La guerra ci presenta il conto: 12 miliardi di euro per i rincari tra carburanti, gas ed energia elettrica
Quasi 12 miliardi di euro in sei mesi., tanti sono i soldi che abbiamo pagato per il rincaro dei generi elettrici e a seguito dalla guerra contro l'Iran. Sono dati diffusi dalla Cna relativamente al periodo compreso tra il 1 Marzo di quest'anno e il mese di agosto, a tanto ammonta il maggiore esborso per carburanti, energia e gas.
Quanti continuano a sostenere che la guerra, come il riarmo, sia in fondo un affare e insostituibile strumento per la ripresa della manifattura dovrebbe guardare la realtà. E la realtà è impietosa, racconta solo di un terzo dei posti di lavoro, se va bene, recuperati, rispetto a quelli perduti a causa della crisi industriale, la realtà fotografa una crisi paurosa della manifattura tradizionale, dei maldestri tentativi di presentare il riarmo come volano dell'economia.
Un conto salato che si ripercuote negativamente sul potere di acquisto dei salari, è noto che il metodo di calcolo del costo della vita escluda il costo dei generi elettrici sottoposti a incrementi continui da almeno 4 anni, senza prendere in esame i costi di elettricità, gas e greggio sarà possibile un obiettiva analisi del costo della vita? Ovviamente no ma il codice Ipca è stato voluto anche dai sindacati rappresentativi e con quel codice di misura il costo della vita per i rinnovi contrattuali che saranno solo al ribasso e con perdita salariale continua.
Il caro energia e il codice Ipca (ossia calcolare il costo della vita senza tenere conto delle importazione dei generi elettrici sui quali grava la speculazione maggiore) gravano non poco sulle famiglie e sulle imprese tanto che da una parte la CNA stima, attorno a 5,8 miliardi di euro il maggiore costo di benzina e gasolio nel semestre sopra menzionato, dall'altra la erosione del potere di acquisto di salari e pensioni è ormai acclarata e va avanti da almeno 30 anni
I dati di luglio confermano l'aumento del costo della benzina con oscillazioni quotidiane dei prezzi alla pompa di benzina. L'aumento dei costi a carico di famiglie e imprese sono conseguenze dirette dell'economia di guerra, la riduzione dei consumi di gasolio non è riuscita a compensare l’aumento dei prezzi.
Abbiamo una bolletta elettrica pesante, il costo del greggio in aumento, pensiamo solo alle elevate temperature dei mesi estivi che hanno accresciuto, tra giugno e agosto, il fabbisogno elettrico italiano.
Le casse pubbliche hanno subito un crescente esborso per attenuare gli effetti dello shock, ammontano a oltre 2,3 miliardi di euro gli interventi pubblici, tra riduzioni delle accise, crediti d’imposta e altre misure. L'ennesima dimostrazione di come i soldi pubblici vanno a sostituire le risorse datoriali, avviene nel caso dei mancati aumenti contrattuali in piccola parte compensati dalla riduzione delle tasse sui salari, avviene impegnando soldi pubblici per abbattere le tassazioni sui generi elettrici facendo credere che queste scelta siano in fondo le sole da adottare a sostegno della domanda e dell'impresa. Per le piccole imprese è particolarmente pesante l’impatto come del resto per le famiglie che devono anche fronteggiare l'erosione del potere di acquisto dei salari.
Quasi 12 miliardi in appena sei mesi rappresentano una tassa energetica straordinaria sull’economia italiana nonostante la propaganda del governo. E i salari reali sono al palo....
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