Il paese fermo che non cresce

 Il rapporto Coop fotografa la nostra miseria

 
L’Italia del 2026 è un Paese che non cresce economicamente, incapace di rialzarsi, a dirlo un recente  rapporto redatto da Legacoop

file:///C:/Users/rsu/Downloads/rapporto-coop-2025-WE-TAVOLE-LOW2.pdf



In sostanza il Rapporto parla di un paese fermo, sotto molti aspetti quasi immobile, si impallidisce al confronto con altre nazioni che presentano indicatori di sviluppo sociale assai migliori.
Radiografia impietosa quella tratta dall'annuale Rapporto di Coop Italia Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e domani,  frutto della collaborazione , tra l'altro, con Università di Parma e Milano-Bicocca.
 
Non si tratta di diffondere dati allarmanti o demenzialmente entusiastici dei risultati raggiunti, dovremmo avere a cuore una fotografia obiettiva della realtà, non sfuggire ai problemi nascondendosi dietro alla retorica patriottarda, in quel caso non avremmo remore a denunciare i grandi ritardi nel potenziamento del welfare, nei processi innovativi, affermando il principio che la produttività migliora se non si abbassa il costo del lavoro precarizzandolo progressivamente, comprendere i bisogni reali della popolazione e i settori dove privilegiare gli investimenti.
 
Analizzando le tavole degli italiani si comprende anche la disuguaglianza sociale crescente, in molte famiglie il pesce diventa una rarità come le verdure fresche e gli alimenti non processati.
 
Se le entrate medie in una famiglia sono in calo, la propensione al tradizionale risparmio verrà meno, ci saranno tagli alle spese che potrebbero riguardare la salute e la classica spesa alimentare, il riscaldamento in inverno o la spesa elettrica in estate.
 
Se giriamo per la Pubblica amministrazione, la burocrazia è la principale causa della scarsa produttività, troppe regole astratte, una performance inutile e divisiva, nel frattempo la crescita economica si ferma sotto l’1%,, la  demografia risulta in contrazione (-1,5%), diventiamo un paese di vecchi.
. Abbiamo meno laureati di tante altre nazioni, appena conseguito il titolo la possibilità di trovare un impiego corrispondente al percorso di studio diventa merce rara, poi i laureati guadagnano in proporzione meno di 20 anni fa.
 
Un paese che non si innova, sta fermo, non cresce e alimenta le disuguaglianze anche stipendiali con quel codice Ipca che ormai sta falcidiando il potere di acquisto dei salari. La crescita irrisoria degli stipendi porta molti a emigrare all'estero in cerca di qualche impiego corrispondente al titolo di studio e soprattutto adeguatamente remunerato. 
 
L'Italia della burocrazia fotografa un paese in crisi, crisi acuita dalle guerre, dal rincaro dei generi elettrici e dalle interruzioni nelle catene di approvigionamento.
 
Sorvoliamo sugli scenari geopolitici , sulla  fiducia mal riposta nell'Europa come argine democratico e baluardo della transizione ecologica, in ogni rapporto scientifico del resto è possibile trovare un indirizzo politico incondivisibile, soffermiamoci invece sugli altri contenuti, sul motore della crescita fermo che non sa ripartire, della stagnazione, sullo stress o sul burnout di cui soffre il 30 per cento degli italiani
 
Le aspettative deluse, l'ascensore sociale fermo, la nozione di benessere cambiata nel corso del tempo, i consumi contratti, il grande rilancio del mercato dell'usato specie per vetture, prodotti elettronici, perfino per i vestiti e i mobili della casa che prima rappresentavano una fonte di spesa rilevante, tutto ci riporta ad una visione del paese ben diversa da quella  decantata nella retorica politica. E il mondo reale è quello con cui urge fare i conti

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