Immigrati, emigranti, legali(?) illegali (?), remigrazione

 

 di Tiziano Tussi


Immigrati, emigranti, legali(?) illegali (?), remigrazione. 

Termini oramai consueti per definire un problema di ordine massimo e nuovo nella storia dell’uomo. Sempre gli umani si sono spostati, sempre si sono mescolati ma mai lo hanno fatto producendo un’esplosione di un retroterra storico che ha radici lontane, nel colonialismo e nel neocolonialismo. 

Come affrontare il presente e come risolverlo? Non vi sono rimedi alla portata di mano e questo è dovuto senz’altro alla cecità dei dirigenti dei vari stati ex coloniali, che hanno lasciato deporre sul tempo della storia angherie e sfruttamenti secolari. Ora la storia chiede il conto e nessuno ha il denaro per pagarlo. Sul quotidiano Il Foglio del 1° agosto Alfonso Berardinelli ci propone la sua analisi che ha punti di forte interesse. 

Vediamo: la tesi di fondo è che rispettando un trittico di comportamenti si potrebbe arrivare ad una risoluzione accettabile del problema. “Comprensione, solidarietà e comunicazione sono al primo posto nello spirito di socialità”. Il titolo dell’articolo, infatti, richiama all’assenza della socialità l’origine di ogni problema. Berardinelli imputa all’assenza di socialità quanto ne discende in fatto di criminalità o devianza del buon vivere comune. Aggravato il tutto da una scomparsa dei rapporti diretti sostituiti dalla distanza elettronica. Basti vedere cosa è accaduto a Ceuta recentissimamente anche sulla scorta dei social che hanno spinto alla migrazione di massa per motivi ancora da indagare.

 L’immigrazione pesante di masse di umani in luoghi altri che il proprio sono la motivazione della disomogeneità sociale. Anche in presenza della lotta di casse, e di altri fenomeni simili, le nostre società erano coese, si riconoscevano, pur nei loro differenti valori e richieste veicolate da grandi partiti politici. Mescolanza persa, resa fluida dalle immigrazioni recenti che non hanno base comune tra chi arriva e chi risiede da tempo nei paesi di approdo.

 L’integrazione è essa stessa un concetto fuorviante. Poco proficuo.  Sovente non raggiunto. Lingua, tradizioni culturali, rapporti famigliari sono diversi tra chi emigra e chi risiede da tempo in quello stato. Nascono così solitudini sociali che spaccano ogni omogeneità, ogni comunanza. Basti osservare alcuni gruppi di umani immigrati e la loro lontananza verso il luogo di immigrazione. Una vita nella comunità, con lingua e rapporti famigliari diversi dalla popolazione che lì risiede è il risultato. 

Quindi in maniera logica e di risposta immediata gli autoctoni richiedono a gran voce sicurezza e repressione. Sin qui Berardinelli, che ho riportato con qualche variazione discorsiva. Il ragionamento fila. Senza socialità non vi è pace in nessuna terra. Senza apertura al prossimo non vi è risoluzione al problema. Ma il prossimo dovrebbe aprirsi anch‘esso. Cosa difficile da entrambe le parti. 

Berardinelli chiude così: Le dittature e i regimi autoritari nascono sempre dal caos sociale e dall’insicurezza.” Possiamo certamente accettare il suo ragionamento ma purtroppo questo non risolve nulla in sé. Detta questa verità cosa ci resta da fare? Certamente colpire le mire assurde di stati più o meno rigidi, cercare di fare passare la posizione di sana realtà che tanto nulla al mondo può essere evanescente, nessun problema scompare mai del tutto. La fine di una alternativa al vivere sociale capitalistico che porta con sé tutte queste problematiche aggrava la questione. 

Entrare veramente nell’altro vorrebbe anche dire comprendere che non si può reprimere gli istinti al buon vivere in virtù di profitti stratosferici. Poi queto gap lo si paga, tutti. Certo per i più ricchi e potenti vi è sempre un atollo in mezzo all’oceano nel quale trasferire la propria vita distinta nel lusso e nel godimento, certo c’è sempre un aereo da prendere, uno yacht da armare, insomma alternative ve ne sono. Per questo dovrebbe essere utile un poco di letteratura fantascientifica per fermarsi prima che il nostro mondo divampi in una specie di incendio generalizzato.

 Cosa si dovrebbe aspettare ancora? Ma se l’unica alternativa al capitalismo, che è la lezione di Marx, è stata così bistrattata dai tentativi fatti in epoche passate, se ogni stimolo verso la pienezza dell’esistenza propria e di altri umani diversi da me, per colore della pelle, per tradizioni culturali è stato talmente brutalizzato storicamente ed ha avuto come possibilità ben poco tempo per agire in senso positivo, non reta altro che rimanere ognuno nella propria umanità. Anche se serve ben a poco.  

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