Le pensioni ancora una volta sacrificate dalla Manovra di Bilancio
Giorno dopo giorno la Manovra di Bilancio diventa sempre più chiara nei suoi intenti e nei suoi contenuti, si capisce che è stata costruita su sgravi e detassazioni, su tagli alle scuole e alla PA e alle pensioni.
Quando poi si tocca l'argomento previdenziale iniziano i dolori, ogni governo ha detto tutto e il contrario di tutto salvo poi perseverare nell'aumento dell'età pensionabile e nella riduzione dell'assegno pensionistico.
- La legge Fornero doveva essere abolita ma è stata invece rafforzata.
- L'età pensionabile arrestata senza seguire le aspettative di vita e anche questa promessa è stata smentita.
- Le pensioni minime dovevano raggiungere i mille euro, ma restano di poco sopra i 600 euro
E ogni anno dobbiamo sorbirci il teatrino dei partiti di destra che dimenticano di essere al governo con dichiarazioni contraddittorie e miranti solo a parlare alla pancia del popolo.
E quindi?
- La riforma del 2011 resta al suo posto, tra qualche anno l'uscita dal lavoro sarà alle soglie dei 70 anni di età
- Quota 102 è stato sostituito da Quota 103 con il calcolo degli anni lavoratori con il sistema contributivo che ci fa perdere centinaia di euro. L'età poi per accedervi è stata innalzata e comunque nel 2026 Quota 103 e Opzione Donna sono state definitivamente abolite
- La rivalutazione all'inflazione delle pensioni? Hanno iniziato a renderla problematica e rivisto, in senso peggiorativo, il metodo di calcolo per le pensioni anticipate di alcune categorie del pubblico impiego, dai sanitari agli insegnanti d’asilo ai dipendenti di Regioni e Comuni.
- La promessa di accorciare i tempi di pagamento del Tfr dopo la sentenza che imponeva lo stesso trattamento nel Pubblico e nel Privato? Sono rimasti ad oggi invariati
Le pensioni nel frattempo continuano a essere il salvadanaio del Governo, quando mancano i soldi basta intervenire sul sistema previdenziale o fare qualche taglio alla PA e al welfare


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