A proposito di progressismo sociale democratico

 A proposito di progressismo sociale democratico


di Tiziano Tussi



Girovagando per Internet mi sono ritrovato davanti ad uno scritto di Michael Walzer della fine del 2023 sul sito di Una città di Forlì. Questa intrapresa pubblica una rivista da anni, libri e propone una trincea di sano progressismo sociale democratico.




 La pubblicazione del testo di Walzer rientra in questo orizzonte anche se, a me pare, la rivista ha espresso nel tempo posizioni meno anodine. L'evoluzione dello scritto di Walzer, vedremo, segue la ricalcata analisi generica-generale sul conflitto in Ucraina. Mettendo subito in risalto che questa guerra resta una ferita aperta nel nostro mondo attuale e difficilmente rimarginabile, almeno nel breve-medio periodo, e che leader avveduti avrebbero forse potuto agire con più capacità politiche ed etiche di maggior impatto, senza ricorrere allo scontro armato, atteggiamento che ogni popolo si aspetta possa esserci, il risultato sul terreno è quello che possiamo vedere ogni giorno da quattro anni.

Vediamo la evoluzione del pezzo. Il titolo è Perché sosteniamo l'Ucraina. Parte con una tirata d'orecchie ai critici di sinistra che sono contrari a questo comportamento, il sostegno, la motivazione sarebbe, scrive: "…secondo loro, gli Stati Uniti ambiscono a indebolire la Russia per …incrementare gli stanziamenti militari." E traduce i rapporti politici della maggior parte dei paesi del mondo verso l'Ucraina, nella bontà intrinseca del supporto in sé, scambiando la quantità per la qualità. Anche se molti e popolosi stati (piccolo esempio: India, Cina, Brasile e naturalmente Russia) non sono in questo mazzo per Walzer fa lo stesso. Quindi supportare in modo sempre più significativo l'Ucraina, e specialmente all'inizio degli scontri, rende valido il supporto, giusto. Sottostare alle richieste russe sarebbe, per Walzer, ripetere ciò che accadde nel 1938 con l'appeasement verso Hitler.

L'Ucraina deve essere sostenuta per difendere "la sua nuovissima democrazia". E senza spiegare quanto nuova sia la democrazia in quel Paese, supposto sia così, e perché la sua vita sociale si possa definire tale, passa avanti. Mette in contrasto i realisti che accettano le sfere di influenza con i democratici che le aborrano. E dice che tutto parte da Yalta e dalla divisione del mondo che si preparò allora. E si è dovuto aspettare la caduta dell'URSS per potere vedere emergere "una Russia Democratica (o meglio semi democratica) …" Forse, per quel "semi", si riferisce alle cannonate che Eltsin ha indirizzato verso il parlamento russo? O alle bottiglie di vodka che si beveva? Non è dato sapere. In ogni caso la strada verso la democrazia, fatte salve le cannonate ed altre facezie (incapacità economica, predazione dell'apparato industriale russo, corruzione), si è sgretolata con l'invasione dell'Ucraina. Gli sforzi democratici si sono volatilizzati.

Mentre "l'espansionismo della Nato non era, o per meglio dire non era solo, dovuto a velleità imperialistiche… la Nato ha mai costituito una sfera d'influenza americana…". Mette poi in risalto il fulgore della stessa Nato" …alleanza volontaria di stati veramente indipendenti…", evidentemente il confronto è con il Patto di Varsavia, che notoriamente è scomparso con l'URSS. Facendo quello che fanno, cioè una politica aggressiva, i Russi favoriscono un allargamento della Nato da parte di Paesi dell'Est, quali Svezia e Finlandia. Scambiando di nuovo i piani: lo scontro in atto, per quanto condivisibile, diventa la causa dello scontro di questo e di quelli futuri, possibili, stando la voracità di Putin.

Mentre la voracità degli USA: "Se gli Stati uniti vogliono esercitare un'influenza sull'America centrale, devono essere stimolanti e incoraggianti …ideologicamente persuasivi. La coercizione, la manipolazione e la sovversione sono pratiche da escludere." Vale la pena elencare i colpi di stato direttamente o indirettamente organizzati dagli USA in America centrale e meridionale? Non credo. Sarebbe bello un mondo gentile nel quale "… la preziosa esperienza della cittadinanza, fatta di uguaglianza davanti alla legge, impegno politico, libertà di espressione, mutuo aiuto e orgoglio…" Ma così non è. Sottolineo che l'articolo è scritto un anno prima della rielezione alla carica di Presidente della Repubblica di Donald Trump.

Quindi non tutto era così palese ma forse Walzer si poteva risparmiare questo elenco del ben fare, dato che i problemi non nascono come funghi ed occorre preventivarli e capirli per tempo, soprattutto da parte di un cittadino statunitense verso il suo paese. Ma le sue argomentazioni sorvolano su troppi punti, partendo da lontano: "Molti americani, nei primi tempi della Repubblica, erano impazienti di aiutare i rivoluzionari latino-americani. Quando, nel 1852, Lajos Kossuth, leader ungherese in esilio, visitò gli Usa, venne accolto dal Segretario di Stato Daniel Webster. La rivista Democratic Review aveva sostenuto la necessità di aumentare il budget per la Marina, così che gli Stati Uniti avrebbero potuto, in caso di bisogno, fornire aiuto militare ai democratici in difficoltà dall'altra parte dell'oceano."

Esempi più recenti di solidarietà democratica: "…la campagna di sostegno alla Spagna repubblicana promossa dai liberali e dai democratici di sinistra di tutta Europa e degli Stati Uniti, l'opposizione agli accordi di Monaco, l'appoggio alla "Legge degli affitti e prestiti" che riforniva la Gran Bretagna nel corso della Seconda guerra mondiale, il sostegno offerto ai dissidenti dell'Est Europa negli anni del dominio sovietico, la lotta al razzismo in Sudafrica, la creazione di un "comitato d'emergenza" per sostenere i democratici curdi in Siria e accogliere uomini e donne costretti a fuggire dai regimi oppressivi, e per diffondere le loro storie." Insomma, un quaderno della bontà interventistica. Naturalmente ogni punto andrebbe meglio inquadrato. Soprattutto l'accenno ai Curdi appare oggi quanto meno poco esaltante ed ipocrita. Ma andiamo avanti.

C'è bisogno, dice ancora Walzer, "dell'internazionalismo democratico". Non ce ne fosse già stato abbastanza. Ma lui non vede la storia accaduta ma solo il bilanciamento della sua analisi, della sua teoria analitica, senza riscontri nella realtà, quella la lascia ai "realisti". "Quando dico "aiutare" intendo in ogni maniera possibile, non soltanto nel cercare di condizionare la politica estera dei nostri stati democratici, ma anche con organizzazioni indipendenti e mediante l'impegno personale. [] L'azione degli stati a sostegno della democrazia è più difficile da spiegare. Non voglio certo sostenere il cambio forzato di regime." Chissà a che starà pensando Trump per il caso Iran? Una di queste opzioni? Se uno stato democratico è vittima di un'aggressione - e cioè se è la stessa democrazia a essere oggetto di un'aggressione armata - dobbiamo sostenerlo con un tipo di influenza più concreta: con soldi, rifornimenti, addestramento e, pur sempre nei limiti della prudenza, con un impegno energico. " Più e più volte tali comportamenti da parte degli USA si sono visti e si sono anche spinti oltre le preghiere di bontà di Walzer. 

E ritorna ancora sull'esempio spagnolo del 1936-1939: "Dirò di più: quella neutralità, nel 1936, fu il frutto di una stupida considerazione geopolitica, Per coloro, come me, che sono cresciuti ascoltando le storie e le canzoni del tempo della guerra civile spagnola, fu un crimine che ancora aleggia nelle nostre menti.


L'Unione Sovietica intervenne in Spagna nel perseguimento dei propri interessi geopolitici, sfruttando l'idealismo delle giovani donne e uomini che si erano uniti alle Brigate internazionali, ma senza dedicare alcun impegno agli ideali democratici iberici. "Quindi salta ancora sull'Ucraina: "Quell'invasione ha prodotto invece un forte spirito popolare di resistenza, cosa che certo ha una dimensione nazionalista a livello emotivo, ma che è anche una lotta democratica perché quello che gli ucraini stanno difendendo è lo stato democratico da loro creato." E poi chiude dicendo, domanda retorica, non sarebbe meglio una soluzione Corea, una parte a me ed un'altra a te. "L'obiettivo più spesso menzionato è quello di un cessate-il-fuoco "alla coreana", che lascerebbe alla Russia il controllo di grandi porzioni del territorio ucraino senza un riconoscimento ufficiale della legittimità di quel controllo. In cambio del territorio perduto, l'Ucraina otterrebbe una sorta di garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti (ma non, probabilmente, l'adesione alla Nato)?" Naturalmente no, meglio lasciarsi massacrare e rendere la pariglia, nella misura del possibile, nella situazione incancrenita che abbiamo ora davanti senza cercare altra via che quella della morte di migliaia di uomini e donne al fronte e nelle retrovie. Dato che: "il suo popolo ha deciso in modo collettivo e a livello individuale che, anche di fronte a un'aggressione brutale, è giusto combattere per il proprio paese e la sua democrazia.
Questo significa che la loro Ucraina è anche nostra, che siamo parte di un consesso democratico internazionale."

Quindi una sfilza di buoni propositi in una situazione, un mondo, che è venuto sempre più a ridefinirsi in peggio data la situazione internazionale e dato proprio il ruolo che gli USA, patria di Walzer, stanno portando avanti con insistenza. Certo non sono i soli ed anche altri ben spingono, ma continuare ad indossare occhiali della bontà politica tutta sulle spalle yankee poco serve. Mentre servirebbe meglio un approccio realista che sappia collegare il realismo all'eticità. Questo potrebbe essere la novità. Per tutti. Uno stato etico (Hegel) saprebbe quindi bene come comportarsi, senza bisogno di pressioni o di spinte verso direzioni senza sbocchi. Strade interrotte, forse chiuse per sempre.

 

 

Commenti