L'estate e il lavoro: una analisi approssimativa della Cub di Pisa
L'estate è agli sgoccioli per quanto le temperature siano ancora elevate e decisamente sopra la media stagionale, è tempo di bilanci almeno sul fronte lavorativo.
Tra qualche mese avremo i numeri relativi ai contratti a tempo determinato, agli stagionali, al numero effettivo dei part time o dei full time.
La piaga del lavoro nero è ancora intatta, incurabile per volontà politica, talvolta, almeno rispetto al passato, troviamo dipendenti al nero per poche ore settimanali, il weekend magari, costretti a farlo da salari inadeguati e insufficienti a vivere. Una sorta di corto circuito tra bassi salari, mancate coperture assicurative e previdenziali, assunzioni regolari solo in parte con ore regolari e altre al nero. E paghe orarie gestite senza riferimenti contrattuali...
Ci racconta M. dipendente di una ditta di... che lavorando 4\5 mesi di estate, raccogliendo olive per un altro mese e con i fine settimana nei catering, riusciva a mantenere una famiglia di 4 persone, con grandi sacrifici ma anche dei periodi di tranquillità per seguire i figli. "Ora non è più così, si guadagna meno, gli orari sono flessibili, i carichi di lavoro massacranti, arrivo a metà ottobre esaurito da 12 ore giornaliere, la retribuzione è per lo più al nero e devo tenermi da parte qualche centinaio di euro da versare alla previdenza integrativa delle Poste se voglio tra una decennio andare in pensione senza patire la fame"
Part time, salari bassi e orari sempre più estesi sono la realtà del lavoro stagionale, nel frattempo sono sempre più numerosi i cittadini che cerano riparo nei centri commerciali o negli ipermercati solo per avere adeguati microclima nelle ore più calde, di interventi pubblici in tal senso non si vede l'ombra. Il settore del commercio si va trasformando in terreno dei bassi salari e della massima flessibilità (e non solo oraria), gli orari di apertura si sono dilatati a dismisura, basti pensare che un ipermercato tiene aperto anche 15 o 16 ore in un giorno a seconda dei marchi, della presenza o meno di un sindacato (solitamente sono almeno 13)
E poi il lavoro povero., il part time involontario, imposto o suggerito con forti pressioni, per il Corriere della Sera (Il part-time obbligato che penalizza soprattutto gli uomini e i più giovani (nel commercio) | Corriere.it) l'80 per cento dei lavoratori nel turismo viene assunto part time, per la Cgil il 40 per cento o quasi del commercio si trova nelle medesime condizioni. E sono ben pochi quei lavoratori che scelgono volontariamente il part time, la soglia delle 20 ore settimanali in apparenza genera un rapporto di lavoro stabile, nella sostanza alimenta la povertà perchè con quei soldi si arriva forse solo a metà mese.
E da qui nascono i secondi o terzi impieghi (spesso al nero), una sorta di tacito compromesso dei lavoratori che rinunciano a lottare per ampliamenti orari in cambio della disponibilità datoriale ad aggiustare gli orari per consentire il secondo o il terzo impiego. Accade in alcune ditte di pulizie dove le lavoratrici sono state disponibili ad anticipare l'orario di ingresso senza maggiorazione contrattuale, e senza sindacato, in cambio la ditta (o cooperativa) ha aggiustato gli orari per consentire un altro lavoro.
Sempre in questa estate, allo sportello Cub di Pisa, abbiamo ascoltato storie di contratti part time regolarizzati corrispondenti alla metà degli orari svolti, retribuzioni al nero pagate 10\11 euro all'ora. Ma sono sempre meno i lavoratori e le lavoratrici che si rivolgono al sindacato e quando lo fanno è perchè non hanno ricevuto le spettanze pattuite o perchè il datore di lavoro assume comportamenti prevaricatori come avvenuto in un pastificio della provincia di Pisa o in un bar del centro. Ci chiedono il silenzio chiedendo di conoscere i loro diritti, parlare con l'ufficio legale, acquisire informazioni salvo poi scomparire. Ci si rivolge al sindacato come a un centro di ascolto, per acquisire qualche informazione e poi avere maggiori strumenti per aprire una sorta di contrattazione individuale.
Una lavoratrice addetta al bar di un Bagno ci ha raccontato che da 7 anni la sua paga oraria è la stessa, prende gli stessi soldi del 2019 nonostante l'aumento del costo della vita, la differenza sta in una sorta di mancia pari a 50 euro al mese (sotto forma di rimborso della benzina) o in pasto da consumare con il compagno gratuitamente al ristorante del bagno.
Commenti
Posta un commento