Fede, politica e disuguaglianza: un bivio
latinoamericano
Sergio Ferrari
Traduzione a cura del Gruppo Insegnanti di Geografia
Autorganizzati
Negli ultimi anni in diversi paesi dell'America Latina hanno assunto governi
che, come quelli di Cile, Ecuador, Colombia e Perù, si allineano dietro il
presidente statunitense Donald Trump e moltiplicano discorsi integralisti se
non messianici. In questo contesto di un continente che si sposta verso destra,
hanno particolare importanza le elezioni presidenziali in Brasile, così come la
prossima visita di novembre del papa Leone XIV in Sud America. In questa
particolare congiuntura di una regione maggiormente cristiana - profondamente
indebolita e polarizzata economicamente -, acquista una dimensione particolare
la domanda su cosa rimanga ancora vigente della Teologia della Liberazione
promotrice del cambiamento sociale e nata lì negli anni '60.
Progetti contrapposti
Se c'è qualcosa che continua a essere costante nel vasto mondo della
cristianità latinoamericana è l'esistenza di due settori o progetti, spiega
Nelson Villarreal Durán, filosofo, docente, specialista uruguaiano in temi
religiosi e consulente della Conferenza Episcopale del suo paese su temi legati
alla memoria e alla ricerca dei desaparecidos durante la dittatura.
Quello che si denomina Teologia della Liberazione, spiega
Villarreal, “è ancora presente nella dinamica di molte comunità, nelle loro
pratiche quotidiane e si è persino consolidata e penetrata nella struttura
culturale cattolica e anche evangelica come un metodo per partire dalla realtà.
Questo aspetto metodologico è fondamentale, perché la Teologia della
Liberazione con il metodo VEDERE (la realtà, mediata dalle scienze sociali),
GIUDICARE (approccio biblico), AGIRE (prassi trasformativa), si distingue da altre
concezioni teologiche astratte, in particolare difese in Europa.
Papa Francesco ha dato legittimità ad alcuni dei concetti che erano i suoi
pilastri e li ha incorporati nelle sue encicliche e documenti. Allo stesso
modo, il suo successore, Leone XIV, "seguito dalla sua esperienza
personale di anni nel lavoro pastorale nei quartieri e nelle comunità umili del
Perù, li mantiene e difende come essenza della pratica di una Chiesa centrata
sui poveri". Entrambi "sostengono che essere cristiani significa essere
con i poveri e gli esclusi, a favore dell'ambiente, difendere la Terra e
opporsi alla guerra."
E questa concezione continua ad avere una forza
importante nella Chiesa latinoamericana". In generale, le Conferenze
Episcopali del continente, con un buon numero di vescovi e cardinali designati
da papa Francesco, "difendono in parte quelle linee guida che,
paradossalmente, fino alla sua elezione, erano state combattute dallo stesso
potere istituzionale del Vaticano".
D'altra parte, l'altro progetto di Chiesa "esiste ancora ed è sostenuto da
un settore del vescovato e del clero, specialmente dai preti più giovani.
Prioritizza i temi morali a quelli politici, si nutre di tutto ciò che esprime
la religiosità popolare per essere in sintonia con la base sociale e sostiene
valori tradizionali, negando i valori che si generano nelle nuove realtà
sociali e culturali. Rappresenta una visione conservatrice che coincide con
quella sostenuta dai settori più reazionari delle chiese evangeliche. Se per
quelli, ad esempio, la Vergine è l'espressione di un tipo di famiglia, allo
stesso modo, i tele-evangelisti rivendicano dalla loro prospettiva la famiglia
tradizionale e la pratica spirituale depoliticizzata.
Secondo Villarreal, quella chiesa tradizionale si intreccia con i
nuovi governi conservatori. E completa: “se da un lato la Teologia della
Liberazione ha nutrito comunità ecclesiali, movimenti sociali rurali e urbani,
forze e governi progressisti in tutto il continente, dall’altro i settori
tradizionali e i loro discorsi fondamentalisti sostengono le proposte di questa
nuova destra oggi in espansione”.
"La voce di chi non ha voce di fronte alle
ingiustizie"
Il ruolo principale della Chiesa, “ancorata nel Vangelo e nella sua ricca
tradizione, è essere segno di contraddizione di fronte a qualsiasi potere
politico”, afferma in un'intervista esclusiva il Cardinale brasiliano Jaime
Spengler, che presiede attualmente sia la Conferenza Episcopale del suo paese
sia il Consiglio Episcopale Latinoamericano e dei Caraibi (CELAM). "La
Chiesa è stata, è e sarà pronta a collaborare dove ci sia determinazione
politica per prendersi cura della vita e promuoverla -soprattutto quella dei
più vulnerabili-, in conformità con i valori evangelici".
Negli ultimi
decenni, precisa il Cardinale Spengler, “è stata frequentemente la voce dei
senza voce di fronte a regimi di eccezione e a ingiustizie promosse da forze
oscure nella società”.
Se si tratta di concettualizzare il cattolicesimo latinoamericano,
il prelato brasiliano menziona la lunga tradizione e la religiosità popolare.
Riconosce l'emergere di diverse denominazioni cristiane e non cristiane che
hanno cominciato a sfidare la Chiesa e le sue opzioni pastorali. Ma sottolinea
anche con ottimismo il “ritorno dei fedeli alla comunità cattolica,
evidenziando l'impressionante numero di adulti che cercano i sacramenti
dell'iniziazione cristiana”, anche se non sottovaluta la preoccupazione per la
crescita del numero di giovani che si dichiarano "senza religione".
In un'intervista pubblicata a metà settembre sul quotidiano
religioso italiano Avvenire, il cardinale brasiliano si è espresso a favore di
un "dialogo tra il Nord e il Sud globali [come] una risposta
all'ingiustizia. E a Trump". Ha espresso la sua preoccupazione “per le
azioni del presidente degli Stati Uniti in Sud America” e ha invitato a “unire
le migliori energie di entrambi gli emisferi per redimere la vita di tutti, non
solo di pochi” (https://www.avvenire.it/chiesa/il-cardinale-spengler-il-dialogo-fra-il-nord-e-il-sud-del-mondo-risposta-alle-ingiustizie-e-a-trump_112970).
Viaggio e prova
A questo continente polarizzato e in ebollizione, arriverà il 6
novembre papa Leone XIV, iniziando il suo tour in Uruguay e proseguendolo in
Argentina e Perù. Secondo il Cardinale Spengler, questo viaggio riafferma
"l'urgenza di annunciare e testimoniare il Vangelo a tutti, mantenendo
viva l'opzione preferenziale per i poveri, la difesa della giustizia, la
promozione dell'etica, del bene comune e la cura della Casa Comune".
Per Washington Uranga, giornalista specializzato in temi religiosi del
quotidiano argentino Página 12 e responsabile del mezzo indipendente 4
Palabras, la visita del sommo pontefice al continente avrà una particolare
trascendenza non solo per la Chiesa Cattolica, ma anche per l'insieme della
società latinoamericana.
La sua permanenza in Argentina, per esempio,
"promette di diventare uno scontro tra due modelli, tra la dottrina
sociale della Chiesa e il dogma dell'aggiustamento liberista, che può derivare
in una intensa disputa simbolica che già preoccupa il governo di Javier
Milei".
Uranga afferma che, nell'attuale congiuntura, la Conferenza
Episcopale argentina è molto critica nei confronti del governo e costituisce,
di fatto, "la principale opposizione". E ricorda che in un recente
documento pubblicato dai vescovi all'inizio di settembre, al termine della
Settimana Sociale, hanno insistito sul fatto che la persona umana non deve mai
essere la variabile dell'aggiustamento economico strutturale. In quel documento
hanno riaffermato il loro impegno per la giustizia sociale, ratificano la
decisione di camminare insieme al popolo "ascoltando il grido della terra
e dei poveri", e sottolineano che la pace è frutto della giustizia e si
fonda sulla verità storica.
Leone XIV si riconosce come erede di Francesco e in
questo senso, “questo viaggio nel continente sarà una vera prova del fuoco per
misurarlo nei fatti” conclude Uranga.
Concetti con cui concorda anche Italo Cherubini,
teologo italo-svizzero che ha fatto parte del Gruppo di Lavoro che ha redatto
la nuova Costituzione vaticana.
Considera che il viaggio di Leone XIV avrà un
particolare componente simbolico per la chiesa e per il potere, “in particolare
ciò che accadrà in Argentina e ancor più in Perù, dove l'attuale papa ha
esercitato tutta la sua vita pastorale, fino a quando Francesco lo ha convocato
per integrarsi nel suo team in Vaticano”.
Anche se i settori più conservatori cercheranno di
trovare in questo viaggio segni che li rafforzino. "Sono convinto che non ci siano possibilità di grandi
sorprese." L'impegno centrale della
chiesa con i poveri è stato incorporato da papa Francesco nel proprio magistero
e nella Costituzione della Chiesa", insiste Cherubini. Per poi concludere che "Leone XIV, sebbene diverso da
Francesco in alcune questioni formali, sta ratificando le rinnovate premesse
essenziali dottrinali. La Teologia della
Liberazione che è nata in America Latina fa già parte della stessa dottrina
della Chiesa”..
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