giovedì 17 maggio 2018

Le morti sul lavoro non hanno bisogno della retorica

A seguire il comunicato stampa congiunto
Confederazione Unitaria di Base Trasporti Toscana
Sindacato Generale di Base Toscana

Ormai i lavoratori e le lavoratrici sono sempre piu' impauriti, codici disciplinari, repressione e la cultura dell'arrendevolezza hanno prodotto danni incalcolabili, imprigionato le menti in una prigione fatta di luoghi comuni, arrestata ogni azione conflittuale piegandola alle logiche compatibili con il sistema.
Non sono slogans ma l'amara riflessione dopo l'ennesima morte sul lavoro, non passa giorno in cui non ci sia un morto e decine di feriti, dei quali quasi nessuno parla, molti dei feriti riportano danni permanenti.

E dopo  le morti e gli infortuni?

 La retorica mediatica, la manifestazione sindacale di rito, la solidarietà ipocrita delle istituzioni locali, molte delle quali non muovono un dito anche quando potrebbero farlo per chiudere una produzione industriale dannosa all'uomo e all'ambiente, per coadiuvarsi con altre istituzione per il controllo dei cantieri.

 Al contrario  invece decine di agenti di Pm a inseguire migranti per le misure di contrasto dell'abusivismo commerciale, ispettori Inps e Inail ridotti ai minimi termini, documenti di valutazione del rischio secretati ai dipendenti, Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza sempre piu' complici dei datori di lavoro a scambiare la filiera della sicurezza in supina accettazione delle regole imposte dalle aziende, pubbliche o private che siano.

Un altro operaio morto all’Ilva,  si chiamava Angelo Raffaele Fuggiano, era di Taranto, aveva 28 anni e due bambini in tenera età, oggi è stato ucciso dal cavo tranciato di una gru, lavorava in una azienda di manutenzione dentro lo stabilimento.

Non è il primo operaio morto all'Ilva di Taranto, non sarà l'ultimo perchè si lavora in condizioni di grave pericolo e disagio, non siamo noi a dirlo ma gli operai e i dati statistici.

Intanto la Magistratura aprirà una inchiesta, individuerà alcuni responsabili, ci sarà un processo in tempi lunghi e un risarcimento ma nessuno restituirà la vita all'operaio.

Il problema è quindi un altro ma non si vuole affrontare, anzi è l' argomento tabu:
  • perchè in Italia ci sono tanti morti e feriti sul lavoro? 
  • perchè in Italia interi siti contaminati attendono da anni la bonifica? 
  • perchè il testo unico sulla sicurezza è stato rivisto in piu' occasioni con l'intento di addolcire le pene ai responsabili del mancato controllo in materia di salute e sicurezza? 
  • E quale ruolo hanno i rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza? In tante aziende li vediamo piu' vicini ai datori che ai lavoratori, svolgono un ruolo inutile e rituale e non solo perchè le normative impediscono una azione veramente conflittuale ma perchè si considera l'Rls una figura non conflittuale, tale la considerano nella pratica i sindacati complici, gli stessi che hanno fatto della sicurezza un rito ma non quella pratica conflittuale che porti a conquistare migliori condizioni di lavoro e di vita, che sappia contrastare l'aumento dell'età pensionabile, la intensificazione dei ritmi e dei tempi di lavoro, rifiutare il sistema delle deroghe che porta ad aumentare gli orari giornalieri mettendo a rischio la nostra salute e sicurezza                                                                                                                                       
  • Sta qui allora il problema, se il rappresentante dei lavoratori alla sicurezza non vuole confliggere con l'azienda a tutela della salute e sicurezza di tutti\e, finisce con il diventare una figura di rito, inutile e certe volte dannosa. E per noi invece il solo Rls è quello indisponibile a tacere sull'aumento dei ritmi, dell'età pensionabile, degli orari, dei carichi di lavoro crescenti.

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