Erosione del potere di acquisto salariale: per capirlo basta un problemino da scuola dell'obbligo
Michele nel 2019 aveva un salario di 1.500 euro, se prendiamo i dati della inflazione oggi la sua busta paga, a fine 2024, avrebbe dovuto essere almeno di 1.761 euro a cui sommare eventuali accordi di secondo livello o incrementi derivanti da scatti di carriera.
Michele ha avuto il
rinnovo contrattuale e gli aumenti percepiti includono alcuni benefit e il
premio di secondo livello per arrivare complessivamente a un più 5 per cento ( nella sua azienda si applica il Ccnl metalmeccanico).
Se invece avesse avuto un aumento del 9 per cento, come i sindacati avevano promesso prima di sottoscrivere il contratto nazionale dimezzando alla fine l'importo delle richieste avanzate, il salario di Michele sarebbe stato attorno a 1635 euro ma con 130 euro in meno della cifra necessaria per conservare il potere di acquisto del 2019.
La sorte toccata al
meccanico Michele è decisamente migliore di quella dei suoi amici di calcetto Lugi e Andrea che lavorano nell’edilizia e nell’igiene ambientale. I due lavoratori hanno avuto aumenti inferiori e
quindi buste paga più leggere subendo nei fatti una feroce erosione nel potere di acquisto.
Il semplice ed
elementare calcolo matematico è sufficiente a fotografare la perdita del potere di acquisto, il Governo parla di recupero e di inversione di tendenza dimenticando che un contratto nazionale si riferisce a 3 anni, due dei quali ossia il 2022 e il 2023 con una perdita di potere di acquisto attorno al 18 per cento. E a queste considerazioni poi vanno aggiunte le spese familiari in
aumento, per una tac o una risonanza magnetica il servizio pubblico offre un
posto tra 5\6 mesi quando forse sarà troppo tardi per ricevere cure efficaci
salva vita. Tra visite e prestazioni in intramoenia Michele ha speso oltre 700
euro in meno di due mesi a cui aggiungiamo l’apparecchio odontoiatrico del
figlio di circa 3000 che solo in piccola parte viene compensato dalla sanità
integrativa.
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