La denuncia del Movimento No MUOS dopo i nuovi bombardamenti in Iran
Di fronte all’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il Movimento No MUOS ha diffuso un comunicato che non lascia spazio ad ambiguità e che risuona come un grido carico di sofferenza e responsabilità civile.
Il Movimento “esprime ferma preoccupazione e condanna in merito all’attacco condotto da Stati Uniti d’America e Israele nei confronti dell’Iran, respingendo la rappresentazione dell’operazione quale intervento di ‘liberazione’”.
Parole nette, che contrastano con la retorica bellica. Parole che raccontano la consapevolezza di quanto, nella storia recente, le guerre presentate come “liberazioni” abbiano lasciato dietro di sé solo macerie, instabilità, popoli traumatizzati.
Il peso della storia e il rischio dell’escalation
“L’esperienza storica dimostra come iniziative militari di tale natura producano instabilità regionale, aggravino le tensioni internazionali e comportino il rischio concreto di un ampliamento del conflitto, con ripercussioni economiche, politiche e umanitarie di portata globale”. Questa affermazione non è un’astrazione geopolitica. È la constatazione di una ferita aperta. Iraq, Afghanistan, Libia: teatri in cui l’intervento armato ha prodotto frammentazione, migrazioni forzate, lutti incalcolabili. Ogni nuova escalation riapre quelle cicatrici, le rende ancora sanguinanti.
Il Movimento ricorda che “la promozione della pace, della democrazia e dei diritti fondamentali non può essere affidata all’escalation militare, bensì a strumenti di diritto internazionale, cooperazione multilaterale e diplomazia”. È una verità che appare quasi fragile, nel frastuono delle armi. Eppure è l’unica strada che non conduca all’abisso. Ogni missile lanciato è un passo indietro nel cammino della civiltà. Ogni bomba è una sconfitta della politica.
Il contesto giuridico internazionale
Il comunicato richiama inoltre un elemento che pesa come un macigno morale: “nei confronti del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu il Procuratore della Corte Penale Internazionale ha avanzato richiesta di mandato di arresto per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità relativi alla situazione di Gaza”.
E ancora: “presso la Corte Internazionale di Giustizia è pendente un procedimento concernente la responsabilità dello Stato di Israele ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio”.
Non si tratta di dettagli tecnici. Si tratta di diritto internazionale, di giustizia, di responsabilità. “Tale contesto giuridico internazionale impone prudenza, rigore e rispetto delle sedi competenti”, sottolinea il Movimento.
In un mondo che sembra scivolare verso la legge del più forte, il richiamo al diritto è un atto di resistenza civile. È l’idea che non tutto sia permesso, che esistano limiti, che la forza non possa sostituire la giustizia.
La Sicilia e il rischio di un coinvolgimento
Ma c’è un elemento che rende questa crisi ancora più vicina, più tangibile, più angosciante per il nostro Paese. “Le infrastrutture militari presenti in Sicilia, tra cui il sistema MUOS di Niscemi e la Naval Air Station Sigonella, rivestono -ammette un ruolo strategico nell’ambito delle operazioni statunitensi nel Mediterraneo”.
Il pensiero corre a quei territori, a quelle comunità che da anni convivono con installazioni militari imponenti. “Un loro eventuale impiego in operazioni contro l’Iran determinerebbe un coinvolgimento, anche indiretto, del territorio italiano in una dinamica di escalation dalle conseguenze imprevedibili sotto il profilo della sicurezza, della stabilità economica e degli equilibri geopolitici”.
La parola “imprevedibili” fa tremare. Perché imprevedibile significa incontrollabile. Significa rischio per la sicurezza collettiva, per la stabilità economica, per la vita quotidiana di milioni di persone.
Il Movimento spiega con chiarezza: “Si chiede pertanto al Governo italiano di riferire con tempestività e trasparenza in merito all’eventuale utilizzo delle basi militari situate nel territorio nazionale”. È una richiesta di verità. Di responsabilità. Di rispetto verso una popolazione che non può essere trascinata, nel silenzio, dentro una guerra più grande.
E ancora: “L’Italia, nel rispetto dei principi costituzionali e del diritto internazionale, non deve essere parte di iniziative che possano compromettere la sicurezza collettiva e la stabilità del Mediterraneo”.
C’è un’ultima frase nel comunicato che assume il valore di un auspicio e di un monito: “**Il Mediterraneo deve tornare a essere spazio di dialogo, cooperazione e sicurezza condivisa**”.
In questa parola – tornare – c’è tutta la nostalgia per un mare che unisce, non divide. Per una culla di civiltà che oggi rischia di diventare teatro permanente di conflitti e interessi militari.
Il dolore che attraversa questo momento storico non è solo politico: è umano. È la sofferenza delle madri, dei bambini, delle famiglie che vivono sotto la minaccia delle bombe. È la preoccupazione per un mondo che sembra smarrire la capacità di fermarsi prima del precipizio.
La geopolitica delle macerie non può essere il nostro orizzonte. Non possiamo accettare che il linguaggio della guerra sostituisca quello della diplomazia. Non possiamo rassegnarci all’idea che la sicurezza nasca dalla distruzione.
In un tempo segnato da conflitti e paure, la voce del Movimento No MUOS si leva come un appello alla coscienza collettiva: fermare l’escalation, rispettare il diritto internazionale, restituire al Mediterraneo la sua vocazione di ponte tra i popoli.
Perché ogni guerra comincia con una decisione politica, ma finisce sempre con il dolore degli esseri umani. E quel dolore, oggi, è già troppo grande.
Di seguito pubblichiamo il comunicato del Movimento No MUOS
Il Movimento No MUOS esprime ferma preoccupazione e condanna in merito all’attacco condotto da Stati Uniti d’America e Israele nei confronti dell’Iran, respingendo la rappresentazione dell’operazione quale intervento di “liberazione”.
L’esperienza storica dimostra come iniziative militari di tale natura producano instabilità regionale, aggravino le tensioni internazionali e comportino il rischio concreto di un ampliamento del conflitto, con ripercussioni economiche, politiche e umanitarie di portata globale. La promozione della pace, della democrazia e dei diritti fondamentali non può essere affidata all’escalation militare, bensì a strumenti di diritto internazionale, cooperazione multilaterale e diplomazia.
Si richiama inoltre l’attenzione sul fatto che nei confronti del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu il Procuratore della Corte Penale Internazionale ha avanzato richiesta di mandato di arresto per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità relativi alla situazione di Gaza. Presso la Corte Internazionale di Giustizia è inoltre pendente un procedimento concernente la responsabilità dello Stato di Israele ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Tale contesto giuridico internazionale impone prudenza, rigore e rispetto delle sedi competenti.
Il Movimento sottolinea altresì che le infrastrutture militari presenti in Sicilia, tra cui il sistema MUOS di Niscemi e la Naval Air Station Sigonella, rivestono un ruolo strategico nell’ambito delle operazioni statunitensi nel Mediterraneo. Un loro eventuale impiego in operazioni contro l’Iran determinerebbe un coinvolgimento, anche indiretto, del territorio italiano in una dinamica di escalation dalle conseguenze imprevedibili sotto il profilo della sicurezza, della stabilità economica e degli equilibri geopolitici.
Si chiede pertanto al Governo italiano di riferire con tempestività e trasparenza in merito all’eventuale utilizzo delle basi militari situate nel territorio nazionale. L’Italia, nel rispetto dei principi costituzionali e del diritto internazionale, non deve essere parte di iniziative che possano compromettere la sicurezza collettiva e la stabilità del Mediterraneo.
Il Mediterraneo deve tornare a essere spazio di dialogo, cooperazione e sicurezza condivisa.
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