La politica delle smancerie

 

La politica delle smancerie


 di Tiziano Tussi



Pare che i passi politici debbano dimostrarsi attraverso un abbraccio o un simulato bacio sulla guancia di saluto fraterno. L’embrassons nous è diventato la cartina di tornasole per cercare di capire come vanno le relazioni tra due Paesi o tra due mondi. Se il trasporto è gelido, come ha dette la nostra premier recentemente, oppure entusiasta, con pacche sulla schiena e sulle mani, sulle spalle, allora vuole dire che l’intesa è salda, questo pare sia il discrimine che ora va più di moda,  senza arrivare al bacio sulle labbra di sovietica memoria, e senza arrivare all’inginocchiamento ripetuto del presidente dell’Albania, che forse perché troppo alto si deve genuflettere per mettersi al livello di altri leader, sempre la nostra premier, che si avvale di un camminata, un outfit ed un parrucchiere di livello, che la fa sembrare sempre come appena uscita da una seduta nel centro estetico. Il suo bel portamento le consente anche di gigioneggiare tra i potenti della terra. 

Cosa manca? Evidentemente manca l’aspetto strutturale della condotta politica. Non ci possiamo ricordare di tanta smanceria nei decenni passati. Che questa sia la seconda o la terza repubblica, seguiamo la corrente di vuota retorica, non conta. Conterebbe di più una capacità di farsi ascoltare e di cercare di imporre rapporti razionali in Europa e nelle dispute internazionali. Cosa che non pare stia avvenendo. E perciò allora si dà la stura ad atteggiamenti esteriori di piacioneria e gigioneria per scambiare una capacità di dialettica politica con un portamento piacione che serve per fare scrivere sui quotidiani ed in rete le inutilità più varie, la dura fattualità resta tale e quale.

 Una politica del piacere estetico che ha completamente preso il posto dei valori etici che un politico dovrebbe perseguire. Ed ecco perché allora assistiamo a guerre che non finiscono mai veramente, a paci che sono intrecciate da atti ostili, da dichiarazioni che lisciano il pelo all’ignoranza collettiva senza arrivare a risolvere nulla. 

In Italia, ad esempio, la maggioranza di governo e l’opposizione ci dicono in modo asimmetrico le stesse cosa: per i primi va tutto ben, per i secondi nulla va bene. Ma se si volesse poi scendere sul terreno materiale, reale, di queste raffermazioni troveremmo niente. Così come affermare che il governo attuale ha fatto quello che gli altri governi, tutti assieme, non hanno mai fatto, ogni atto va bene, mentre chi lo critica dice esattamente il contrario, senza una ragione guidata dalla razionalità per entrambe, ci costringe a tergiversare verso gli uni o gli altri, oppure a comportarci come critici radicali di queto modo di fare e, ad esempio, non votare più. Così come accade sempre più spesso per sempre più spezzoni di elettori. Il tutto rimane così nelle mani di un ristretto e tra poco neppure maggioritario gruppo di aficionados degli uni e/o degli altri. 

I Paesi sprofondano, i popoli pure. Poi fasicamente si dice: ma guarda questi americani come fanno a vorare per Trump? Ma guarda questi francesi come fanno a votare per Macron o Le Pen? Ma guarda questi inglesi come fanno a seguire ancora i due partiti tradizionali, oppure a farsi incantare da sparapalle che debbono dirne sempre di più grosse per cercare una eco ridonante? Ma guarda gli italiani come fanno ad essere ancora presi da Meloni e soci oppure dal Vannacci di turno? Insomma, una discesa agli inferi della politica e perciò dell’economia e perciò della distruzione di una socialità sopportabile, equilibrata, per quanto possibile? 

Tutto parte dalle pacche sulle spalle, dai baci che si scambiano non appena si incontrano per un meeting internazionale, dalla fortuna o sfortuna di piacere oppure di essere insoddisfatti, che traspare dalla postura dei corpi e dalla vicinanza al tavolo della cena di chiusura di un vertice. Immaginiamoci Moro con comportamenti simili, oppure Togliatti, oppure De Gasperi, la mezza pera di Einaudi, presidente della Repubblica italiana. Atteggiamenti simili alle attuali smancerie nel momento apicale della divisione del mondo in sfere di influenza, cosa non da poco, del trittico Churchill, Roosevelt, Stalin. Impensabile.

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