Rapporto Cepal 2026: in America Latina si conferma la fase di bassa crescita strutturale
Rapporto Cepal 2026: in America Latina si conferma la fase di bassa crescita strutturale
Come di consuetudine, ad agosto, la
Commissione economica per l'America Latina e i Caraibi (Cepal) ha pubblicato
una nuova edizione del suo rapporto annuale " Indagine economica sull'America Latina e i Caraibi 2026” dal titolo
“Crescita e produttività in un contesto di elevata informalità: limiti e sfide
per promuovere la formalizzazione produttiva nella regione", dal quale estrapoliamo la seguente
sintesi.
Crescita bassa in una nuova era geopolitica
Nel corso del 2025, la regione ha dimostrato resilienza
di fronte a un contesto internazionale riconfigurato e altamente incerto. Il
PIL regionale è cresciuto del 2,4%; l'inflazione ha continuato a convergere
verso gli obiettivi delle banche centrali; l'occupazione ha continuato ad
espandersi, seppur a un ritmo più lento; e i salari reali hanno mantenuto la
loro ripresa. Allo stesso tempo, il disavanzo delle partite correnti (vedi glossario al termine) è rimasto a un livello
moderato, pari all'1,2% del PIL regionale, e gli afflussi netti di capitali
(vedi glossario al termine) hanno sostenuto l'accumulo di riserve
internazionali.
Entro il 2026, si prevede un rallentamento dell'economia
globale, con una crescita del 2,9%, il tasso più basso dal 2022. Le rivalità
geopolitiche e le interruzioni nell'approvvigionamento energetico hanno fatto
aumentare i prezzi del petrolio, dei fertilizzanti e dei trasporti, mentre i
tassi di interesse internazionali persistentemente elevati e il rafforzamento
del dollaro potrebbero inasprire le condizioni di finanziamento per le economie
emergenti.
A livello regionale, la Cepal prevede una crescita per
l'America Latina e i Caraibi del 2,2% nel 2026 e del 2,5% nel 2027, con una
marcata eterogeneità a livello subregionale. Si prevede che il Sud America
crescerà del 2,5% sia nel 2026 che nel 2027. In America Centrale, la crescita è
prevista dell'1,6% nel 2026 e del 2,8% nel 2027. Questo risultato è influenzato
dalle contrazioni previste a Cuba e Haiti. Escludendo queste due economie, la
media subregionale sarebbe del 4,0% per il 2026 e del 4,2% per il 2027. Si
prevede che i Caraibi cresceranno del 5,6% nel 2026 e del 7,9% nel 2027,
trainati dalla forte crescita della Guyana; escludendo questo paese, la media
subregionale sarebbe dell'1,1% nel 2026 e del 2,2% nel 2027 (tab. 1).
L'inflazione rimarrebbe contenuta, sebbene la sua
convergenza verso gli obiettivi sarebbe più lenta. Il recente shock dei prezzi
si è concentrato principalmente sull'energia e sui fertilizzanti, con una
trasmissione al settore alimentare più limitata rispetto agli episodi
precedenti. Tuttavia, l'aumento dei costi energetici potrebbe ritardare
ulteriori riduzioni dei tassi di interesse. In questo scenario, la Cepal
sottolinea l'importanza di preservare la credibilità monetaria e di utilizzare
attivamente gli strumenti macroprudenziali per mitigare i rischi finanziari.
Sul fronte del mercato del lavoro, il numero di occupati
è aumentato dell'1,6% nel 2025, con un incremento di circa 4,3 milioni di posti
di lavoro, ma il ritmo di creazione di occupazione ha rallentato per il terzo
anno consecutivo. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,3% e l'occupazione
informale ha continuato a diminuire, pur rappresentando ancora circa la metà di
tutti gli occupati. Gli indicatori per l'inizio del 2026 confermano
un'espansione più moderata dell'occupazione e mostrano che la possibilità di
sostenere i miglioramenti del mercato del lavoro dipenderà sempre più da un
aumento degli investimenti, della produttività e della crescita.
In ambito fiscale, la stabilizzazione del debito pubblico
lordo intorno al 52% del PIL in America Latina non è stata sufficiente a
ricostituire lo spazio di bilancio. La bassa crescita, gli elevati costi di
finanziamento e l'aumento degli interessi passivi limitano le risorse
disponibili per incrementare gli investimenti pubblici, la protezione sociale e
accelerare la trasformazione produttiva. Nei Caraibi, il debito pubblico lordo
ha raggiunto quasi il 73% del PIL nel 2025, rafforzando ulteriormente le stesse
limitazioni al perseguimento di uno sviluppo più produttivo, inclusivo e
sostenibile.
Tabella 1: variazione percentuale del Pil reale in
America Latina e Caraibica nel 2025 e proiezione per 2026 e 2027, in base ai
dati aggiornati al 30 giugno 2026. Fonte Cepal
|
|
2025 |
2026 |
2027 |
|
América Latina y el Caribe |
2.4 |
2.2 |
2.5 |
|
América Latina |
2.3 |
2.2 |
2.4 |
|
América del Sur |
2.6 |
2.5 |
2.5 |
|
Argentina |
4.5 |
3.3 |
3.4 |
|
Bolivia (Estado Plurinacional de) |
-1.6 |
0.5 |
0.8 |
|
Brasil |
2.3 |
2.2 |
2.2 |
|
Chile |
2.5 |
1.6 |
2.2 |
|
Colombia |
2.6 |
2.6 |
2.5 |
|
Ecuador |
3.7 |
2.4 |
2.5 |
|
Paraguay |
6.6 |
4.3 |
4.0 |
|
Perú |
3.4 |
3.2 |
3.3 |
|
Uruguay |
1.8 |
1.5 |
2.2 |
|
Venezuela (República Bolivariana de) |
8.9 |
6.5 |
6.5 |
|
América Central y México |
1.0 |
1.4 |
2.2 |
|
México |
0.5 |
1.3 |
1.9 |
|
América Central |
2.3 |
1.6 |
2.8 |
|
América Central (excl. Cuba y Haití) |
3.8 |
4.0 |
4.2 |
|
Costa Rica |
4.6 |
3.7 |
3.9 |
|
Cuba |
-3.8 |
-10.3 |
-5.1 |
|
El Salvador |
3.9 |
3.9 |
3.7 |
|
Guatemala |
4.3 |
4.0 |
4.1 |
|
Haití |
-2.7 |
-1.9 |
-0.7 |
|
Honduras |
3.8 |
3.5 |
3.7 |
|
Nicaragua |
4.9 |
4.5 |
4.0 |
|
Panamá |
4.4 |
4.4 |
4.6 |
|
República Dominicana |
2.1 |
4.0 |
4.4 |
|
El Caribe |
6.1 |
5.6 |
7.6 |
|
El Caribe (excl. Guyana) |
1.4 |
1.1 |
2.2 |
|
Antigua y Barbuda |
5.0 |
3.5 |
3.5 |
|
Bahamas |
3.8 |
2.0 |
2.2 |
|
Barbados |
2.9 |
2.5 |
2.2 |
|
Belice |
2.6 |
2.5 |
2.3 |
|
Dominica |
3.1 |
3.1 |
2.8 |
|
Granada |
4.4 |
3.5 |
3.5 |
|
Guyana |
19.3 |
16.2 |
19.7 |
|
Jamaica |
0.1 |
-1.2 |
2.5 |
|
Saint Kitts y Nevis |
2.7 |
2.0 |
2.5 |
|
San Vicente y las Granadinas |
3.4 |
3.0 |
2.6 |
|
Santa Lucía |
-0.5 |
2.0 |
1.5 |
|
Suriname |
3.2 |
3.5 |
4.4 |
|
Trinidad y Tabago |
-0.5 |
0.8 |
1.5 |
La nostra analisi
Il quadro generale che
emerge dal rapporto annuale della Cepal conferma la persistenza di una fase di bassa
crescita strutturale, prevista mediamente al 2,3% annuo nel quinquennio
2023-207 e all’1,7% nel decennio 2018-2027 (grafico 1), condizionata dalla
debolezza degli investimenti e della produttività, con la modesta espansione
economica che continua prevalentemente a poggiare sui consumi privati e sulle
esportazioni. Trova così conferma che uno dei problemi centrali dell’economia
latinoamericana, oltre al modello di sviluppo estrattivo di stampo post
coloniale, risulta il basso livello degli investimenti che frenano lo sviluppo
della capacità produttiva e delle nuove tecnologie.
In considerazione, di ciò le previsioni per il 2026 indicano per
l’America Latina e Caraibica una crescita media del solo 2,2% (tab. 1) anche a causa anche di un contesto
internazionale condizionato da una spiccata incertezza, determinata
dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche causate dalle guerre in Medio
Oriente che si riflette in un rallentamento dell’economia mondiale prevista
dalla Cepal al 2,9% dal 3,4% del 2025 (tab. 2).
Contrariamente a quanto avvenuto di frequente negli anni passati, a
livello subregionale rileviamo un maggior dinamismo economico nell’America
Meridionale la cui crescita è prevista al 2,5%, rispetto alla subregione
“Messico e America Centrale” (1,4%). A riguardo della sola America Centrale la
Cepal riporta anche il dato al netto della recessione di Cuba (-10,3%) e Haiti
(-1,9%), il quale si attesta così al +4,0%, in pratica ad un livello in linea
con quello degli anni precedenti.
Parimenti la regione dei
Caraibi che nel complesso cresce di un ragguardevole 5,6%, grazie alla
imponente prestazione della Guyana (+16,2%) sospinta dall’incremento
dell’estrazione petrolifera da parte delle company statunitensi[1],
la Cepal ne offre il dato senza la ex colonia britannica che in quel caso
ripiega a un modesto 1,1%, al di sotto della media del subcontinente.
Tabella 2: evoluzione dei principali indicatori del contesto internazionale periodo 2025-27. Cepal
Nella sua analisi la Cepal evita riferimenti e analisi di carattere politico, tuttavia, è opportuno specificare che la grave recessione di Cuba del 2026, che appesantisce il trend dello scorso anno (-3,8%) con previsione di continuità anche per il prossimo (-5,1%), è determinata dalla politica di strangolamento economico, finanziario e commerciale implementata dall’amministrazione Trump. Il Tycoon ha pesantemente inasprito il più che sessantennale bloqueo causando una crisi economica e sociale[2] senza precedenti al fine, per ora vano, di indurre un regime change all’Avana.
Quest’ultima vera e propria ossessione del segretario di Stato,
Marco Rubio, esponente di punta della comunità cubana di Miami composta dai
ricchi fuoriusciti dall’isola al momento della Revoluciòn nel 1959 e che
da allora non hai mai smesso di operare con ogni mezzo per la fine del governo
socialista e il ritorno alla subalternità neocoloniale.
Per quanto riguarda Haiti,
già paese più povero del subcontinente, dal 2018 sta vivendo una fase di crisi
politica, economica e sociale strutturale che sembra non trovare soluzione di
continuità anche per il disinteresse degli Stati Uniti. Washington, che da
decenni controlla il paese, dopo averlo occupato militarmente nel 2015 non
sembra intenzionato a risolvere la situazione di caos permanente dovuto attualmente
anche alla mancanza di un Primo Ministro dopo le dimissioni di Ariel Henry nel marzo
del 2024, avvenute a seguito dell’occupazione della capitale operata dalle
bande criminali, e successiva assunzione del potere ad interim da parte del
Consiglio Presidenziale di Transizione.
Altro aspetto da rilevare, in tale poco confortante quadro, dell’attuale fase latinoamericana risulta il fatto che il rallentamento dell’economia sta avvenendo nonostante l’avanzo commerciale determinato della dinamica favorevole dell’indice aggregato delle quotazioni borsistiche delle materie prime (commodity) che per il 2026 è rilevato al momento in crescita media del 15,5%, con l’indice dell’energia a +23,7% e quello dei minerali a +19,2% (tab.2).
Tipologie di materie prime che,
insieme a quelle agricole, rivestono una percentuale prevalente nell’export dei
paesi latinoamericani, soprattutto della subregione Meridionale, essendo tutti
caratterizzati, seppur a vario titolo, da un’economia di stampo estrattivo.
Tant’è che il saldo commerciale di soli beni dei principali 14 paesi del
subcontinente nel primo trimestre del 2026 è salito a +18 miliardi di dollari
dovuto a un export di 384 miliardi e un import di 366, mentre nel
corrispondente periodo dell’anno precedente aveva accusato un disavanzo di -5
miliardi di dollari conseguente ad un export di 330 miliardi e un import di 335
(grafico 2).
La crescita tendenziale dell’interscambio totale dell’America Latina, oltre che all’aumento delle quotazioni delle materie prime, è riconducibile alla sensibile intensificazione delle relazioni commerciale bilaterali con la Cina, le quali dai 12 miliardi di dollari del 2000 sono salite a ben 549 miliardi nel 2025, con ulteriore incremento del 15,4% nei primi sette mesi di quest’anno. Un’espansione senza precedenti per livelli di tassi di crescita annui che ha portato la Cina ad essere il primo partner commerciale dell’America Meridionale, la subregione di gran lunga economicamente più rilevante, superando gli Stati Uniti ed il secondo dell’interno subcontinente.
Ciò grazie alle condizioni più eque dei termini di
scambio, ad accordi di libero scambio e a progetti infrastrutturali come il già
operativo dal 2024 porto di Chancay in Perù e il Corridoio ferroviario
bioceanico[3]
che dal porto brasiliano di Bahia si concluderà una volta completato proprio
nel mega terminal peruviano. Infrastrutture strategiche entrambi progettate e
finanziate dalla Cina e per quanto riguarda il porto di Chancay anche gestito
dalla Cosco Shipping.
Grafico 2: evoluzione dell’interscambio di beni dei principali 14 stati
latinoamericani da gennaio 2025 a marzo 2026 in miliardi di dollari. Fonte:
Cepal
Conclusioni
In definitiva, la debolezza più
che decennale del ciclo economico latinoamericano rilevata dalla Cepal fornisce
indubbio riscontro oggettivo alla tesi del sociologo Venezuelano Miguel
Saavedra, in base alla quale il subcontinente sarebbe entrato a partire dal 2015
in una fase di “stagnazione strutturale neocoloniale” determinata da un’economia
estrattiva, scarsi investimenti e bassa produttività.
Infine, il ritorno in grande
stile della Dottrina Monroe sul subcontinente, vigorosamente implementata da
Trump dal suo secondo insediamento alla Casa Bianca ad inizio 2025, ha impresso
una decisa svolta a destra alla geografia politica della macroregione con 7
vittorie di candidati di destra, dei quali ben 6 della parte estrema, nelle
ultime 7 tornate presidenziali: in ordine cronologico Rodrigo Paz in Bolivia
(unico della destra tradizionale), la rielezione di Daniel Noboa in Ecuador,
Nasry “Tito” Asfura in Honduras, Josè Kast in Cile, Laura Fernandez in Costa
Rica, Keiko Fujimori in Perù e Abelardo De La Espriella in Colombia.
Il riaffermarsi delle destre comporta inevitabilmente un marcato ritorno
delle politiche neoliberiste ed estrattiviste, le quali se da un lato, almeno
inizialmente, determinano un miglioramento dei fondamentali macroeconomici
(crescita del Pil e riduzione del tasso di inflazione in primis), dall’altro,
soprattutto in caso di riscorso ai prestiti del Fmi, sin dai primi
provvedimenti (tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, liberalizzazioni e
apertura al capitale estero) causano un netto peggioramento delle condizioni
sociali e nel medio-lungo termine anche di quelle economiche, come la storia
dell’Argentina a partire dalla presidenza di Carlos Menem negli anni ’90 del
secolo scorso dimostrano.
In considerazione di ciò ai
tassi di crescita dell’Argentina al di sopra della media del subcontinente nel
biennio 2025-26 è opportuno affiancare quelli dell’aumento della povertà e
della vulnerabilità sociale, i quali cumulati, secondo la Uca (l’Università
Cattolica Argentina) e gli esperti del Conicet (Consejo Nacional de
Investigazioni Cientificas y Técnicas) ad inizio anno interessavano il 67%
della popolazione[4],
per avere un quadro più significativo delle politiche iperliberiste del
sedicente anarco-capitalista Xavier Milei.
Andrea Vento
Gruppo Insegnanti di
Geografia Autorganizzati
22 agosto 2026
Glossario
economico
1) Il conto delle partite correnti rappresenta una componente della bilancia dei pagamenti. In
particolare, tale sezione registra tutte le transazioni tra residenti e non
residenti per voci diverse da quelle finanziarie.
Il conto delle partite correnti si suddivide
in:
- bilancia commerciale, che
presenta il saldo delle voci relative alle importazioni e alle esportazioni di
beni e merci;
- bilancia dei servizi e dei redditi,
che presenta il saldo delle voci relative ai trasporti, ai viaggi, agli scambi
di servizi come quelli finanziari, assicurativi, informatici, alle royalties,
alle comunicazioni, costruzioni, ecc.;
- bilancia dei trasferimenti unilaterali, che presenta le voci riguardanti i trasferimenti di denaro in entrata e in uscita che non sono contropartita di operazioni commerciali (ad esempio le rimesse degli emigrati).
2) Il deflusso di capitali e l'afflusso di capitali sono
termini utilizzati per descrivere il movimento di denaro tra paesi in termini
di investimenti diretti, investimenti in portafoglio e altri tipi di
transazioni finanziarie.
Gli afflussi
netti di capitali sono la quantità di denaro che entra in un
paese dall'estero meno la quantità di denaro che esce dal paese verso l'estero.
Un valore positivo indica che gli investimenti esteri nel paese superano quelli
fatti dal paese all'estero.
Deflusso di
Capitali
Il deflusso di capitali si verifica quando i fondi
escono da un paese a causa di eventi come instabilità politica o economica,
tassi di interesse bassi, o opportunità di investimento più attraenti altrove.
Questo può avere un impatto negativo sull'economia di un paese, poiché riduce
la quantità di capitale disponibile per gli investimenti interni.
Afflusso di Capitali
L'afflusso di capitali, al
contrario, si verifica quando i fondi entrano in un paese. Questo può essere il
risultato di tassi di interesse elevati, stabilità politica o economica, o
opportunità di investimento attraenti. L'afflusso di capitali può stimolare la
crescita economica fornendo fondi per gli investimenti.
Da Cosa Dipendono?
Il deflusso e l'afflusso di capitali dipendono da una
serie di fattori, tra cui:
- Tassi di interesse: I paesi con tassi di
interesse più elevati tendono ad attirare più capitali.
- Stabilità economica e politica: I paesi stabili tendono
ad attirare più investimenti.
- Opportunità di investimento: Se un paese ha molte
opportunità di investimento attraenti, è probabile che attiri più
capitali.
- Regolamentazione: Le politiche governative
e le regolamentazioni possono influenzare il movimento dei capitali. Ad
esempio, un paese che impone restrizioni sugli investimenti esteri
potrebbe vedere un deflusso di capitali.
In conclusione, il deflusso e l'afflusso di capitali
sono fenomeni complessi che dipendono da una serie di fattori economici,
politici e regolamentari.
[1] Per approfondire: “Guyana: formidabile crescita estrattivista ma
scarse ricadute sociali” di Andrea Vento
[2] Il tasso
di mortalità infantile a Cuba è aumentato in modo significativo, passando da
4,0 decessi ogni 1.000 nati vivi nel 2018 a circa 9,9 nel 2025, con un
incremento del 148% in sette anni. I tassi di
sopravvivenza al cancro infantile sono scesi dall'85% al 65% e dall'embargo
statunitense i farmaci essenziali sono disponibili solo al 30% circa dei
livelli di fornitura abituali. Fonte: L’Espresso
[3] “I
Corridoi bioceanici: i nuovi progetti infrastrutturali latinoamericani” di
Andrea Vento
[4] https://ilmanifesto.it/argentina-poverta-in-calo-o-maquillaje
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