Lavoratori pubblici: becchi e bastonati
Perchè la liquidazione, al momento della uscita dal mondo del lavoro, viene corrisposta con anni di ritardo nella Pubblica Amministrazione?
Una ulteriore beffa che stride per altro con i dettami costituzionali secondo i quali il trattamento riservato ai lavoratori pubblici e privati dovrebbe essere guidato dagli stessi principi di equità
Veniamo da troppi anni di sacrifici, tra austerità salariale, blocco delle assunzioni e della contrattazione, la perdita di potere di acquisto e di contrattazione, la lenta erosione degli organici. Per non parlare poi delle esternalizzazioni e privatizzazioni dei servizi che restano il faro guida dell'operato del Governo Meloni
Nonostante la Consulta, sentenze varie se sei un dipendente pubblico e vuoi avere la "liquidazione" in tempi accettabili devi ricorrere ai prestiti Inps, su 45 mila euro di anticipo vai pagare "solo" il 3% degli interessi pari a 1500 euro. Insomma devi essere riconoscente, e pagare di tasca tua, per avere soldi che sarebbero già tuoi per diritto acquisito, dopo una vita di sacrifici e di lavoro
E suona come la ennesima beffà la volontà dell'INPS di sospendere la erogazione degli anticipi, nonostante sentenze della Cassazione, si penalizzano i lavoratori pubblici e si calpesta la Carta Costituzionale.
E i soldi dei lavoratori trattenuti dallo Stato restano nelle disponibilità delle casse pubbliche per anni senza corrispondere un centesimo di interesse ai legittimi proprietari.
Non c'è che dire; un trattamento equo, rispettoso della Costituzione e della dignità lavorativa.
O ci sbagliamo?
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