Sviluppo e trasformazione della Cina contemporanea
Sviluppo e trasformazione della Cina contemporanea
Dalla nascita della Repubblica
Popolare a seconda potenza economica mondiale
La
storia della Repubblica Popolare Cinese rappresenta uno dei processi di
trasformazione più significativi dell’età contemporanea. In poco più di
settant’anni, la Cina è passata dall’essere un Paese arretrato e prevalentemente
rurale a una delle principali potenze economiche e geopolitiche mondiali.
Questo percorso non è stato lineare, ma si è sviluppato attraverso fasi
diverse, ciascuna caratterizzata da scelte politiche ed economiche che hanno
inciso profondamente sulla società cinese.
Quando nell’ottobre del 1949 Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare, la Cina usciva da un lungo periodo di guerre civili e invasioni straniere iniziato con la prima guerra dell’Oppio (1839-42) e passato alla storia come “secolo dell’umiliazione”. L’economia era arretrata, la maggior parte della popolazione viveva nelle campagne e le infrastrutture erano quasi inesistenti. La priorità del nuovo governo comunista fu quindi quella di ricostruire il Paese e creare un sistema economico in grado di intraprendere lo sviluppo. L’era maoista fu caratterizzata da un’economia pianificata, dalla collettivizzazione dell’agricoltura e da un forte impulso all’industrializzazione pesante.
Nonostante gravi errori, come il Grande Balzo
in Avanti e profondi sconvolgimenti interni come la “Rivoluzione culturale”
questo periodo portò anche risultati importanti: l’alfabetizzazione si diffuse
rapidamente, vennero poste le basi di un sistema sanitario pubblico e la
speranza di vita aumentò da 35 a 65 anni.
La
svolta decisiva avvenne però nel 1978, quando Deng Xiaoping avviò un ampio
programma di riforme economiche. L’obiettivo era introdurre elementi di mercato
all’interno del sistema socialista, aprendo la Cina agli investimenti stranieri
e consentendo la nascita di imprese private. Le prime Zone Economiche Speciali,
create nelle città costiere, divennero veri e propri laboratori di
sperimentazione, in cui si testavano nuove forme di produzione e di
collaborazione con aziende straniere. Anche l’agricoltura venne profondamente
riformata: pur mantenendo la proprietà pubblica della terra, ai contadini fu
concesso il diritto d’uso e la possibilità di vendere parte del raccolto, con
un immediato aumento della produttività e dei redditi delle aree rurali.
Negli
anni successivi, la Cina accelerò ulteriormente il processo di apertura e
modernizzazione. Molte imprese statali furono ristrutturate o privatizzate, il
mercato del lavoro venne progressivamente liberalizzato e il settore
immobiliare conobbe un’espansione senza precedenti.
L’ingresso
nel WTO nel 2001 segnò l’integrazione definitiva della Cina nell’economia
globale: il Paese divenne una delle principali destinazioni delle
delocalizzazioni industriali e si affermò come la “fabbrica del mondo”. La
crescita economica raggiunse livelli straordinari, spesso superiori al 10%
annuo, permettendo alla Cina di divenire la seconda potenza economica mondiale
nel 2010 (grafico 1).
Questo
sviluppo ebbe effetti profondi sulla società. Da un lato, circa 850 milioni di
persone sono uscite dalla povertà estrema, un risultato senza precedenti nella
storia dell’intera umanità. Le città si sono espanse rapidamente tramite
una accurata pianificazione urbana, è emersa una vasta classe media urbana e
sono nati colossi tecnologici capaci di competere con le grandi aziende
occidentali. Dall’altro lato, le disuguaglianze sono aumentate: il divario tra
città e campagne, tra regioni costiere e interne e tra ricchi e poveri è
diventato sempre più evidente. Il coefficiente di Gini, che misura la
disuguaglianza, è cresciuto per decenni, mentre si formava una nuova élite di
miliardari, i cosiddetti “nuovi ricchi”.
Con l’arrivo al potere di Xi Jinping nel 2012, la Cina ha inaugurato una nuova fase. Il Partito Comunista ha rafforzato il proprio controllo sulla società e sull’economia, puntando a consolidare il modello cinese e a renderlo più sostenibile nel lungo periodo. Programmi come la “Nuova normalità” e “Made in China 2025” mirano a modernizzare l’apparato produttivo e a sviluppare tecnologie autonome, mentre la politica della “prosperità comune” tramite l’aumento dei salari e degli stipendi è riuscita a ridurre le disuguaglianze interne a partire dal 2015 e a rafforzare la domanda interna.
Allo stesso tempo, la Cina ha ampliato la sua presenza
internazionale attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative,
il più imponente progetto infrastrutturale mai realizzato noto in Italia col
nome di “Nuove vie della seta”, e la fondazione a organismi come i BRICS, la
SCO (Shangai Cooperation Organization) e l’AIIB (Asian Infrastructure
Investment Bank, assumendo un ruolo sempre più centrale nella costruzione di un
ordine mondiale multipolare.
Grafico
1: la variazione annua del Pil cinese fra 1978 e 2018
Nel complesso, il modello cinese si basa su un equilibrio particolare tra mercato e controllo politico: un’economia dinamica e aperta agli investimenti, ma guidata da una forte presenza dello Stato e da una leadership politica che mantiene il primato sulle scelte economiche.
Questo sistema ha permesso al Paese di
crescere rapidamente e di migliorare le condizioni di vita di centinaia di
milioni di persone, pur lasciando aperte sfide importanti come l’invecchiamento
della popolazione, la gestione del fisiologico rallentamento della crescita, la
trasformazione dell’apparato produttivo verso il settore Hi-tec e le tensioni
internazionali che caratterizzano l’attuale fase geopolitica.
La
storia della Repubblica Popolare Cinese dimostra come un Paese possa
trasformarsi profondamente grazie a scelte politiche mirate, capacità di
adattamento e una visione strategica di lungo periodo. La Cina di oggi è il
risultato di un percorso complesso, fatto di successi, contraddizioni e sfide
ancora aperte, che continua a influenzare in modo decisivo gli equilibri
globali.
ADAM AMDIAZE
2 A AFM
I.T.E PACINOTTI PISA
Attività del Progetto Contemporanea..mente
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