Reagire al tentativo di rimuovere Hiroshima e Nagasaki dalla memoria collettiva

 Reagire al tentativo di rimuovere Hiroshima e Nagasaki dalla memoria collettiva

di Laura Tussi




Reagire al tentativo di rimuovere Hiroshima e Nagasaki dalla memoria collettiva. L’appello rivolto ai parlamentari di tutto il mondo: rilanciare ora il tema del disarmo nucleare.

Ci sono voluti ottant’anni, ma alla fine l’obiettivo sembra essere stato raggiunto. La memoria di Hiroshima e Nagasaki, l’orrore assoluto delle prime – e finora uniche – bombe atomiche sganciate su popolazioni civili, e le responsabilità storiche e criminali di chi decise e ordinò quei bombardamenti, sono state progressivamente rimosse, attenuate, normalizzate. Oggi, mentre si parla con disinvoltura di “deterrenza”, “opzioni strategiche” e “modernizzazione degli arsenali”, la prospettiva di una guerra nucleare torna a essere trattata come uno scenario possibile, quasi razionale. Un paradosso tragico: ciò che doveva rappresentare per sempre il limite invalicabile dell’umanità viene lentamente trasformato in una variabile accettabile della politica internazionale.

Ed infatti la situazione del disarmo nucleare all’inizio del 2026 è segnata da una profonda e crescente tensione. Da un lato, incombono le scadenze di storici trattati bilaterali – oggi seriamente a rischio di mancato rinnovo – che potrebbero determinare un pericoloso vuoto diplomatico e strategico; dall’altro, si assiste al consolidamento di nuove norme internazionali di proibizione, che rappresentano una concreta speranza di sviluppi positivi e di inversione di rotta.

Questo quadro complesso e contraddittorio si inserisce simbolicamente nell’anniversario dell’assassinio di Mahatma Gandhi, ucciso nel 1948 da un fondamentalista indù. La data del suo sacrificio, legato all’impegno per la convivenza religiosa e alla ferma opposizione alla separazione tra India e Pakistan – perché Gandhi credeva nell’unità e nella coesistenza pacifica tra le diverse comunità religiose e culturali – è ricordata dall’UNESCO come Giornata internazionale per l’educazione alla pace.

L’arte della pace: superare la cultura del nemico e affermare la nonviolenza della “terrestrità”

In questo contesto, l’educazione alla pace non può che tradursi in una critica radicale alla cultura del nemico e in una riaffermazione della nonviolenza come principio fondativo di una nuova “terrestrità”: una visione del mondo che riconosca la comune appartenenza dell’umanità a un unico destino planetario, incompatibile con la minaccia nucleare.

Eventi chiave degli ultimi mesi

Scadenza imminente del New START (5 febbraio 2026)
Il mondo si trova a pochi giorni dalla scadenza naturale del *Trattato New START*, l’ultimo accordo rimasto tra Stati Uniti e Russia per la limitazione delle testate nucleari strategiche a lungo raggio. In assenza di un rinnovo o di un nuovo accordo, si profila il rischio concreto di un vuoto strategico capace di innescare una nuova corsa agli armamenti nucleari.

Nel tardo 2025, la Russia ha suggerito la possibilità di continuare a rispettare informalmente i limiti del trattato per un ulteriore anno. Il presidente statunitense Donald Trump ha invece espresso scetticismo, dichiarando che, in caso di scadenza definitiva, gli Stati Uniti cercheranno un “accordo migliore” o procederanno con un’accelerazione dei programmi di modernizzazione dell’arsenale. Questo stallo ha dato nuovo impulso alle campagne per il **No First Use (NFU)**, considerate ormai una misura minima di sopravvivenza in un contesto privo di limiti numerici alle armi nucleari.

Quinto anniversario del TPNW (22 gennaio 2026)
È stato recentemente celebrato il quinto anniversario dell’entrata in vigore del *Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW)*. In questa occasione, la società civile italiana e organizzazioni come RIPD, tra i membri italiani di ICAN, hanno rinnovato l’appello affinché l’Italia ratifichi il trattato, colmando un ritardo politico e morale sempre più evidente.

Aumento delle tensioni e nuovi armamenti
Nonostante gli sforzi per il disarmo, si registra un preoccupante dispiegamento di nuovi sistemi d’arma. Tra questi, i missili ipersonici statunitensi Dark Eagle, il cui posizionamento in Germania è previsto entro l’anno. Gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists segnalano che l’“Orologio dell’Apocalisse” resta pericolosamente vicino alla mezzanotte, a causa della modernizzazione degli arsenali nucleari e della moltiplicazione dei teatri di crisi. Parallelamente, la Bielorussia è stata interessata dal dispiegamento di missili russi, aumentando ulteriormente l’instabilità regionale.

Iniziative della società civile in Italia
Il 15 gennaio 2026 si è svolto un importante incontro al Senato italiano, promosso da *Archivio Disarmo*, dedicato non solo alla questione nucleare ma anche alla necessità di mettere al bando i sistemi d’arma autonomi letali, i cosiddetti “killer robots”. Un segnale significativo della crescente interconnessione tra le lotte per il disarmo e quelle per il controllo etico delle nuove tecnologie militari.

Il ritorno centrale del dibattito sul No First Use (NFU)

La sicurezza globale appare oggi più che mai un miraggio. Il dibattito sulla politica del No First Use (NFU) – l’impegno a non utilizzare mai per primi armi nucleari – è tornato con forza al centro dell’agenda diplomatica proprio a causa della scadenza del New START.

Il clima internazionale registra una netta spaccatura: da un lato, la società civile globale e Paesi come Cina e India sostengono il NFU come una sorta di “freno d’emergenza” contro l’escalation nucleare; dall’altro, Stati Uniti, Russia e parte della NATO continuano a mantenere l’opzione del primo uso come strumento di deterrenza contro attacchi convenzionali su larga scala, temendo che un impegno formale al NFU possa indebolire la protezione degli alleati.

L’iniziativa cinese per un trattato globale

La Cina rimane il principale promotore istituzionale del NFU tra le grandi potenze nucleari. Pechino ha recentemente intensificato le pressioni per la creazione di un trattato vincolante sul “Mutuo No First Use” tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (P5: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito).

L’obiettivo dichiarato è quello di inserire tale impegno nei documenti ufficiali della *Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione (TNP)* del 2026. Tuttavia, i critici – in particolare a Washington – sottolineano con preoccupazione la rapida espansione dei silos missilistici cinesi, evidenziando una contraddizione tra la retorica diplomatica e il potenziamento militare.

La fermezza dell’India

Alla fine del 2025, l’India ha ufficialmente riconfermato la propria storica politica di NFU durante incontri di alto livello alle Nazioni Unite. Pur non appartenendo al P5, Nuova Delhi affianca la Cina come potenza nucleare dotata di una dottrina dichiarata di non-primo utilizzo, presentandosi come una voce “responsabile” del Sud globale nel dibattito sul disarmo.

Il ruolo decisivo della società civile: ICAN e NoFirstUse Global

È significativo che la campagna ICAN abbia utilizzato la ricorrenza del quinto anniversario del TPNW per sollecitare i Paesi NATO ad adottare almeno una politica di NFU come passo intermedio verso il disarmo completo. Particolarmente rilevante è stato il comunicato di ICAN sugli 85 secondi dalla mezzanotte del Doomsday Clock, che ha riportato l’attenzione sull’Europa, tornata drammaticamente al centro degli scenari di guerra nucleare.

La coalizione NoFirstUse Global sta inoltre raccogliendo adesioni di migliaia di scienziati, leader religiosi e parlamentari per qualificare l’uso delle armi nucleari come un *crimine contro l’umanità*, cercando di codificare il NFU non solo come dottrina militare, ma come vera e propria norma giuridica internazionale. Questa iniziativa si inserisce coerentemente nella visione che considera la deterrenza nucleare come una forma di “genocidio programmato”.

La coalizione – che riunisce scienziati, leader religiosi e parlamentari attraverso la rete PNND (Parliamentarians for Nuclear Non-proliferation and Disarmament) – ha come riferimento il sito ufficiale nofirstuse.global e promuove l’iniziativa “Nuclear taboo: from norm to law”, finalizzata a trasformare il NFU in diritto internazionale, attraverso una *Dichiarazione di coscienza pubblica.

In conclusione, resta centrale l’appello rivolto ai parlamentari di tutto il mondo affinché esercitino una pressione costante sugli Stati dotati di armi nucleari. In gioco non vi è soltanto la sicurezza internazionale, ma la possibilità stessa di un futuro condiviso fondato sulla pace, sulla responsabilità e sulla sopravvivenza dell’umanità. 


Nota: Hiroshima devastata dopo l’esplosione atomica, in una scena tratta da Gen di Hiroshima di Keiji Nakazawa, un film ispirato a un manga. La distruzione assoluta della città diventa immagine narrativa e simbolica della tragedia nucleare, tra memoria storica e rielaborazione artistica. Il fotogramma racconta l’inferno atomico del 6 agosto 1945 attraverso gli occhi di un bambino sopravvissuto all’esplosione che distrusse Hiroshima ed evoca non solo la devastazione materiale ma anche il trauma umano della bomba atomica, un dramma che l’autore ha reso con crudezza per conservare la memoria e farne monito contro la guerra e le armi nucleari.

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