Terra, Capitale e Diritti Negati: La Disputa tra i Mapuche e la Famiglia Benetton in Patagonia
Terra, Capitale e Diritti Negati: La Disputa tra i
Mapuche e la Famiglia Benetton in Patagonia
Attività realizzata con il
professore Vento
In classe abbiamo affrontato il
tema del modello di sviluppo estrattivista in America Latina con i relativi
impatti economici, sociali e ambientali. Come approfondimento in tema di
conflitti socio-ambientali abbiamo visionato la videoinchiesta di Report “Terra
madre” realizzata dal giornalista Giuliano Marrucci riguardante le terre
acquisite dalla famiglia Benetton nella Patagonia argentina.
https://www.raiplay.it/video/2020/04/madre-terra---report-
Vicenda e contenuti
La questione
dell'occupazione delle terre indigene in Patagonia da parte di grandi
multinazionali e latifondisti rappresenta uno dei conflitti socio-ambientali
più complessi e controversi dell'era contemporanea. Al centro di questo scontro
c’è il confronto tra il popolo Mapuche, che rivendica la propria appartenenza
storica ed identitaria al territorio, e la famiglia Benetton, proprietaria di
vasti appezzamenti di terreno gestiti attraverso sette grandi tenute agricole.
Questa vicenda solleva interrogativi cruciali sulla legittimità della proprietà
privata rispetto ai diritti fondamentali, sulle responsabilità ambientali delle
grandi imprese e sulla condotta delle istituzioni statali.
1. L'Eredità
Storica e l'Origine del Latifondo
Storicamente, i
Mapuche hanno opposto una ferrea resistenza prima alla colonizzazione spagnola
per 300 anni e successivamente per altri 60 anni agli Stati nazionali di Cile e
Argentina che volevano conquistare l’estremità meridionale del Cono Sud. La
cosiddetta "campagna di riappacificazione dell'Araucanía" (1861-1883) da parte del Cile e la “Conquista
del deserto” (1970-1884) da parte dell’Argentina si rivelarono nei fatti una
drammatica repressione che portò all'espropriazione delle terre indigene, poi
trasformate in latifondi per ricompensare e favorire pochi grandi proprietari.
Sebbene le leggi
argentine inizialmente cercassero di limitare un'eccessiva concentrazione
terriera, vari passaggi di proprietà, tra cui l’intestazione a prestanome e
successivamente l'acquisto da parte della famiglia Benetton, hanno portato
all'accumulo di ben 900.000 ettari di terreno. Una concentrazione che supera i
limiti originariamente previsti dalla legge argentina e che ha sottratto spazio
vitale alle comunità locali.
2. Impatto
Socio-Economico e Conseguenze Comunitari
L'espansione e
la chiusura dei confini delle tenute private hanno alterato gli equilibri
socio-economici della regione. L'impossibilità per gli allevatori indigeni di
accedere liberamente ai fiumi, ai pascoli tradizionali e alle vie di transito
ha generato condizioni di vita estreme. Molti abitanti sono stati costretti
all'emigrazione verso i centri urbani come Bariloche, trovandosi catapultati
dalle proprie terre d'origine a contesti periferici urbani degradati,
caratterizzati da disoccupazione, alcolismo e marginalità sociale.
In risposta a
ciò, alcune famiglie e gruppi di attivisti hanno avviato iniziative di recupero
territoriale (come l'insediamento del 2015 vicino ad un lago locale) per
riaffermare la propria identità, la propria cultura a contatto con la natura e
il proprio diritto all'autodeterminazione.
3. Tensioni
Politiche, Repressione e la Scomparsa di Santiago Maldonado
Il conflitto ha
raggiunto livelli di altissima tensione politica e mediatica con l'intervento
delle forze dell'ordine e dell’esercito. Caso emblematico è stato quello di
Santiago Maldonado, un giovane attivista di 28 anni scomparso nell'agosto 2017
durante un'operazione delle forze di sicurezza nei territori dei Benetton. Il
suo corpo è stato ritrovato 78 giorni dopo in un fiume poco distante dal luogo
della scomparsa; pur dichiarando la polizia un decesso per annegamento senza
segni diretti di violenza, le dinamiche della vicenda e i legami di favore tra
gli alti vertici dello Stato (come il presidente Mauricio Macri) e la proprietà
Benetton hanno sollevato forti dubbi sull'imparzialità delle indagini e sulla
tutela dei diritti umani. Analogamente, l'uccisione del giovane falegname mapuche
Rafael Nahuel nel novembre 2017 ha ulteriormente esacerbato le proteste.
4. Scontro
Ideologico: Capitalismo vs Preservazione Ecosistemica
Questo scontro
porta a due visioni del mondo radicalmente differenti:
* La visione
capitalistica: Basata sul diritto di proprietà privata, sul profitto e sullo
sfruttamento delle risorse territoriali, spesso sostenuta da stati che tentano
di disconoscere la presenza storica indigena.
* La visione
Mapuche ed ecologista: Basata sulla preservazione del pianeta, sull'equilibrio
spirituale e culturale dell'ecosistema e sulla lotta contro il
"terricidio" (la distruzione sistematica dell'ambiente).
Nonostante siano
state create norme e leggi volte a indagare sulla legittimità delle proprietà
terriere, esse rimangono troppo spesso inapplicate "sulla carta",
mentre i proprietari declinano ogni responsabilità etica e penale.
Le mie
conclusioni
Le vicende della
Patagonia ci pongono di fronte a una realtà amara: spesso i profitti di poche
grandi famiglie o multinazionali contano più della memoria storica, della
dignità culturale e della vita di intere comunità indigene.
La storia dei
Mapuche e degli attivisti che si battono per la terra non è semplicemente una
contesa locale su dei confini geografici, ma è uno specchio dei grandi
paradossi del nostro presente.
Da un lato
celebriamo i concetti di sostenibilità e difesa dell'ambiente, dall'altro
tolleriamo che enormi fette di pianeta vengano sottratte a chi per secoli le ha
custodite senza distruggerle.
È inaccettabile
che nel ventunesimo secolo la difesa della natura e delle proprie radici debba
costare la vita a giovani come Santiago Maldonado o Rafael Nahuel. Questa
vicenda dimostra che la vera "sostenibilità" non si misura con le
campagne pubblicitarie dei marchi di moda, ma con la capacità reale di
rispettare i diritti umani, di fermare l'accaparramento delle terre e di
riconquistare un equilibrio con l'ecosistema in cui viviamo.
Antonio Nasi 2B AFM
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