Pagare meno tasse non aiuta l'economia e rende diseguale la società

Chi paga meno tasse è davvero il più bravo?

 
Una stupida e folle gara attraversa l'arco parlamentare e le forze sindacali, disputa sulla virtuosità intrinseca alla riduzione delle tasse.
Nulla di più lontano dai principi guida della Carta che almeno prevedeva la progressività della tassazione, triste constatazione scoprire, a distanza di decenni, che l'attuale centro sinistra è assai più moderato della Democrazia Cristiana governativa almeno per quanto concerne tassazione e fiscalità generale.
In questi giorni all'esame della Camera è in discussione la legge di assestamento del bilancio, sarà imputabile al caldo ma la disattenzione imperante attorno a questa norma appare a dir poco inquietante.
 
E sempre in questi afosi giorni di inizio agosto il Governo ammette a mezza bocca, e con sommo disappunto, che il drenaggio fiscale determinato per la progressività dell’Irpef ha accresciuto il prelievo sui redditi. Ammissione difficile per chi trasforma la riduzione delle tasse in biglietto da visita elettorale.
La conclusione frettolosa potrebbe essere quella meno auspicabile a rigor di logica ossia arrivare all'ammissione che pur abbattendo le aliquote fiscali non è stata ridotta la pressione fiscale. Ma a questo punto ogni obiezione si infrangerebbe nel muro di gomma delle ovvietà , tuttavia dalla riduzione delle aliquote fiscali i super ricchi hanno tratto enorme giovamento e con loro anche i redditi elevati per i quali 40 anni fa avrebbero applicato percentuali di tassazione ben maggiore.
 
L'astratto principio, secondo cui un'economia cresce se non gravata dalle tasse. va confutato senza remore perchè ci porterà allo smantellamento del welfare universale e alla pretesa datoriale che invece di accrescere i salari reali si debba ridurre la tassazione sugli stessi.
 
A preoccupare sono intanto non solo le tre aliquote fiscali ma la reiterata volontà governativa di non ricorrere all'aumento delle aliquote per far leva sul fisco e accrescere la equità sociale almeno su base redistributiva.
 
Poi il Governo dovrà fare i conti con le previsioni di spesa e interrogarsi se siano stati raggiunti gli obiettivi individuati nel Documento di finanza pubblica di aprile scorso, prima della prossima legge di Bilancio dovranno o aggiustare il tiro o verificare almeno la efficacia delle politiche adottate. 
 
Su questi temi interviene anche il portale La Voce.info con un articolo appena pubblicato
 
Insomma, il governo può scegliere di non introdurre espliciti meccanismi di indicizzazione dell’Irpef, ma non si può far passare il messaggio che gli interventi ex post di compensazione degli incrementi di prelievo in termini reali prodotti dall’inflazione siano sconti fiscali per i contribuenti
 
 
Avere deciso di non applicare all'Irpef un meccanismo di indicizzazione automatica all’inflazione delle componenti dell’imposta è stata una scelta azzeccata o invece la solita ricetta fallimentare frutto della divinità assoluta incarnata dalla riduzione delle tasse?
 
L’inflazione tra il 2019 e il 2025 è stata del 20,6 per cento, eppure i salari sono stati aumentati in misura assai inferiore e, anche sommando rinnovi contrattuali alle riduzioni delle tasse sul lavoro, la perdita, specie per i redditi medio bassi, è evidente.
 
La erosione del potere di acquisto non è uniforme, dipende dal contratto nazionale, ci sono differenze anche su base geografica. Palese che aumenti la pressione fiscale del contribuente quando c’è inflazione (fiscal drag), manca invece una analisi obiettiva dei redditi reali ossia del potere di acquisto che da ogni dato statistico risulta in netto calo.

E se il reddito reale diminuisce anche le tassazioni dovrebbero seguire la stessa sorte, al contrario a minore salario, alla erosione del potere di acquisto non ha corrisposto una ridistribuzione equa dei carichi fiscali
 
La leva fiscale con le tre aliquote e i continui sgravi fiscali non permette alcun equilibrio all'insegna della giustizia sociale, i salari e le pensioni continuano a erodere il loro potere di acquisto, le tasse pagate dai redditi elevati sono in proporzione assai inferiori al passato. Siamo certi che la corsa a pagare meno tasse alla fine porti benefici all'economia e alla equità sociale? Ci sia consentito dubitare di questo mantra e avanzare al contempo innumerevoli obiezioni.
 
 
 
 
 
 

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