Una “flotilla di terra” per mantenere alta l’attenzione. La portavoce Maria Elena Delia: “per Israele, Thiago Avila e Saif Abukeshek sono diventati due trofei”

 Una “flotilla di terra” per mantenere alta l’attenzione. La portavoce Maria Elena Delia: “per Israele, Thiago Avila e Saif Abukeshek sono diventati due trofei” 

di Laura Tussi


La vicenda della Global Sumud Flotilla si inserisce in una fase di crescente tensione nel Mediterraneo orientale, dove una missione civile diretta verso Gaza è stata fermata con modalità che continuano a sollevare forti polemiche. Nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata soprattutto su due attivisti, Thiago Avila e Saif Abukeshek, la cui sorte è diventata emblematica dell’intera operazione. Dopo l’intercettazione delle imbarcazioni al largo di Creta tra il 29 e il 30 aprile, entrambi sono stati trasferiti in Israele, dove risultano detenuti in attesa di deportazione.

Le testimonianze diffuse dagli attivisti e dai loro legali descrivono un intervento particolarmente duro. Si parla di percosse durante il sequestro, di persone immobilizzate e bendate, e di lunghe ore trascorse senza assistenza adeguata. Uno dei due avrebbe raccontato di essere stato trascinato e colpito ripetutamente fino a perdere conoscenza, mentre l’altro sarebbe rimasto a terra con le mani legate per un tempo prolungato. Le autorità israeliane, da parte loro, hanno confermato il fermo e l’avvio delle procedure che possono portare all’espulsione, una pratica che in casi simili prevede spesso la firma di documenti che sanciscono l’ingresso illegale e il rimpatrio forzato.

Il nodo della deportazione è infatti uno degli aspetti più controversi. In molti casi gli attivisti si trovano di fronte a una scelta difficile: accettare l’espulsione immediata oppure rimanere in detenzione in attesa di un procedimento legale. Nel caso di Avila e Abukeshek, i legali hanno già annunciato iniziative a livello internazionale, sostenendo che il loro trasferimento e trattenimento violerebbero diverse norme del diritto internazionale.

Parallelamente agli sviluppi in mare, sta prendendo forma quella che gli stessi organizzatori definiscono una “flotilla di terra”. Si tratta di una mobilitazione diffusa che coinvolge diversi Paesi europei e che ha l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla missione e chiedere il rilascio dei fermati. In Italia le iniziative si sono concentrate soprattutto davanti al Ministero degli Esteri, dove attivisti e sostenitori si sono riuniti per sollecitare un intervento diplomatico più incisivo. L’idea di fondo è quella di affiancare all’azione marittima una pressione politica e civile continua, trasformando la flottiglia in un movimento più ampio e radicato.

Maria Elena Delia: gli attivisti prelevati illegalmente da una nave italiana 

Proprio davanti alla Farnesina, la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha parlato con i giornalisti offrendo una ricostruzione molto critica di quanto accaduto. Ha raccontato che gli attivisti hanno vissuto “40 ore da incubo… sbarcati, malmenati, senza nemmeno una bottiglia d’acqua”, insistendo sulle condizioni di detenzione e sull’assenza di garanzie. Riferendosi ai due attivisti ancora trattenuti, ha sottolineato come “erano su una nave italiana: questo significa essere stati prelevati illegalmente”, ponendo quindi la questione anche sul piano della sovranità e del diritto marittimo.

Delia ha poi rivolto un appello diretto alle autorità israeliane affinché venga assicurato un trattamento umano, affermando che “chiediamo che siano garantiti trattamenti umani… per Israele sono diventati due trofei”. Le sue parole hanno evidenziato anche una preoccupazione particolare per Abukeshek, spiegando che “Saif, come palestinese, rischia tantissimo”, in riferimento alle possibili conseguenze legate alla sua identità e al contesto politico. Nonostante quanto accaduto, la portavoce ha ribadito la volontà di proseguire, dichiarando che “la Flotilla andrà avanti… ci stiamo riorganizzando”.

Questa determinazione sembra riflettersi anche nelle prospettive future della missione. Le imbarcazioni restano al momento ferme in Grecia, ma gli organizzatori parlano apertamente di una ripartenza, sostenuta da nuove adesioni internazionali. Nel frattempo, la combinazione tra azioni legali, mobilitazione pubblica e pressione diplomatica sta trasformando la Sumud Flotilla da iniziativa simbolica a vera e propria campagna politica transnazionale. In questo quadro, la vicenda dei due attivisti deportati continua a rappresentare il punto più sensibile e controverso, destinato probabilmente a restare al centro del dibattito nei prossimi giorni.

Il tribunale di occupazione israeliano proroga la detenzione di Saif Abukeshek e Thiago Ávila mentre emergono prove delle torture subite — Flottiglia Globale di Sumud

 

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