Ancora attestati di solidarietà con Margherita. Due attivisti contro la militarizzazione al presidio permanente

 

Esprimiamo solidarietà a Margherita Napoletano coordinatrice sindacale delle RSU dell’ospedale San Raffaele (Mi), licenziata perché avrebbe “messo in pericolo la sicurezza di una studentessa minorenne presente in un’aula sindacale dell’ospedale mentre svolgeva il suo tirocinio.  Inizia con questa frase la intervista(breve) a Federico Giusti ed Elena Abate presenti nel presidio permanente per chiedere la riammissione al lavoro della rappresentante sindacale. Un presidio partecipato che ogni giorno riceve nuove visite e attestati di solidarietà: attivisti sindacali e politici, terminali associativi, semplici cittadini e lavoratori che vogliono esprimere vicinanza a Margherita. Dopo gli incontri dei giorni scorsi e la promessa di portare il caso in Regione siamo in una situazione di stallo, per questo dopo la sospensione dello sciopero della fame prosegue invece il presidio permanente.



I motivi del licenziamento, e la ragione per la quale è attivo un presidio, sono tuttavia ben altri: aver denunciato carenza di personale, turni insostenibili e il ricorso crescente alle esternalizzazioni tramite cooperative, un modello che frammenta le responsabilità, indebolisce la qualità dell’assistenza e scarica sui lavoratori il peso di scelte aziendali orientate al risparmio. Margherita ricorda che la sanità privata accreditata vive attraverso fondi pubblici ma risponde a logiche privatistiche. Per chi si trovasse fuori dalla Lombardia è sempre possibile sottoscrivere la petizione contro il licenziamento di Margherita  https://c.org/LsGQJQVf5B

Elena e Federico sono rispettivamente collaboratrice scolastica (Ata) e operaio degli enti locali, (accomunati dalla militanza nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) la loro voce antimilitarista arriva a sostegno dei lavoratori licenziati; infatti, Elena tiene a ricordare siamo solidali con le lavoratrici e i lavoratori in lotta. Infatti, oggi più che mai, sappiamo che ogni soldo sottratto alla cura del personale, al welfare e alla sanità va alle spese militari.

La tecnica del “ribaltamento e mistificazione “che porta paradossalmente i delegati e i lavoratori scomodi a doversi difendere da sanzioni, licenziamenti e processi per avere denunciato situazioni insostenibili nell’interesse della cittadinanza tutta è ormai tecnica collaudata. E quanto è accaduto a Margherita che per prima ha sollevato la questione sicurezza in ospedale e alla quale è stata rivolta l’accusa di non aver messo in sicurezza la tirocinante e di non essere “degna” di fiducia.

La stessa cosa succede ai tanti lavoratori scolastici che volendo parlare a scuola di guerra e conflitti attuali vengono silenziati dai Dirigenti Scolastici o dai loro stessi colleghi, accusati di fomentare rabbia o confusione, sottoposti a ispezioni e procedimenti disciplinari, isolati e sminuiti come esseri umani e docenti/lavoratori.

Riprende il ragionamento Federico Giusti che è anche un delegato sindacale

Le tecniche repressive, con le quali si colpiscono i lavoratori e i delegati sindacali conflittuali, segnalano l’esistenza di una militarizzazione strisciante e a tutto tondo nei luoghi di lavoro che ci vorrebbe piegare alla cieca e insana obbedienza, al silenzio anche davanti a situazioni socialmente ed eticamente inaccettabili. I codici di comportamento, l’obbligo di fedeltà sono il frutto di tecniche prettamente militari importati nella Pubblica amministrazione, sono decine i lavoratori e le lavoratrici licenziati in questi anni, per questo chiunque oggi sia contro la guerra non può che solidarizzare con Margherita.

Nel comunicato stampa firmato dai due attivisti si racconta di due mondi, scuola e sanità, in cui ogni giorno avvengono interventi intimidatori che mirano a costruire un clima di paura. Il licenziamento di Margherita è un ulteriore esempio di come accanto alla militarizzazione dei territori esiste il restringimento degli spazi di libertà, democrazia e partecipazione. “Vogliono costruire un clima da caserma” anche nei luoghi di lavoro per evitare ogni pubblica denuncia a tutela del servizio e della salute di lavoratori e cittadinanza tutta.

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