La Grammatica della Guerra: Leva, Territorio e Scuola

 Una mostra antimilitarista con Anpi di Firenze e con il Coordinamento Antifascista Q4. La Grammatica della Guerra: Leva, Territorio e Scuola 

 di Laura Tussi



Il Coordinamento Antifascista Q4 di Firenze ha organizzato una mostra antimilitarista con vari articoli pubblicati su FarodiRoma. La mostra è allestita in una saletta del circolo Arci 25 Aprile in via Bronzino 117 Firenze, sede anche della sezione POTENTE dell’ANPI

Il panorama geopolitico contemporaneo sta imponendo una profonda rivalutazione degli spazi pubblici, democratici e formativi in funzione di una strisciante economia di guerra. Di fronte al conflitto russo-ucraino e all’allineamento dei paesi dell’Unione Europea verso un progressivo aumento delle spese militari e della prontezza operativa, la resistenza culturale si fa urgente. In questo contesto, l’iniziativa del Coordinamento Antifascista Q4 presso il Circolo Arci 25 Aprile e la sezione ANPI “Potente” di Firenze non è solo un atto di testimonianza, ma un laboratorio di contro-narrazione politica. Attraverso gli articoli pubblicati su FarodiRoma, è possibile mappare le tre direttrici di questa nuova offensiva militarista: la gestione giuridico-ideologica del corpo sociale (la leva), la ridefinizione strategica delle città (la Caserma Predieri) e il tentativo di penetrazione culturale nei luoghi della formazione (le scuole).

Un primo nodo cruciale riguarda il ritorno mediatico e politico del dibattito sulla coscrizione. Come opportunamente analizzato nell’articolo “La leva sospesa e l’illusione della pace: perché la macchina della coscrizione non è mai stata smantellata”, la legge Martino del 2004 non ha mai abolito il servizio militare obbligatorio, ma ne ha semplicemente decretato la sospensione. Questo dettaglio giuridico, spesso ignorato dal grande pubblico, si rivela oggi un’arma a doppio taglio nelle mani dei governi. La proposta di riforma o di riattivazione di forme di leva non nasce da un vuoto legislativo, ma dalla riattivazione di un dispositivo pronto all’uso, concepito per rispondere rapidamente alle direttive di una dottrina difensiva europea sempre più aggressiva e integrata.

La critica antimilitarista svela così la finzione della “scelta volontaria”, mostrando come lo Stato mantenga intatta la facoltà di mobilitare i propri cittadini di fronte alle crisi sistemiche del capitalismo globale e dei blocchi geopolitici.

Questo processo di mobilitazione non è solo teorico o legislativo, ma si materializza fisicamente nei territori che abitiamo. L’esempio di Firenze è emblematico di quella che nell’articolo “Dalla città di La Pira all’hub della NATO: il destino militare della Caserma Predieri” viene definita come la progressiva riconfigurazione strategica degli spazi urbani. Firenze, storicamente legata all’eredità di pace, dialogo internazionale e disarmo promossa da Giorgio La Pira, si trova oggi a ospitare il comando della Divisione “Vittorio Veneto” e un quartier generale di rilevanza strategica per lo scacchiere del Sud Europa della NATO. Questa metamorfosi non è indolore: la trasformazione della Caserma Predieri in un centro decisionale ad alto potenziale bellico inserisce direttamente il capoluogo toscano dentro la mappa dei bersagli e delle logiche di guerra. La reazione del Coordinamento Antifascista Oltrarno mette in luce proprio questo cortocircuito: la memoria partigiana e l’antifascismo storico diventano lo strumento primario per rifiutare la normalizzazione della presenza NATO sul territorio.

Tuttavia, l’operazione più insidiosa di questo paradigma non avviene nelle caserme o nei palazzi della politica, ma tra i banchi di scuola. Il tentativo di introdurre gli “Open Day” militari e di stringere protocolli d’intesa tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Istruzione risponde a una precisa necessità di egemonia culturale. Nell’articolo “Giù le mani dall’infanzia: la militarizzazione della scuola e la resistenza pedagogica”, viene denunciato con forza il tentativo di normalizzare la cultura delle armi, della gerarchia e della risoluzione violenta dei conflitti internazionali agli occhi dei giovanissimi. Presentare la carriera militare o l’apparato bellico come opzioni professionali neutre o, peggio, come esperienze ludiche e formanti, significa svuotare la scuola della sua funzione costituzionale di educazione alla pace e al pensiero critico. Fortunatamente, come la cronaca locale dimostra, la risposta del corpo docente, degli studenti e delle famiglie è stata un forte segnale di rigetto: il rifiuto di aderire a queste iniziative dimostra che gli anticorpi democratici della società civile sono ancora attivi.

In conclusione, la mostra antimilitarista allestita a Firenze dimostra che la resistenza alla guerra non si fa solo nelle grandi assemblee internazionali, ma attraverso la ricostruzione dei legami tra informazione indipendente e azione territoriale. Gli articoli di FarodiRoma esposti al Circolo 25 Aprile offrono la cassetta degli attrezzi teorica per unire i puntini di un disegno complessivo: la difesa della pace non è un’astrazione utopica, ma una pratica quotidiana che passa per il rifiuto della militarizzazione delle nostre menti, delle nostre scuole e delle nostre città.


Commenti