Addio concorso pubblico. Dirigenti su cooptazione politica?
Milano, 10/07/2026 – Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla Pubblica Amministrazione promosso dal ministro Paolo Zangrillo. Per la Confederazione Unitaria di Base (CUB) pubblico impiego si tratta di un attacco frontale all'art. 97 della Costituzione e ai principi fondamentali di imparzialità e buon andamento della macchina statale. Con il pretesto del "merito", il Governo spalanca le porte della PA a dinamiche di stampo feudale e clientelare, eliminando l'obbligo del concorso pubblico per quote enormi della dirigenza: il 30% per la seconda fascia e ben il 50% per la prima fascia, i vertici assoluti dello Stato.
Mentre alla stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici vengono giustamente richiesti concorsi severi, selettivi e trasparenti per poter accedere al lavoro o progredire, questa riforma crea una corsia preferenziale parallela per la dirigenza, svincolata da prove concorsuali aperte a tutti e uguali per tutti.
Non si tratta di premiare il merito, ma di istituzionalizzare la fedeltà al capo", dichiara la segreteria nazionale della CUB Pubblico Impiego. "La dirigenza pubblica deve essere indipendente dalla politica e dai condizionamenti dei superiori. Solo il superamento di un concorso pubblico aperto garantisce la selezione rigorosa di una classe dirigente preparata, autonoma e libera da logiche di sottomissione gerarchica."
La CUB Pubblico Impiego denuncia con forza i meccanismi perversi introdotti dal provvedimento:
la cosiddetta "procedura interna di sviluppo di carriera" si basa sulla relazione del dirigente sovraordinato. In assenza di parametri numerici e misurabili, il giudizio diventa inevitabilmente arbitrario. Chi decide la carriera del funzionario è il suo diretto superiore.
gli incarichi dureranno tre anni, rinnovabili per uno, e solo dopo quattro anni e una valutazione positiva si otterrà l'inserimento definitivo. Questo significa condannare il potenziale dirigente a una totale dipendenza psicologica e professionale da chi deve convalidare la sua promozione.
un dipendente che sceglie di bloccare una procedura irregolare o illegittima voluta dal proprio superiore rischia oggi di essere penalizzato e tagliato fuori dalla progressione di carriera. Al contrario, chi esegue gli ordini senza obiettare verrà premiato.
Gli scenari che si aprono sono allarmanti. Rischiamo di vedere funzionari preparati messi all'angolo a favore di colleghi più accondiscendenti ma meno competenti; rischiamo una moltiplicazione di ricorsi al TAR pagati dalla collettività per atti firmati da dirigenti non qualificati; rischiamo, infine, la paralisi burocratica di uffici in cui i neo-dirigenti, per paura di compromettere la propria valutazione, rallenteranno le pratiche moltiplicando pareri e visti. L'esatto opposto dell'efficienza sbandierata dal Ministero.
Le rassicurazioni del ministro Zangrillo sulla presenza di commissioni esterne estratte a sorte sono una debole cortina di fumo: il "filtro" iniziale e la relazione del superiore rimangono il vero imbuto politico e relazionale della selezione.
La CUB Pubblico Impiego respinge fermamente questa riforma che svilisce le competenze tecniche e giuridiche a favore della fedeltà politica e gerarchica. La Pubblica Amministrazione appartiene ai cittadini, non al governo di turno.
La CUB continuerà a battersi in ogni sede per la difesa del concorso pubblico unico strumento democratico di accesso e progressione, a garanzia della legalità, dell'indipendenza e della dignità di tutti i lavoratori pubblici.
Ufficio Stampa CUB Pubblico Impiego
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