Metafora potente della libertà di pensiero, della dignità individuale e della capacità di opporsi; la canzone di Pierangelo Bertoli

 Una metafora potente della libertà di pensiero, della dignità individuale e della capacità di opporsi. 

“Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli come un lascito per tutti noi che vogliamo pace e giustizia 

di Laura Tussi

Eppure soffia di Pierangelo Bertoli è molto più di una semplice canzone: è un manifesto poetico e politico, un grido ostinato contro l’inerzia e il conformismo.

Fin dalle prime strofe, il testo si muove su un terreno simbolico ma estremamente concreto: l’aria che “soffia” diventa il segno di qualcosa che resiste, che sfugge al controllo, che continua a vivere nonostante i tentativi di soffocarla. È una metafora potente della libertà di pensiero, della dignità individuale e della capacità di opporsi a sistemi che cercano di uniformare e spegnere le coscienze.

Canzone di Pierangelo Bertoli "Eppure soffia"

https://www.youtube.com/watch?v=hOxLD7Eb9h4

Bertoli, con il suo stile diretto e privo di artifici, costruisce una denuncia che non ha bisogno di slogan espliciti. La sua è una sovversione silenziosa ma incisiva: non urla, ma scava. Non impone, ma suggerisce. Ed è proprio in questa apparente semplicità che si nasconde la forza rivoluzionaria del brano.

La canzone parla di censura, di potere, di manipolazione, ma lo fa attraverso immagini naturali e universali. Il vento, l’aria, il respiro diventano simboli di una verità che non può essere imprigionata. In questo senso, “Eppure soffia” è profondamente sovversiva: afferma che, nonostante tutto, qualcosa sfugge sempre al controllo — e quel qualcosa è ciò che rende possibile il cambiamento.

Bertoli si conferma qui come un cantautore controcorrente, coerente e radicale nella sua visione. La sua rivoluzione non è fatta di gesti eclatanti, ma di resistenza quotidiana, di parole che restano e continuano a interrogare chi ascolta.

È una canzone che non invecchia, perché parla a ogni epoca in cui qualcuno prova a spegnere il pensiero libero. E, come suggerisce il titolo stesso, nonostante tutto… soffia ancora.

La vita non facile di Pierangelo

La forza di Pierangelo Bertoli non sta solo nelle sue canzoni, ma nella sua stessa vita, che è stata una forma di resistenza concreta, quotidiana, ostinata.

Nato nel 1942 a Sassuolo, Bertoli fu colpito da bambino dalla poliomielite, una malattia che gli causò una disabilità motoria permanente. Si muoveva con le stampelle, in un’Italia in cui essere disabili significava spesso essere esclusi, invisibili, relegati ai margini. Ma lui scelse una strada completamente diversa: non chiedere spazio, ma prenderselo.

Negli anni ’60 iniziò a suonare e cantare nelle osterie e nei piccoli locali, portando avanti una musica che non cercava compromessi. Era vicino ai movimenti sociali e alle lotte operaie, e questo si riflette profondamente nei suoi testi: parlava di lavoro, emarginazione, libertà, diritti. Non era un artista “allineato”, e proprio per questo trovò spesso ostacoli nell’industria discografica.

Il successo arrivò soprattutto negli anni ’70, quando le sue canzoni iniziarono a circolare con più forza, diventando veri e propri inni per chi non si riconosceva nel pensiero dominante. Brani come Eppure soffia, ma anche “A muso duro” e “Pescatore”, lo consacrarono come una delle voci più autentiche e scomode della canzone d’autore italiana.

La sua disabilità non fu mai nascosta né trasformata in retorica: faceva parte di lui, della sua identità, e contribuiva a rendere ancora più credibile il suo sguardo sul mondo. Bertoli cantava la fatica, la dignità, la rabbia, ma anche la speranza — e lo faceva da una posizione reale, vissuta sulla propria pelle.

Nel 1991 partecipò al Festival di Sanremo con “Spunta la luna dal monte”, in duetto con i Tazenda, portando sul palco una canzone intensa e profondamente legata alle radici popolari. Fu uno dei momenti in cui il grande pubblico riscoprì la sua voce, sempre fuori dagli schemi.

Fino alla sua morte nel 2002, Bertoli rimase fedele a sé stesso: un artista libero, mai addomesticato. La sua eredità non è solo musicale, ma etica. Ha dimostrato che si può essere fragili e fortissimi allo stesso tempo, che si può essere “fuori norma” e proprio per questo vedere più chiaramente le ingiustizie del mondo.

E in fondo, la sua storia personale è la prova vivente di ciò che cantava: nonostante tutto, nonostante gli ostacoli, nonostante i limiti imposti dagli altri… qualcosa continua a soffiare.

Cosa è rimasto di Bertoli

Parlare dell’eredità morale di Pierangelo Bertoli significa andare oltre la musica e toccare un modo preciso di stare al mondo. Bertoli non ha lasciato solo canzoni, ma una postura etica riconoscibile, quasi “scomoda” per quanto è limpida.

La prima traccia forte è l’intransigenza. Bertoli non ha mai inseguito il consenso facile, né si è piegato alle logiche commerciali o ideologiche dominanti. In brani come Eppure soffia o “A muso duro”, emerge una coerenza rara: dire ciò che si pensa, anche quando costa isolamento. La sua eredità, qui, è un invito a non annacquare le proprie convinzioni per essere accettati.

C’è poi il valore della dignità personale. La sua disabilità non è mai diventata né un alibi né uno strumento retorico. Bertoli non chiedeva compassione, ma rispetto. E questo trasmette ancora oggi un messaggio potente: la dignità non si negozia e non dipende dallo sguardo degli altri, ma da come si sceglie di vivere la propria condizione.

Un altro pilastro è la vicinanza agli ultimi. Le sue canzoni danno voce a chi spesso non ne ha: lavoratori, emarginati, persone fuori dai riflettori. Non è una solidarietà astratta, ma concreta, vissuta. La sua eredità morale è quindi anche un richiamo a non dimenticare chi resta ai margini, a mantenere uno sguardo critico sulle disuguaglianze.

Infine, forse l’aspetto più profondo: la fiducia ostinata nella libertà. Non una libertà retorica, ma quella che resiste nelle pieghe della realtà, anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta. È la stessa forza simbolica che attraversa “Eppure soffia”: puoi comprimere, censurare, controllare… ma qualcosa continuerà a muoversi.

In questo senso, l’eredità di Bertoli è tutt’altro che nostalgica. È attuale, persino urgente. Ci ricorda che essere liberi non è uno stato garantito, ma una pratica quotidiana fatta di scelte, di coerenza e, a volte, di solitudine.

E forse la sintesi sta proprio qui: vivere senza piegarsi, senza smettere di vedere, senza smettere di dire. Anche quando è scomodo. Anche quando sembra inutile. Anche quando pochi ascoltano.

Laura Tussi

Testo: Eppure Soffia

E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi uccelli che volano a stento malati di morte il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte un'isola intera ha trovato nel mare una tomba il falso progresso ha voluto provare una bomba poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita invece le porta la morte perché è radioattiva Eppure il vento soffia ancora spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie bacia i fiori li bacia e non li coglie Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario e presto la chiave nascosta di nuovi segreti così copriranno di fango persino i pianeti vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli i crimini contro la vita li chiamano errori Eppure il vento soffia ancora spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie bacia i fiori li bacia e non li coglie eppure sfiora le campagne accarezza sui fianchi le montagne e scompiglia le donne fra i capelli corre a gara in volo con gli uccelli Eppure il vento soffia ancora!!!

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