Voce dalla Palestina
Voce dalla Palestina
di Linda Pruneti
Il racconto di una testimone
Venerdì 6 marzo, in classe abbiamo avuto l’opportunità di
ascoltare Shahd Khader, una ragazza di 24 anni che ha vissuto in Cisgiordania e
che ci ha raccontato cosa significhi vivere in una terra sotto occupazione. Insieme
al professor Giorgio Gallo, Shahd ha spiegato che la sua missione non
riguardava solo la politica, ma la dignità delle persone, in particolare delle
donne. Attraverso la sua associazione, Working Women Society for Development, lavora
per promuovere il ruolo della donna nella società palestinese, cercando di far
partire il suo racconto da lontano, dagli accordi di Oslo firmati tra l’OLP e
Israele, che avrebbero dovuto portare la pace, ma col tempo hanno finito per
dividere la Cisgiordania in 3 aree.
Inoltre, dal 1947 al 2011, Shad ci ha fatto vedere in quanto
poco tempo “l’area verde” che corrisponde alla Cisgiordania, effettivamente si
stava ritirando sempre di più, E ora è diventato un Paese sempre meno unito,
frammentato in tante piccole isole separate da muri, vie di comunicazione ad
utilizzo esclusivo dei coloni israeliani e posti di blocco.
Questa frammentazione si trasforma in una pressione
psicologica costante che inizia appena si esce di casa. Shad ci ha descritto
con molta precisione la realtà dei checkpoint, questi punti di controllo
militare che si trovano ovunque e che trasformano un viaggio di pochi
chilometri in un’attesa infinita.
Essere fermati e perquisiti dai soldati è la normalità per un
giovane palestinese; non sai mai se quel giorno ti sarà permesso di andare
all’università o al lavoro, e questa è una brutta incertezza.
Il controllo però, non si ferma alle strade: Shad ha parlato
dei raid improvvisi che avvengono nelle città e nei villaggi, spesso nel cuore
della notte, quando i soldati entrano nelle case rompendo il silenzio e la
privacy delle famiglie. E’ un sistema che serve a mantenere uno stato di paura
perenne, nel quale nessuno si sente mai al sicuro nemmeno tra le proprie mura
domestiche.
Un altro punto centrale e molto doloroso che ha raccontato è
stato quello degli arresti e delle prigioni. ci ha spiegato che esiste un
sistema ereditato da vecchie leggi che permettono alle autorità di arrestare
persone senza un motivo reale o un’accusa precisa.
Molti ragazzi della sua età finiscono in carcere senza motivo
in quella che viene chiamata detenzione amministrativa. Sono strategie che
servono a spezzare le volontà dei giovani e privarli del loro tempo, rinchiudendoli
in quelle celle a lungo.
Tutto questo insieme di restrizioni, perquisizioni e minacce
crea un clima di soffocamento continuo. Eppure, nonostante questa realtà così
dura, Shad continua a lottare per la sua associazione, convinta che parlare di
ciò e unire le forze, specialmente tra donne, sia l’unico modo per non
soccombere alla violenza e per sognare un futuro dove non ci siano più tutte
queste paure.
Attività del progetto Contemporanea..mente
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