I dazi preoccupano perfino Confindustria

 I dazi pesano, e non poco, sulle sorti dell'economia italiana, a dirlo non è il Governo ma direttamente Confindustria nella nota sulla congiuntura da poco edita.




 
 E sui dazi non abbiamo ancora detto abbastanza pensando che in fondo siano stati un incidente di percorso e non invece frutto di una strategia pianificata ad arte per impedire la tassazione delle grandi multinazionali Usa, per ricavare dalle barriere doganali risorse utili per tagliare il debito pubblico statunitense che ha raggiunto il suo apice in questi mesi.

Per quanto in ribasso sia il prezzo del greggio i dati economici mostrano grande incertezza , nei paesi Ue la produzione industriale e  i servizi presentano tassi di crescita o nulli o impercettibili. Non pesano su questi risultati solo le guerre e le difficoltà nell'approvigionamento delle materie prime e dei metalli rari ma anche i limiti e i ritardi della nostra economia, gli scarsi investimenti in Ricerca e sviluppo, la debolezza strutturale e altro ancora.

Il Governo Meloni è venuto meno alle promesse elettorali,  si è rimangiato la richiesta di ampliare i consumi per dare ossigeno all'economia, dominano politiche come il risparmio precauzionale, il contenimento della spesa, l'abbattimento del debito e la sempre verde sudditanza al dollaro la cui svalutazione rilancia le esportazioni USA.

Intanto il Governo esulta per il calo del deficit previsto nei prossimi due anni e per l'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi già nel 2026,  Confindustria è preoccupata per la mancata crescita del PIL e per le mancate risposte alle richieste dei padroni italiani
Chiediamoci allora  se tagliare le tasse sul salario accessorio sia utile o invece una misura del tutto insufficiente . Dalle note Confindustriali si capisce che è proprio la politica estera della Meloni e della Ue rispetto agli Usa, e ai dazi, a destare preoccupazioni la debolezza del sistema manifatturiero (di cui i padroni sono tuttavia responsabili)  e dei servizi, il calo della produzione industriale che si porta dietro le piccole e medie imprese. L'Italia risente della crisi tedesca, la Germania da due anni in fase recessiva si porta dietro anche la industria e i servizi del nostro paese ma allo stesso tempo le maggiori preoccupazioni riguardano le barriere daziali imposte dagli Stati Uniti ai prodotti italiani e del vecchio continente.
 
I dazi pesano e danno solo respiro all'economia Usa lasciando il tempo necessario per sostituire le produzioni europee di alta qualità . 
 
Gli Usa spingono da tempo la Ue verso la rinegoziazione dei rapporti commerciali con altri attori globali, Cina in primis,  i dazi sono uno strumento atto a colpire due volte un paese (le esportazioni e condizionare le politiche commerciali verso altre nazioni o aree del Globo)
Queste sono le preoccupazioni padronali insieme alle debolezze del sistema industriale, si dimentica tuttavia che  bassi salari e austerità salariale hanno fatto comodo a tutti, associazioni datoriali per prime. La differenza rispetto al passato è che i soldi promessi sotto forma di aiuti, sgravi fiscali, riduzione delle tasse non sono più sufficienti a tenere in piedi una economia debole e incerta. E da qui sorgono le prime critiche all'operato della Meloni

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