Documento UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) e Anpi




Documento UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) e Anpi 


Tiziano Tussi



La data del documento è il 28 luglio 2026. Da notare le due firme non in ordine alfabetico… ma questa è poca cosa. Ha lasciato, in questo tempo trascorso, una scia di contestazioni che sono proseguite per settimane. Nel testo si ricordano le "gravi tensioni lo scorso 25 aprile", per le quali la comunità ebraica di Milano ha poi sporto denuncia. Logicamente cosa non detta nel documento, dato che è accaduto il giorno dopo la sua stesura. Ma comunque indicativa delle divisioni in seno alle comunità ebraiche.

Nel documento: richiami ad una democrazia di facciata - come è dettata dai conformismi di basi di discussione. Sarebbe certo stato impossibile stilare un rapporto scritto che non fosse democratico, che non facesse riferimento alla nostra costituzione ecc. Il contrario sarebbe stato paradossale. Pura spolveratina di democratico sentire, di facciata.

Nel documento si ripesca il ruolo che gli ebrei, come organizzazioni, hanno sostenuto nella Resistenza, al di là dei singoli. Ruolo assolutamente minimale e segnato da motivazioni che andavano al di là della liberazione d'Italia che riguardavano anche la posizione internazionale degli ebrei.

A seguire: il richiamo alla sicurezza nella partecipazione al corteo del 25 Aprile della Brigata ebraica, in chi la vuole rappresentare oggi. Ma la sicurezza non dovrebbe debordare nella provocazione quale quella che si è verificata con il portare, da parte dello spezzone ebraico, i ritratti di leader ora viventi - Netanyahu e Trump - che c'entrano nulla con il 25 aprile. E che si dimostra perciò come una palese forzatura della partecipazione alla sfilata per i motivi riproposti nel senso storico avvolto nei rimandi temporali di quella piazza.

Nel documento poi anche un invito ad abbassare i toni?!? Comportamento foriero di un percorso parallelo per le due associazioni per il prossimo 25 aprile 2027?

Questo il documento. È chiaro che su queste sponde di accordo il prossimo 25 aprile sarà ancora più difficile da gestire dell'ultimo appena trascorso. Non si dice una parola sulla strage - genocidio - in atto a Gaza. Non una critica al governo di estrema destra che governa il Paese, né sulla guerra sempre più ampia che l'attuale governo di Israele sta portando oltre i suoi confini - Libano, Iran, Siria, attendendo lo Yemen. Certo il 25 aprile non è una data per l'oggi direttamente, ma un ricordo ed un ricorso storico che ci caratterizza. 

Poi ad ogni anno le varie organizzazioni contemporanee vi mettono dentro le loro analisi e problematiche, che devono amalgamarsi con lo spirito profondo di questa data. Ma fare finta che nel mondo nulla sia dirompente con il senso di quella ricorrenza ed accettare motivazioni, posizioni che stridono con la coscienza profonda dell'atto non si può pretendere.

 Insomma non è un minestrone dove tutto fa brodo e dove ognuno può reclamare una possibilità politica che deve stare in piazza. Vi sono alcune questioni che risultano immediatamente conflittuali. Esporre e volerle esporre a forza risulta solo una stonatura evidente, cercata, pelosa.

La Resistenza fu un atto radicale, una posizione non tentennante, nel suo aspetto generale, verso un problema reale, pesante e oppressivo: la repressione nazi-fascista. 

L'ANPI di oggi ha perso da tempo la sua radicalità. L'associazione che conta ben 160mila iscritti non ha peso sociale in Italia. Non ha peso istituzionale nei giochi politici, ed ha sempre detto di non essere un partito. Poi però si comporta come tale nei cincischiamenti con altre associazioni. L'antisemitismo, il problema ebraico, ha decisamente molta poca possibilità di venire definito, pacificato, stando alla situazione politica attuale che nasce dal suo Stato. Le questioni storiche e la sua attuale composizione rendono la vita ebraica, nelle sue sfaccettature, comunque debole e delicata. Il discorso è veramente troppo lungo. Lasciamo alla storia la risoluzione, forse. Ma almeno la posizione dell'Anpi non dovrebbe essere a traino di quella attuale impossibilità. 

Per la mia conoscenza diretta - membro del Comitato Nazionale sino al 2011 - ho capito che l'Anpi è un'associazione piramidale e che più ci si avvicina al vertice si irrigidisce. Forse sarebbe stato meglio chiuderla, come alcuni pensavano, quando sarebbe morto l'ultimo partigiano. Gli altri, venuti dopo, non hanno capito e/o non hanno voluto capire la radicalità dell'atto resistenziale. E si comportano come un pezzo di legno su una corrente d'acqua tortuosa. Galleggiano.

da www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 02-09-26 - n. 968

 

Commenti