Trump arbitro assoluto della stabilità neocoloniale?

 

Un acronimo che suona come un tonfo e che descrive perfettamente la parabola di un’egemonia in crisi terminale. In questo statuto, dove Trump si autoproclama arbitro assoluto della "stabilità" mondiale, la pace diventa un dispositivo di conquista. Se non produci pace secondo i parametri del mercato, la pace ti viene imposta dall'esterno. A grappolo, se serve.

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Yesterday's Papers: BOP! Il suono della Pace Coloniale di Michela Arricale

Dalle macerie di Gaza — dove il genocidio prosegue sotto il nome di "tregua" — ai nuovi spostamenti di truppe verso l’Iran, il copione non cambia.

Smontiamo la meccanica del regime change standardizzato, tracciando un parallelo tra Teheran e la resistenza del Venezuela bolivariano. 

La tattica è la stessa: delegittimare le istituzioni di difesa (dai Pasdaran alle FANB), fabbricare "avatar" politici nei salotti di Washington e attendere il collasso.

Ma c'è una differenza materiale: mentre il Venezuela ha blindato la sovranità con l'unione civico-militare e la dignità delle comunas, l'Iran affronta una pressione che punta alla decapitazione tecnologica e al sabotaggio interno.

 In mezzo, l'insensatezza di un'opposizione inventata che invoca le bombe sul proprio giardino e la pretesa assurda di trasformare l'arbitrio imperiale in procedura legale. 

Un’analisi necessaria per capire che la sovranità popolare non è un feticcio, ma l’ultima linea di difesa contro la "pace" dei padroni.

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