Attualizzare la scuola come comunità educativa, per un percorso in-formazione

 Attualizzare la scuola come comunità educativa, per un percorso in-formazione 

di Laura Tussi



Oggi la scuola si trova al centro di trasformazioni profonde: digitalizzazione accelerata, pluralità culturale, nuove fragilità giovanili, crisi del rapporto educativo tradizionale e una crescente richiesta di competenze non solo cognitive, ma anche emotive, relazionali e civiche. In questo scenario, la normativa scolastica non può essere ridotta a un insieme di adempimenti burocratici, ma va interpretata come strumento vivo di riflessione e di orientamento pedagogico.

Pur collocandosi nel contesto delle riforme sull’autonomia scolastica, il tema della partecipazione attiva alla propria formazione da parte degli allievi conserva una forte attualità perché propone una visione della scuola come comunità formativa, capace di rinnovare la propria identità professionale, di dialogare con il territorio e di mettere realmente al centro la persona in apprendimento. Una scuola che non si limita a istruire, ma che forma nel senso pieno del termine: accompagna, orienta, include, responsabilizza.

Riflessioni sulla normativa

La normativa scolastica risulta significativa per l’operatore educativo solo se viene acquisita come occasione di riflessione sui contenuti che propone e sulle pratiche che rende possibili. Essa diventa realmente formativa quando contribuisce a modificare il modo di porsi all’interno dell’istituzione, migliorando le modalità di comunicazione, di insegnamento, di apprendimento e di trasmissione dei saperi.

In questa prospettiva, la scuola è chiamata a promuovere il successo formativo di ogni studente, inteso non come semplice rendimento, ma come sviluppo equilibrato di capacità, competenze e abilità. L’obiettivo è stimolare il saper essere e il saper fare, in un’ottica di flessibilità e centralità della persona, favorendo l’imparare ad imparare come competenza chiave per tutta la vita.

La normativa, dunque, deve rispondere a interrogativi fondamentali: l’identità della scuola come organizzazione educativa, il legame imprescindibile con il territorio, la necessità di non perdere il contatto con la complessità della vita quotidiana e sociale. Non serve una lettura superficiale delle disposizioni, ma un’analisi condivisa che consenta a docenti e studenti di riflettere insieme sull’esperienza scolastica.

La dimensione comunitaria e collegiale

La scuola vive e cresce attraverso il lavoro collegiale: nel collegio docenti, nel gruppo classe, nella comunità educante. È qui che si costruiscono il senso di appartenenza, la dimensione creativa e il potenziale trasformativo della collaborazione. Lo studente – bambino, adolescente o adulto – va considerato innanzitutto come persona, con bisogni formativi differenziati, stili di apprendimento diversi e una propria storia emotiva e cognitiva.

Ripensare la didattica in chiave flessibile e organizzativa significa anche ridefinire l’identità professionale del docente: una professionalità vigile, riflessiva, progettuale, aperta al cambiamento e capace di affrontare le transizioni e le trasformazioni interne al sistema scolastico.

La scuola di tutti e per tutti

La scuola italiana è attraversata da processi di trasformazione rapidi e spesso inevitabili. Anche in assenza di riforme, la realtà sociale imporrebbe cambiamenti profondi: lo sviluppo delle tecnologie digitali, l’estensione delle reti telematiche, la globalizzazione, l’integrazione europea richiedono un’istituzione scolastica capace di innovare.

Ciò significa riconoscere e valorizzare non solo le dimensioni cognitive e intellettuali, ma anche quelle emotive, umane e metacognitive degli studenti. Accanto al pensiero convergente – analisi, sintesi, acquisizione di informazioni – va promosso il pensiero divergente, fondato su intuizione, creatività e capacità di produrre risposte originali.

La scuola deve orientare tutti gli studenti, senza discriminazioni di genere, religione o cultura, verso un successo formativo autentico, necessario non solo per l’inserimento nel mondo del lavoro, ma per affrontare la complessità dell’esistenza. Servono flessibilità, competenze, abilità e una solida capacità di gestione emotiva del proprio pensiero.

Ai dirigenti scolastici e agli insegnanti, elementi cardine del sistema, si richiede oggi di coniugare passione e competenze disciplinari con progettazione educativa, organizzazione, apertura ai nuovi saperi e agli scambi interistituzionali, anche a livello europeo e internazionale.

Autonomia, progettazione e responsabilità

L’autonomia scolastica, sancita dalla legge 59/97 e dal DPR 275/99, rappresenta una risorsa fondamentale per rinnovare la professionalità docente, che si arricchisce del ruolo di ricercatore e progettista. La coerenza tra quanto dichiarato nel Piano dell’Offerta Formativa e quanto praticato quotidianamente nella relazione educativa diventa il vero banco di prova della qualità della scuola.

Non si tratta di cancellare il passato, ma di procedere per piccoli passi, valorizzando le pratiche che hanno dimostrato efficacia e interrogandosi sugli aspetti ancora fragili. La ricerca educativa deve sostenere scelte professionali consapevoli, fornendo strumenti adeguati per costruire curricoli flessibili, interdisciplinari e realmente orientati alla persona

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