotte nucleare
I pericoli nucleari in aumento
Il Bollettino segnala, tra le principali cause di allarme, la scadenza del nuovo trattato START, prevista per il 5 febbraio 2026. Si tratta dell’ultimo accordo ancora in vigore sul controllo degli armamenti nucleari tra Russia e Stati Uniti. A ciò si aggiungono i massicci investimenti compiuti da tutti gli Stati dotati di armi nucleari, che nel 2024 hanno superato i 100 miliardi di dollari e continuano a crescere.
L’aumento della retorica bellicista in tutta Europa, la progressiva normalizzazione dell’idea di nuove armi nucleari e il rischio di proliferazione contribuiscono ulteriormente all’aggravarsi della minaccia globale.
Preoccupazioni legittime sulla sicurezza
L’uso di armi nucleari, ovunque avvenga, produrrebbe conseguenze devastanti su scala planetaria, anche per i paesi lontani dai luoghi di detonazione. È per questo che la maggior parte degli Stati del mondo ha firmato o aderito al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW).
Il TPNW vieta esplicitamente la minaccia nucleare e offre uno spazio politico e giuridico per affrontare i rischi legati a queste armi. Riconoscendo che la deterrenza nucleare rappresenta un pericolo per la sicurezza di tutti, gli Stati parte del Trattato lavorano oltre i confini nazionali per superare le politiche di coercizione e ricatto, promuovendo un ritorno a un ordine multilaterale fondato su regole condivise.
Una ragnatela nucleare attraverso l’Europa
Sette paesi europei ospitano armi nucleari straniere. Circa cento bombe nucleari statunitensi B61 sono attualmente dislocate in Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Turchia nell’ambito degli accordi di condivisione nucleare della NATO. Gli Stati Uniti stanno inoltre schierando nuove versioni di queste armi nelle basi europee.
Si tratta di ordigni progettati per essere utilizzati in Europa, che trasformano i paesi ospitanti in piattaforme di lancio e, allo stesso tempo, in obiettivi militari. Parallelamente, la Russia ha dispiegato decine di armi nucleari tattiche in Bielorussia, inclusi sistemi missilistici in grado di colpire capitali europee in pochi minuti.
Dal punto di vista di un cittadino di Bruxelles, Berlino, Varsavia o Vilnius, le armi statunitensi in Europa e quelle russe in Bielorussia rappresentano due facce della stessa logica: ordigni nucleari schierati su suolo straniero, controllati da leader esterni e destinati a essere utilizzati sul territorio europeo.
Il Doomsday Clock ci avverte che questa impostazione, che riconsegna l’Europa al ruolo di possibile teatro di una guerra nucleare, è una delle cause principali dell’avvicinarsi della catastrofe.
Le bombe degli altri e le decisioni degli altri
Le armi nucleari statunitensi in Europa restano sotto il controllo diretto del presidente degli Stati Uniti. I paesi ospitanti forniscono basi, piloti e velivoli, assumendosi il rischio politico e umanitario, ma senza avere voce in capitolo sulla decisione finale di utilizzo.
Lo stesso accade in Bielorussia: le armi nucleari russe rimangono sotto comando russo. La popolazione bielorussa non ha alcun potere decisionale, ma subirebbe comunque le conseguenze di un eventuale attacco o di una rappresaglia.
Riportare indietro le lancette
La gravità del momento impone un’azione immediata. L’unico modo credibile per spostare indietro in modo permanente le lancette dell’orologio è stigmatizzare, proibire ed eliminare le armi nucleari attraverso il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari.
Nel 2025 il Bollettino aveva fissato il Doomsday Clock a 89 secondi dalla mezzanotte, il punto più vicino di sempre, citando i rischi nucleari, la guerra in Ucraina, il collasso del controllo degli armamenti, le nuove tecnologie, la crisi climatica e le minacce pandemiche.
Sapremo presto se i governi hanno cambiato rotta. Tutto lascia presagire che non sia avvenuto. Il messaggio è chiaro: non bisogna normalizzare una politica apocalittica.
Come ha affermato Melissa Parke, direttrice esecutiva di ICAN, l’Orologio dell’Apocalisse non è una previsione ma un avvertimento. Le armi nucleari, le guerre dall’Ucraina a Gaza, la crisi climatica e le tecnologie fuori controllo sono tutte creazioni umane, e proprio per questo possono essere fermate. Il TPNW rappresenta un percorso concreto per riportare indietro le lancette.
Esiste un modo per “riavvolgere” l’orologio
Rimuovere le armi nucleari dall’Europa è un passo essenziale. Il continente dispone già di solide basi umanitarie, giuridiche e di consenso pubblico per il disarmo. Gli Stati europei dovrebbero guidare l’universalizzazione del TPNW, la verifica degli impegni e l’assistenza alle vittime, invece di promuovere nuove ipotesi di riarmo nucleare.
È necessario che i paesi ospitanti – Bielorussia, Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia, Regno Unito e ogni eventuale futuro Stato – si impegnino a definire tempi certi per il ritiro delle armi nucleari straniere e a non accettare nuovi schieramenti. Il vero progetto europeo dovrebbe essere quello di diventare una potenza del disarmo.
Al centro l’opinione pubblica e la democrazia
In molti paesi europei, ampie maggioranze della popolazione sostengono l’adesione al TPNW e la rimozione delle armi nucleari. In Belgio, il 77 per cento della popolazione si è espresso in tal senso. In Svizzera, un sondaggio ICAN del dicembre 2025 indica che il 72 per cento dei cittadini desidera lo stesso.
Ignorare queste posizioni significa alimentare il deficit democratico denunciato dal Doomsday Clock. Riportare indietro le lancette non è solo una necessità di sicurezza globale, ma anche una scelta di democrazia e responsabilità collettiva.
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