Il business delle armi

 L'aiuto mili­tare all'Ucraina si è trasformato in vero e proprio business con un vastissimo pro­gramma di com­messe indu­striali per la difesa euro­pea. Se nei primi 6 mesi della guerra si inviavano armi già in dotazione agli eserciti europei e quindi provenienti dagli arsenali nazionali, negli ultimi 24 mesi sono state inviate solo armi di ultima generazione  e i due terzi degli aiuti mili­tari inviati in Ucraina escono dalle indu­strie della difesa europea. 


Superano 35 miliardi di euro gli aiuti militari e le commesse europee per l'industria della difesa, fin qui notizie conosciute, meno conosciuto il sistema di finanziamento e di rimborsi con i soldi pubblici.

 
Ne parla Il Fatto Quotidiano, in un articolo di Cosimo Caridi nella edizione del 25 Agosto
 
Uno dei canali più uti­liz­zati per que­ste spese è stato l’euro­pean Peace Faci­lity. Ogni Stato mem­bro dell’ue ha facoltà di chie­dere alle isti­tu­zioni un rim­borso per i sistemi d’arma inviati a Kiev. Il dato finale non è ancora cer­ti­fi­cato, ma Bru­xel­les ha mobi­li­tato 6,4 miliardi, men­tre le richie­ste di rim­borso sono sette volte supe­riori: circa 43 miliardi di euro. Per que­sto tipo di com­messe i dati non sono inte­ra­mente pub­blici, ma ci sono mec­ca­ni­smi che emer­gono. Nel 2023 l’agen­zia fede­rale tede­sca per gli acqui­sti mili­tari ha fir­mato con la Diehl Defence un con­tratto per 1280 mis­sili Iris-t. Il finan­zia­mento, oltre 100 milioni di euro, è arri­vato attra­verso un capi­tolo di spesa che non pesa sul bilan­cio della Difesa, per­ché appo­si­ta­mente segna­lato come rim­borso per spese fatte per soste­nere l’ucraina. Il mec­ca­ni­smo è stato repli­cato per altri con­tratti.
 
Che dire poi della istituzione di fondi comuni che finanziano, con soldi europei o Nato, la produzione militare nelle aziende ucraine. Scontato che se il fondo comune è gestito dagli Usa le armi da acquistare siano di loro produzione, lo stesso discorso vale per l'Unione Europea.

In questa situazione le azioni delle principali industrie di armi sono cresciute almeno del 50 per cento (per tenerci bassi),  la lista dei beneficiari è lunga , si va da Leonardo a Rhein­me­tall, da Mbda che intanto ha rad­dop­piato la pro­du­zione dei mis­sili tra il 2023 e il 2025, alle meno note aziende tede­sche Renk, Diehl e Hen­soldt fino alla Cze­cho­slo­vak Group o alla fran­cese Tha­les 

Se il conto della guerra è salato per le famiglie e i salariati, i vantaggi dei produttori di armi sono innegabili, per questo continua a soffiare il vento dei conflitti bellici.

Commenti