I possibili effetti dell’attacco all’Iran

 

I possibili effetti dell’attacco all’Iran

Alle 7 della mattina di sabato 28 febbraio è scattata la non imprevista nuova aggressione militare all’Iran da parte di Israele, vero promotore dell’azione, e degli Stati Uniti che ha colpito in primis i centri del potere della Repubblica islamica a Teheran, uccidendo, fra gli altri, la Guida Suprema Alì Khamenei e colpendo una scuola elementare con oltre 100 morti.

L’attacco, di portata e violenza molto superiori rispetto a quello del giugno scorso (la Guerra dei 12 giorni), si è inevitabilmente trasformato in conflitto aperto. A morte e distruzione in Iran ha fatto seguito il contrattacco missilistico di Teheran che ha colpito basi militari Usa in Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Arabia Saudita, Iraq e Giordania e obiettivi civili e militari in Israele, causando vittime e gravi danni (carta 1).

Carta 1: gli obiettivi colpiti nella giornata di sabato 28 febbraio

Le notizie del 28 febbraio sull'attacco di Usa e Israele all'Iran |  Corriere.it

Nelle ore successive all’aggressione Teheran ha decretato la chiusura della strategica arteria dello stretto di Hormuz, colpendo anche 3 petroliere che avevano tentato di forzare il blocco il giorno dopo, dove transitano 20.000.000 di barili al giorno di greggio, equivalenti al 30% del commercio marittimo mondiale e al 20% di quello complessivo. L’attacco è avvenuto a borse chiuse ma gli analisti prevedono alla riapertura un aumento del costo del barile di greggio che già aveva chiuso venerdì 27 a 73 dollari al barile (Brent) e del Gnl, anch’esso esportato copiosamente dal Qatar in Europa, a sua volta attestatosi in chiusura della scorsa settimana a circa 32 euro al megawatt/ora sul mercato TTF di Amsterdam. Ciò avrà ricadute negative dirette sull’approvvigionamento energetico di gas e petrolio da parte di imprese e famiglie europee, già provate dai pesanti rialzi del 2021-2022, con trascinamento al rialzo anche del costo dell’energia elettrica, per la sciagurata decisione dell’Ue di agganciarne la determinazione del prezzo a quello del gas.

Le politiche espansionistiche e genocidarie di Israele in Medio Oriente, ormai profondamente destabilizzato dopo aver mosso guerra negli ultimi 2 anni e mezzo ad Hezbollah, Siria, milizie sciite in Iraq, agli Huthi in Yemen, e Gaza destrutturando l’Asse della resistenza sciita, ora sta completando l’operazione egemonica con l’Iran, la potenza regionale sciita, riuscendo a trascinarsi al seguito gli Stati Uniti di Trump.

L’Iran sta riportando pesanti distruzioni alle infrastrutture civili, militari e agli impianti di raffinazione e di esportazione del petrolio che non avranno conseguenze solo per la Repubblica islamica ma, per quanto riguarda quelle economiche, potrebbero essere di portata globale con l’Europa che ne subirà le conseguenze più gravi.

Ad ogni buon conto l’esito dello scontro militare potrebbe riservare risvolti negativi anche per gli stessi aggressori visto che gli Stati Uniti nonostante il massiccio dispiegamenti di mezzi navali e aeronautici, secondo Lucio Cracciolo avrebbe disponibilità missilistica per soli 5-7 giorni. Pertanto se le riserve missilistiche iraniane non verranno distrutte, e alla luce della consapevolezza di Teheran di una prospettiva di guerra non breve con conseguente pianificazione dell’utilizzo delle scorte, gli sviluppi non potrebbero essere quelli sperati da Israele.

La nostra prospettiva trova, peraltro, conforto nella contrarietà espressa dai servizi di intelligence statunitensi rispetto all’azione militare in questione, della quale Netanyahu è riuscito a convincere definitivamente Trump durante il suo ultimo viaggio negli Stati Uniti. Da lì l’inganno della trattiva in Oman del 27 febbraio che imponeva condizioni capestro a Teheran, vale a dire rinunciare ai missili con gittata superiore ai 300 km e al progetto nucleare anche civile con consegna dell’uranio arricchito. Quest’ultimo punto peraltro accettato dall’Iran come ha dichiarato il suo ministro degli esteri alla fine dell’incontro.

Da questa sconcertante vicenda, che riduce definitivamente ad un simulacro il diritto internazionale, emerge plasticamente l’irrilevante ruolo dell’Ue e dei suoi membri sullo scacchiere internazionale ormai di fatto confinati al ruolo di semplici comparse che ne subiscono, senza fiatare, passivamente i contraccolpi economici e non solo.

 

Andrea Vento

Primo marzo 2026

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzato

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