No alla retorica militarista, no all'economia di guerra

 


Una piazza composita, senza primogeniture di sorta quella lanciata dall'Osservatorio Pisano per contestare la retorica militarista del 4 Novembre e l'economia di guerra, per denunciare la sottrazione di crescenti risorse dalla sanità e dall'istruzione per incrementare la spesa militare all'interno della Legge di Bilancio 2027.

A seguire uno stralcio dell'intervento di Federico Giusti delegato Cub e attivista  del nodo pisano dell'Osservatorio

La nostra piazza è una piccola risposta alla retorica di guerra ai revisionismi storici, all'aumento delle spse militari, a quella economia di guerra che sistematicamente dissangua il nostro welfare. Siamo davanti a un ecosistema di saperi che prevede un modello di finanziamento delle ricerca distribuendo risorse pubbliche e private ove maggiori sono i margini di profitto e di investimento, la fatidica libertà e autonomia della ricerca è ormai una rivendicazione astratta per come si vanno intrecciando ricerca, scuole, università e aziende del comparto universitario. Non si tratta di denunciare, e dobbiamo farlo, singole collaborazioni, l'ingresso delle imprese di guerra e delle loro Fondazioni nelle scuole e negli atenei, siamo decisamente avanti nella costruzione di un modello che supererà la classica distinzione tra civile e militare e perfino la stessa nozione di tecnologia duale. 

Un libro da poco edito analizza il rapporto sempre più stretto tra guerra, mercato e sapere, nel corso degli anni abbiamo visto privilegiare alcune materie e percorsi di studio, influenzare anche i meccanismi distributivi dei fondi di ricerca, promuovere una costante opera di persuasione da parte di militari di ogni ordine e grado. Le università e le scuole occupate siano il banco di prova di questa rinnovata capacità di leggere la realtà senza limitarsi alle narrazioni autoreferenziali, iniziamo ad esempio dalla Legge di Bilancio che accresce le spese militari in deroga ai tetti di spesa con il benestare di Bruxelles sempre più coinvolta nella promozione dell'economia di guerra.

Se l'ecosistema dei saperi definisce i nuovi ruoli e assetti dell'istruzione e del mondo della conoscenza, contemporaneamente le scuole e le università diventano anche terreno fertile per le dinamiche repressive, per applicare nuovi reati e nuove sanzioni a carico dei movimenti giovanili. Il comando sulla ricerca, sul sapere scientifico e sul mondo del lavoro necessita di dare impulso all'economia di guerra, la prossima legge di Bilancio sottrarrà risorse all'istruzione e alla sanità gettando le basi per nuovi processi di privatizzazione.

E questa piazza sia quindi luogo di discussione e ricomposizione contro l'economia di guerra


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