Da milioni di baionette al milioni di posti di lavoro: quando la politica millanta e promette senza mai mantenere gli impegni assunti
Esistono uomini politici che per anni hanno dichiarato tutto e il contrario di tutto, promettendo come si dice mari e monti. Le promesse vane poi si sono scontrate con una realtà ben diversa.
Ma se la spudoratezza resta prerogativa della odierna classe politica, chi possiede qualche strumento di analisi dovrebbe essere di aiuto a confutare i luoghi comuni sui quali si costruisce il successo, la fama e il potere della classe politica.
E' il caso del fatidico milione di posti di lavoro promesso a più riprese da politici e Presidenti del Consiglio come l'aumento delle pensioni, l'abbattimento della Fornero o il recupero del potere di acquisto dei salari. Stando ai dati reali sono le classiche promesse da marinaio, si millantano ricette salvo poi sottrarsi all'analisi dei risultati ottenuti. Promesse che una volta vinte le elezioni si sono scontrate con la cruda realtà dei conti pubblici preferendo dare qualche sforbiciata alle tasse per presentarla come cambiamento epocale.
Correva l'anno 2022 quando forze politiche del centro destra promettevano le pensioni minime a 1000 euro al mese, la realtà ci parla invece di miseri aumenti pari a 10 euro al mese. Oggi vantano la creazione di posti di lavoro, poi scopriamo che i dati sono assai inferiori a quelli sbandierati, come gli aumenti salariali restano pari a un terzo del costo della vita perduto chiedendo allo Stato di compensare in piccola parte con la riduzione delle tasse sui salari. La politica industriale del governo Meloni è stata assai contenuta nel frattempo, i risultati ottenuti sono frutto dei fondi PNRR ma gli effetti di queste risorse sono destinate a durare pochi anni ancora. E dopo? Si inventeranno altre narrazioni
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