Quando la cieca obbedienza diventa contagiosa
Ricordate quanto scriveva Don Milani sui cappellani militari? Probabilmente no, un autore critico come Don Milani nei programmi di studio di Valditara troverà ben poco spazio, la sua figura di pacifista integerrimo lo portò a rileggere la storia d'Italia in una ottica di continue guerre di aggressione guadagnadosi il silenzio e l'isolamento da parte della Chiesta stessa.
Nella Lettera sopra citata, Don Milani chiedeva ai cappellani militari toscani di approvare le sole «armi» dello sciopero e del voto, invitandoli a rispettare le idee altrui si riferiva in particolare agli obiettori di coscienza e a quanti, a caro prezzo, pagavano le loro coraggiose scelte. Per don Milani, è la coscienza e non la cieca obbedienza a guidare l'operato degli uomini di chiesa, la polemica con i cappellani era l'atto finale di una rilettura della storia in una ottica antimilitarista, chi voleva essere la guida morale dei soldati italiani non poteva esimersi dalla contestazione della retorica della patria. Parole forti ma senza dubbio di grande rilevanza storica, prova ne sia che l'insegnamento di Don Milani ha spianato la strada a un cattolicesimo avanzato e attivo nelle lotte per la giustizia sociale e contro la guerra.
Siamo partiti da Don Milani e dalla idea che l’unica guerra di difesa dell’Italia sia stata quella partigiana, ricordando l'isolamento che queste posizioni costarono al Prete di Barbiana per la coraggiosa azione contro la cieca obbedienza, la cultura prettamente militarista, la «deresponsabilizzazione dell’esecuzione di ordini, anche omicidi, impartiti da una autorità»
A distanza di oltre 60 anni i cappellani militari sono rimasti al loro posto, dipendono dall'Ordinariato Militare per l'Italia che funge come una vera e propria diocesi, questa figura assai discussa nel tempo è stata salvaguardata dai vertici della Chiesa e presto potremmo ripercorrere le infauste gesta dei preti che benedicevano gli aerei da guerra, le truppe fasciste in partenza per la Spagna dove combatterono a fianco dei militari e del Franchismo.
Il primato dell’obbedienza continuerà a prevalere, a questo pensavamo vedendo un Cappellano militare ricordare San Maurizio, martire e dal 1941 celeste patrono degli alpini (ndr San Maurizio era un generale romano martirizzato per essersi opposto alla persecuzione contro i cristiani nel III secolo dopo Cristo). Questa lunga premessa si rende necessaria perchè nei prossimi anni il ruolo dei cattolici nella opposizione alla guerra si renderà quanto mai necessario e con esso anche i messaggi radicali come furono quelli di Don Milani.
Mancano infatti figure di riferimento come don Balducci che negli anni in cui si dibatteva sull'esercito professionale riuniva attorno a sè le voci critiche verso i processi di riorganizzazione delle forze armate.
E nel silenzio il militarismo prende corpo, guadagna spazi, legittima ogni sua azione anche sotto forma di iniziative apparentemente scollegate dalla esaltazione della guerra . In questa estate ci siamo imbattuti in ritrovi alpini nel bosco, in iniziative promosse da associazioni locali di promozione turistica con il variegato mondo associativo degli ex militari, gli ingredienti in fondo sono sempre gli stessi: l'immancabile cerimonia religiosa con tanto di omaggio ai caduti nelle guerre di aggressione della seconda e prima guerra mondiale, l'esaltazione della divisa, pranzi o cene con pietanze ribattezzate per l'occasione e con esplicito riferimento alla storia e consuetudine militare.
In taluni casi camminate e corse, dimostrazioni sportive con le associazioni sportive legate alle forze armate o a polizie e guardia di finanza.
L'estate è agli sgoccioli ma anche quest' anno non sono mancati i momenti di ritrovo sotto l'egida del militarismo, perfino le feste di paese non possono celebrarsi senza la presenza della banda militare. Si va costruendo con queste forme di asfissiante presenza militarista un immaginario culturale assai preoccupante, prenderne atto significa allenare il nostro sguardo, la nostra mente a cogliere il diffuso ricorso a questi eventi come strategia ben congeniata.
La cieca obbedienza criticata da Don Milani si costruisce anche con l'assuefazione alla presenza di militari e ai messaggi del militarismo stesso
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