No ai licenziamenti politici!!

 Esistono ancora i licenziati politici? 


Risposta affermativa, avere assunto alcune posizioni scomode, avere intrapreso iniziative sindacali e politiche nei luoghi di lavoro ha portato al licenziamento di lavoratori, lavoratrici, delegati e delegate. Nulla di nuovo con la differenza che rispetto al passato regna la divisione, l’assenza di solidarietà, di casse di resistenza uniche a sostegno delle vittime della repressione e a prescindere dalla appartenenza sindacale, fatta eccezione per quanto sta avvenendo al San Raffaele di Milano, in cui il lavoro sindacale di anni ha costruito rapporti, tra sindacati di base e associazioni dell'utenza. Abbiamo deciso di leggere questo intervento per pesare le parole ma anche per non cadere negli slogan, nella retorica priva di senso, nella autoreferenzialità

Cosa abbiamo fatto negli ultimi anni per contrastare i codici etici e di comportamento aziendali, quell’insieme di regole che Enti pubblici e imprese private hanno assunto a tutela dei propri interessi? Molte di queste regole sono state costruite ad arte, alimentate nel tempo per offrire riferimenti normativi da invocare per i licenziamenti, le sospensioni, le sanzioni, le cause per danno di immagine. Se in taluni casi, nella Pubblica amministrazione, l’intervento della Magistratura contabile è scontato, in altri si ricorre al Giudice ordinario.

Nella logistica molti delegati scomodi sono stati allontanati con vari stratagemmi, siamo arrivati a dei licenziamenti collettivi ove il livello di conflittualità era più elevato, ci sono casi che hanno avuto la giusta rilevanza nazionale ed altri ai quali si dedica, quando va bene, un trafiletto nella cronaca locale.

Negli ultimi mesi la nostra organizzazione sindacale è stata colpita da alcuni licenziamenti pesanti che hanno colpito dirigenti nazionali della Confederazione Unitaria di Base. Delio Fantasia operaio di Stellantis a Cassino e responsabile dei metalmeccanici del Lazio, Margherita Napoletano coordinatrice Rsu del San Raffaele e coordinatrice nazionale Cub sanità e Simone Vivoli responsabile nazionale dei metalmeccanici della Cub. Stellantis, San Raffaele, Tim, datori di lavoro potenti con interi uffici legali a loro disposizione. Non troverete scritti i reali motivi dei licenziamenti, non sarebbe possibile fare esplicito riferimento al loro ruolo sindacale, alle denunce quotidiane a tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il licenziamento politico colpisce attraverso i codici di comportamento, le contestazioni per alcuni fatti, aggira e neutralizza la natura politica del licenziamento collegandolo a presunte inadempienze del lavoratore o lavoratrice che sia. Attenzione : la responsabilità del licenziamento non è mai del datore o padrone che sia, è invece il salariato ad avere commesso errori, a non avere rispettato le norme, un rovesciamento della realtà che pone sul banco degli imputati chi contesta lo status quo. 

Margherita paga mesi di incessante campagna anche a mezzo stampa contro i vertici aziendali e il sistema della sanità lombarda, le sue testimonianze sui giornali e sulla trasmissione Report pesano non poco su questo licenziamento che avviene per altri motivi già impugnati dai nostri legali, stesso discorso vale per Simone e per Delio.

In una situazione sociale ed economica difficile che vede i paesi europei in evidente affanno, con l’economia di guerra che sposta ingenti capitali da produzioni civili a militari, se i sacrifici economici vengono imposti alla forza lavoro mentre accrescono gli utili e i privilegi tra gli azionisti, il licenziamento politico diventa una straordinaria arma di normalizzazione dei luoghi di lavoro. La pace sociale viene imposta con i contratti nazionali siglati con aumenti irrisori e pari alla metà del potere di acquisto perduto, la pace sociale si afferma con pratiche repressive e di normalizzazione dei luoghi di lavoro licenziando lavoratori e delegati scomodi.

Davanti a questi processi le autorità locali non prendono quasi mai posizione, temono di attirarsi l’ira dei padroni, un ulteriore esempio della caduta verso gli inferi della politica istituzionale. Oppure, come nel caso del San Raffaele, non riescono a svolgere alcuna pressione.

 I licenziamenti politici sono sempre più diffusi ma mai a chiamarli con il loro nome, non sia consentito ripristinare la verità anche attraverso il corretto uso delle parole, l’operazione mistificatrice avviene anche costruendo un immaginario collettivo lontano anni luce dalla realtà. Chi non confligge difficilmente capirà che quanto avvenuto a Delio, Simone e Margherita rappresenta l’ordinaria amministrazione di una realtà nella quale la criminalizzazione del dissenso e del conflitto si manifesta con forza nei luoghi di lavoro, nella attuazione di norme penali che inventano di sana pianta continui reati puniti con anni di carcere come avviene annualmente con le continue revisioni del Pacchetto sicurezza. Sono migliaia le denunce per le manifestazioni di settembre ed Ottobre 2025, solo in Toscana sono quasi 300 gli attivisti, i militanti mandati a processo. Ben venga allora un percorso di solidarietà attive, la istituzione di comitati locali contro la repressione capaci di includere tutte le vittime dei processi repressivi.

 Dal canto nostro continueremo a tenervi informati sui licenziamenti politici, ne abbiamo tralasciati altri , ad esempio lavoratori i cui datori di lavoro erano sindacati rappresentativi firmatari dei contratti, lavoratrici che avevano organizzato presidi sindacali e invece della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a indeterminato hanno ricevuto la lettera di licenziamento per i più svariati motivi. 

Ai padroni non mancano gli argomenti e le norme quando si tratta di normalizzare i luoghi di lavoro e il corpo sociale, a noi invece manca quella antica e semplice solidarietà di classe senza la quale il sindacato è destinato a soccombere. 

 

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