Perù: dilagano le proteste nel paese contro le politiche estrattiviste e neoliberiste che alimentano le disuguaglianze
Perù: dilagano le proteste nel paese
contro le politiche estrattiviste e neoliberiste che alimentano le
disuguaglianze
Il governo illegittimo di Dina
Boluarte risponde con la repressione violenta
Il Perù, come la quasi totalità dei paesi latinoamericani, è
stato caratterizzato da vicende politiche interne storicamente travagliate, a
causa della pervicacia con la quale l’oligarchia bianca ha governato tutelando
i propri privilegi economici di origine coloniale a discapito dei ceti popolari
e della maggioranza della popolazione indigena di etnia Quechua, la quale ha
regolarmente dato vita a moti di protesta per contrastare la privazione dei
propri diritti.
Un copione ormai consolidato che torna in scena a cadenza
regolare.
Gli ultimi 35 anni di travagliate
vicende politiche interne
Dopo la dittatura di Alberto Fujimori degli anni ’90, il
paese era tornato ad una sorta di democrazia formale nella quale i presidenti
eletti, a prescindere dall’appartenenza politica, non avevano apportato
sostanziali mutamenti alle consolidate politiche neoliberiste e alla
tradizionale politica estera subordinata a Washington. Infatti, sia
l’economista liberista Alejandro Toledo (2001-2006), sia il centrista Hollanta
Humala (2006-2011) che Alan Garcia (2011-2016), protagonista di un clamoroso
ribaltone politico verso destra, erano riusciti a portare a termine i
rispettivi mandati presidenziali.
Dal 2016 con l’elezione
dell’economista liberista Pedro Pablo Kuczynsky inizia una fase di turbolenza
politica e sociale senza soluzione di continuità. Infatti, il nuovo presidente
dopo aver concesso la grazia a Fujimori nel 2017, è costretto alle dimissioni nel
marzo successivo a seguito di incriminazione per voto di scambio. Gli subentra,
quindi, il vicepresidente Martin Viczarra che viene, però, sfiduciato dal
parlamento “per incapacità morale” nel novembre 2020, senza tuttavia portare
chiare prove a suo carico.
La carica di presidente viene quindi
assunta il 10 novembre 2020 dal presidente del Congresso, Manuel Merino, che da
subito vita ad un governo di estrema destra appoggiato dai militari, sotto il
quale la polizia si rende protagonista della violenta repressione delle
proteste popolari contro la destituzione di Viczarra provocando 3 morti.
La condanna dell’operato delle forze
dell’ordine da parte della Corte Costituzionale porta ad una crisi politica
interna al governo che sfocia nelle dimissioni del neo insediato Merino il 15
novembre. Due giorni dopo, il nuovo presidente del Congresso, il centrista
Francisco Sagasti assume la presidenza, stabilendo per il paese il poco
invidiabile record di instabilità istituzionale con 3 presidenti succedutisi
nell’arco di una sola settimana. Sagasti riesce, peraltro, a portare a termine
il mandato fino al luglio 2021, quando si insedia, previa vittoria di misura al
ballottaggio, il “maestro di strada” Pedro Castillo, del partito di sinistra Perù
libero, espressione dei movimenti indigeni e delle classi sociali inferiori, sollevando
speranze di cambiamento nelle politiche economiche e sociali.
Privo di esperienza politica,
Castillo incontra sin dall’inizio del mandato una forte opposizione da parte
dell’oligarchia nazionale e delle forze reazionarie che cercano di impedirne
l’azione politica sfruttando la mancanza di maggioranza parlamentare coesa a
sostegno del Governo. Ciò a causa del sistema elettorale presidenziale a doppio
turno che impedisce sovente agli eletti alla massima carica dello stato di
godere di un omogeneo appoggio politico in seno all’organo legislativo.
Dopo un anno e mezzo di mandato
istituzionale estremamente difficile a causa della strenua opposizione dei
poteri forti e dopo aver commesso anche errori di inesperienza, Castillo viene
pretestuosamente messo in stato d’accusa e infine deposto a seguito di voto
parlamentare il 7 dicembre 2022 e addirittura incarcerato.
A quel punto la vicepresidente esponente
dello stesso partito Perù Libero, Dina Boluarte, e non il presidente del Congresso
come da dettato costituzionale, gli subentra, dando tuttavia vita, come
purtroppo accaduto anche in passato, ad un governo di destra, innescando
oceaniche proteste popolari nel paese che vengono represse nel sangue con 60
morti e centinaia di feriti.
Le manifestazioni popolari, sostenute in primis dalle
popolazioni indigene dell’altopiano, sono continuate anche negli anni
successivi reclamando le dimissioni del governo illegittimo di Dina Boluarte, l’indizione
di nuove elezioni politiche e la formazione di una assemblea costituente per il
varo di una nuova costituzione al posto di quella neoliberista introdotta da
Fujimori durante la dittatura.
L’inasprimento del conflitto sociale
Negli ultimi sei mesi, numerosi
cittadini peruviani sono scesi più volte in piazza per protestare, oltre che
per la corruzione dilagante, anche contro le estorsioni ai danni di tassisti e
autisti di autobus e gli omicidi della criminalità organizzata che le autorità
non sono mai riuscite a contrastare efficacemente.
Le manifestazioni popolari, frequenti
anche in Italia da parte della comunità peruviana locale, si sono intensificate
dopo che il 5 settembre scorso il Congresso ha approvato una legge che obbliga
i giovani lavoratori sopra i 18 anni a versare i contributi pensionistici ai
fondi privati.
Le proteste sono principalmente
indirizzate verso Dina Boluarte, il cui consenso secondo l’Istituto di Studi
Peruviani è ormai ridotto al solo 2,5% e della quale ne vengono vanamente
invocate le dimissioni.
Il conflitto sociale, inevitabilmente inaspritosi nelle
ultime settimane, è sfociato nella brutale repressione della manifestazione
tenutasi il 27 settembre a Lima, durante la quale sono state ferite 19 persone,
come riferito dalle stesse autorità e da un’organizzazione per i diritti
umani.
La situazione interna al Perù è
prevedibilmente destinata ad aggravarsi da qui alla scadenza del mandato
presidenziale, prevista per il luglio 2026, a causa della, più volte espressa,
volontà di Dina Boluarte di restare al potere e di proseguire nell’attuazione
di politiche neoliberiste ed estrattiviste a danno dei ceti popolari e delle
comunità indigene. Queste ultime in piena mobilitazione a causa del rifiuto da
parte del Congresso di istituire la Riserva Indigena Yavari-Mirim nella regione
amazzonica di Loreto sulle terre ancestrali di alcuni popoli incontattati[1]
(carta 1).
Carta 1: la regione amazzonica di
Loreto la più estesa del Perù con 368.852 kmq di superficie
Le Riserve Indigene rivestono scopo primario di tutelare l’ecosistema
e la sopravvivenza dei popoli originari che vi risiedono. Le richieste di
questi ultimi, da molti anni, sono in contrasto con le politiche di
sfruttamento delle risorse del sottosuolo implementate dai vari governi e nella
contingenza attuale con le politiche implementate dal Congresso il quale sta
definendo due nefasti disegni legge. Il primo, mira a limitare la creazione di
nuove Riserve Indigene e di porre a revisione semestrale quelle già istituite,
mentre il secondo concede la possibilità alle multinazionali di effettuare
prospezioni per la ricerca di nuovi giacimenti di gas e di petrolio, a danno
dell’ambiente e della sopravvivenza dei popoli amerindi che vi vivono in
simbiosi.
Conclusioni
Le vicende peruviane attualmente in corso, risultano
paradigmatiche delle condizioni che strutturalmente caratterizzano i paesi
latinoamericani, nei quali, salvo rare eccezioni, le oligarchie post coloniali
bianche al potere governano al fine di mantenere i propri privilegi, concedendo
lo sfruttamento delle risorse alle multinazionali e cercando protezione da
Washington in cambio di un allineamento alle sue politiche internazionali[2].
Inevitabilmente tali orientamenti politici, all’interno di
società dai marcati squilibri socio-economici e con le popolazioni indigene
relegate ai margini delle stesse, nonché usurpate del potere le rare volte che
riescono a vincere democratiche elezioni, sono destinati ad alimentare i
conflitti sociali interni e l’instabilità politica.
Andrea Vento
3 ottobre 2025
Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati - Giga
[1] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2025/09/05/lima-boccia-riserva-amazzonica-per-proteggere-le-tribu-isolate_3113e066-ed77-4711-ac74-d8bfb1ea7efa.html
[2] Per
approfondire il modello economico e sociale del Perù consultare il saggio Giga
“Perù: epicentro dell’instabilità politica latinoamericana”
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