Come il Governo Meloni abbatte il potere di acquisto delle pensioni attraverso la revisione dei coefficienti
Uno stralcio dal documento del
Centro Studi della Confederazione Unitaria di Base
L’aggiornamento
dei coefficienti, dunque, si basa unicamente su dati proiettivi afferenti alla stima
del numero di annualità di erogazione delle pensioni (comprese quelle di
reversibilità). Potremmo dire, per semplificare, che si tratta di dati
riguardanti l’andamento della speranza di vita di entrambi i coniugi.
Non si tiene perciò conto del costante aumento del numero di anni lavorati in
rapporto a quelli passati in pensione; anzi, il maggior montante
contributivo accumulato rimanendo al lavoro più a lungo viene regolarmente
inficiato dalla revisione al ribasso dei coefficienti.
QUANTA PENSIONE ABBIAMO PERSO?
Il Governo
Meloni non ha modificato la formula di calcolo, ma al pari dei governi
precedenti continua a erodere il valore delle nuove pensioni senza dichiararlo
in alcun modo. Come Centro Studi della Cub abbiamo svolto un’analisi per
quantificare quanto sono calate le pensioni da quando è in carica l’attuale
Governo, che ha siglato due aggiornamenti dei coefficienti (2024 e 2026).
Il montante contributivo medio dei
nuovi pensionati nei primi nove mesi del 2026 è stimabile in circa 300.000 €. Vediamo
a quale pensione corrispondano per un lavoratore che va a riposo a 67 anni, coi
coefficienti del 2023, del 2025 e del 2027.
coefficienti
2023 (17,472) à
1.320,84 €, circa 1.124,50 € di pensione netta.
coefficienti
2025 (17,831) à
1.294,20 €, circa 1.071,59 € di pensione netta.
coefficienti
2027 (18,136) à
1.272,35 €, circa 1.056,63 € di pensione netta.


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