Perchè contestare una fiera di libri?

 


Dalla Palestina a Pisa per studiare all'università ma sui social viene riempita di insulti, questa è la realtà del nostro territorio che va ben oltre l'autoreferenzialità tanto cara a sinistra, la narrazione della Pisa antirazzista, della tifoseria di sinistra, della solidarietà diffusa.

 Fare i conti con i fatti significa scoprire un'altra città lontana invece anni luce dalla solidarietà, ben presente nei settori popolari e per nulla obiettiva davanti alle tragedie della guerra. 

Saranno odiatori da social, smanettatori inconcludenti ma questa è la realtà con la quale fare i conti. E se vogliamo essere obiettivi ragioniamo anche del Book festival, di quante realtà si sono tenute lontane da questa garbata contestazione. 

Perchè un evento come il Book poteva essere dedicato ai paesi in guerra, ai popoli che la subiscono, alle voci spesso isolate a favore della pace. Avere dedicato la tre giorni all'Ucraina mentre nella UE si parla degli ennesimi finanziamenti a Kiev, ad integrare la difesa ucraina nel sistema militare europeo e Nato, non avere fatto parola dei sindacati, dei partiti e delle realtà in quel paese perseguitate, incarcerate e messe fuori legge ci sembra una scelta di campo ben definita.



 Forse questa scelta la vediamo solo noi o viene sminuita da quanti non colgono il nesso tra i sostenitori dell'attuale Ucraina che poi sono anche dalla parte di Israele, a forza di essere autoreferenziali si legge poco e quei collegamenti, in apparenza scontati, diventano invece ardui.

Siamo la città nella quale la cultura è relegata al Medioevo dimenticando secoli di storia, in cui i luoghi della cultura sono chiusi o aperti per poche ore al giorno, dove gli spazi sono dati per eventi a pagamento ma non per la socialità disinteressata, per la cultura non omologata allo status quo.

In quale città viviamo allora?



Queste le ragioni per le quali siamo orgogliosi di avere manifestato

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