L’orizzonte definito dall’economia di guerra

 L’orizzonte definito dall’economia di guerra  

intervento della Cub 

alla assemblea contro la militarizzazione dei territori


Un aspetto saliente della nostra riflessione è legato agli scioperi di Settembre e Ottobre 2025 che per la ampia partecipazione non possono rappresentare il parametro di confronto per ogni futura mobilitazione visto che una analisi critica della realtà impone di aprire un dibattito su argomenti divisivi come la riconversione della manifattura da civile a militare, sulla economia di guerra in tutti i suoi risvolti, sull’ampliamento degli organici militari e sulla Legge di iniziativa popolare che a nostro avviso rappresenta un compromesso inaccettabile con cui settori pacifisti entreranno in relazione con il sistema della guerra pensando invece di rifiutarlo in toto. Ma non c'è da meravigliarci, basterebbe ricordare che il ritorno della stessa CGIL nell'alveo della concertazione, ad esempio con la firma dei contratti nazionali della PA, sarà confortante in caso di un eventuale successo elettorale del centrosinistra, eviteranno insomma contenziosi sulle tematiche del lavoro, sui processi di riorganizzazione della dinamica salariale, contrattuale, sul welfare e su altro ancora. E che dire infine dei processi di militarizzazione che in molti territori, sono partiti da anni senza trovare attenzione da parte anche dei settori pacifisti. Nel caso delle basi Usa e Nato riteniamo inutile una mobilitazione? Domanda forse provocatoria ma pertinente alla luce di quanto avviene tra Pisa e Livorno

Dovremmo chiederci ad esempio perché ampi settori sindacali non abbiano mai preso posizione sulla riconversione da militare a civile, attendersi che lo facciano adesso che stanno smantellando parte della manifattura ipotizzando di salvare l’occupazione producendo armi ci pare significativo. Quale sarà poi il rapporto tra la spesa militare e il complesso della spesa pubblica?

Si dice che ogni soldo sottratto al welfare va in armi ma dovremmo sforzarci di quantificare l’entità delle risorse destinate alla difesa rispetto ad altre priorità di bilancio, sapere se fino ad oggi gli stanziamenti siano stati equilibrati ed equo verso alcuni capitoli come welfare, sanità e istruzione, manutenzione del territorio. Che poi l’economia di guerra sia destinata a comprimere ulteriormente alcune voci del welfare è un dato di fatto, da evidenziare che l’attuale welfare da tempo è del tutto inadeguato alle sue funzioni 

Poi ci sono altri capitoli di riflessioni, il ruolo ideologico del Riarmo e dell’economia di guerra, come sia ormai impossibile discernere tra spese militari e non, tra tecnologie civili e militari specie quando si spinge l’economia al riarmo e le mire speculative finanziarie trovano nei titoli legati ai produttori di armi il volano per investimenti redditizi 

L'industria della difesa ai tempi della guerra è stata al centro della discussione Nato ad Ankara, prenderne atto significa capire che ci troveremo i luoghi di lavoro direttamente investiti dal riarmo, enormi capitali spesi per le armi nei paesi Nato e di gran lunga superiori a Cina e Russia, ergo la strategia offensiva dell’Alleanza avrà bisogno di costruire nell’immaginario collettivo pericoli e minacce e le politiche securitarie saranno indispensabili a questo scopo.

La Ue spinge, al pari della Nato, a considerare una minaccia la presenza della Russia e in parte della Cina ma perfino quei paesi che legittimamente scelgano di non cedere i metalli rari a basso costo. Per quale ragione siamo davanti a una corsa al riarmo e soprattutto quali saranno le conseguenze dell’economia di guerra? E’ possibile pensare invece che una parte significativa della classe lavoratrice pensi che la guerra sia lontana e non la riguardi direttamente, questo porta inevitabilmente alla sottovalutazione dell’economia di guerra e ai suoi effetti anche ideologici. Per quale ragione invece la classe lavoratrice oggi dovrebbe rifiutare la nozione di nemico e contrastare l’economia di guerra e il restringersi degli spazi di libertà e di democrazia nel paese? Il pacchetto sicurezza è un’arma lanciata a folle velocità anche contro il protagonismo della classe lavoratrice, è bene ricordarlo

Perché questa corsa al riarmo? Qual è il nemico che si intende realmente contrastare?

Se si vanno definendo i rapporti di forza all'interno dello stesso blocco occidentale, non dimentichiamo che paesi come la Germania con un forte welfare oggi sono in prima fila nella riconversione da civile a militare e all’ombra di questi processi si sta consumando la chiusura di interi siti produttivi e licenziamenti di massa. Quanto accade in Germania presto potrebbe riguardare anche il nostro paese, mettere insieme il rifiuto dell’economia di guerra con la difesa del potere di acquisto e di contrattazione, con le azioni di contrasto ai pacchetti securitari dovrebbe essere pane quotidiano per i movimenti e le realtà sindacali che invece guardano a certe tematiche con una attenzione spasmodica alle simbologie e non ai contenuti pregnanti di questi processi, alla materialità del Riarmo e alle sue mille sfaccettature. Il Riarmo infine determinerà anche dei nuovi equilibri all’ interno all’area europea e tanto maggiore sarà il conflitto verso il Riarmo, l’austerità salariale, le culture divisorie legate a forme di individualismo sfrenato tanto più forti saranno le contraddizioni esistenti. Davanti alla erosione del potere di acquisto, alla materiale impossibilità di arrivare in fondo al mese o di mantenere agli studi i nostri figli, il riarmo e i processi di innovazione tecnologica saranno la ciambella di salvataggio per il sistema capitalistico? E soprattutto quanti avverseranno questo stato di cose riusciranno ad avere la agibilità sindacale, sociale e politica per portare avanti le loro istanze?

Commenti