La Dimensione Risolutiva dei Conflitti.
La Dimensione Risolutiva dei Conflitti.
Per un Futuro Sostenibile e Nonviolento.
di Laura Tussi
I conflitti collettivi presentano una
importante componente ambientale, in cui dietro le posizioni contrapposte si
inserisce una competizione per la proprietà e l'uso di risorse naturali che
scarseggiano, come la disponibilità di combustibili fossili e l'utilizzo delle
terre coltivabili.
La
trasformazione pacifica dei conflitti e la creatività che li trascende in senso
pedagogico come sostiene il sociologo norvegese Johan Galtung scomparso nel
2024.
La trasformazione costruttiva dei conflitti è il fondamento
dell'attivismo non violento, che è forse la conquista più rilevante nella
cultura politica del ‘900.
La nonviolenza si basa su
una riedizione creativa delle situazioni conflittuali a partire dal dialogo tra
le parti.
Uno dei principi cardine della nonviolenza, come scienza dei
conflitti, è che la verità si ricerca nel dialogo, nell'apertura all'ascolto e
al confronto, per ampliare il proprio orizzonte nella capacità di
decentramento, assumendo il punto di vista dell'altro e di empatia,
condividendo, a livello cognitivo ed emotivo, la prospettiva e il sentimento
dell'altro, nell'ambito di buone competenze comunicative, affinché le diverse
visioni e percezioni della realtà possano essere messe in relazione e in dialogo,
in un rapporto di rispetto, equivalenza e reciprocità, tramite la relazione
empatica, come strumento per vincere il sospetto, la paura, l'aggressività,
bloccando la violenza e i processi di disumanizzazione. Il conflitto è un
sistema interattivo, dove il comportamento delle parti e degli attori si
influenza vicendevolmente.
Guardare nel proprio Sé,
nella propria interiorità, soprattutto per risolvere le conflittualità
implicite anche di matrice e origine psicologica.
La pratica della nonviolenza non proietta la colpa verso
l'esterno, in un chiaro meccanismo di colpevolizzazione e dislocazione delle
responsabilità nell’ambito del conflitto, ma suggerisce un orientamento verso
l'interno. Infatti l'unica modalità di poter influire sul comportamento altrui
è agire sulle proprie e personali azioni, dove ogni tentativo più diretto di
indurre cambiamenti nell'altro si pone sul piano dei rapporti di forza.
L'energia costruttiva e
creativa e creatrice della risoluzione dei conflitti intrapsichici a partire
dal proprio ecosistema introspettivo.
L’assertività, ossia la capacità di far valere le proprie
ragioni senza far violenza all'altro, è una competenza relazionale da costruire
all'interno della pratica non violenta, che libera l'energia costruttiva
dell'aggressività benigna o assertività, trasformandola in forza interiore e
utilizzandola come motore per il cambiamento.
La forza interiore si sviluppa per elaborare la collera e
trasformarla in forza emotiva contro la passività, l'indifferenza,
l'anestetizzazione dei sentimenti, atteggiamenti presenti in molti
comportamenti violenti come il bullismo, finalizzando, invece, i comportamenti
verso la capacità di compassione.
Emotività per trasformare
e trascendere i conflitti con le risorse della creatività.
L'educazione emotiva consiste nella formazione alla
trasformazione non violenta dei conflitti e significa sapere attribuire uno
scopo positivo alla vita, liberando le emozioni compassionevoli, invece di
utilizzare quelle violente.
Trasformare i conflitti in modo non violento significa assumere
un modello relazionale integrativo e trasformativo, evitando una tipologia di
relazione a carattere assimilativo e distruttivo, come Danilo Dolci sosteneva
nel reciproco adattamento creativo, ossia in una modalità relazionale e non
violenta, orientata alla crescita e all'equilibrio dei sistemi umani e
naturali, per un futuro sostenibile e caratterizzato dalla pace.
L'energia della
cooperazione delle parti a livello di situazioni e condizioni di conflittualità
per trascendere la violenza in ogni suo aspetto.
Un conflitto per essere sostenibile deve ridurre e contenere le
dinamiche violente, far emergere le opinioni delle parti e le verità di ogni
posizione, ponendole in dialogo e individuando gli scopi, gli obiettivi e i
fini sovraordinati che le parti hanno interesse a condividere, per innescare
processi di cooperazione nel conflitto, evitando la contrapposizione.
Il conflitto deve essere
affrontato nel favorire l'evoluzione di dinamiche comunicative di empatia,
creatività, ascolto e decentramento, in grado di evidenziare i bisogni e gli
interessi impliciti nelle situazioni locali e globali.
Nelle problematiche sociali e ambientali complesse e controverse
si prospetta spesso ignoranza inconsapevole per la mancanza di capacità
riflessiva, di un sistema di valori non portato a livello cosciente.
Utilizzare beni e servizi naturali in modalità sempre più
intrusive e rapide pone di fronte all'evidenza che il nostro pianeta è finito e
pertanto è limitata la sua possibilità di soddisfare le richieste dell'umanità,
comportando conflitti tra gruppi sociali.
Le risorse naturali e minerarie vengono utilizzate da parte
delle comunità umane, creando impatto ambientale sugli ecosistemi, ponendo in
evidenza la gravità della situazione e la necessità di una profonda
trasformazione delle relazioni tra l'umanità e il pianeta Terra, dove è
necessario cogliere la relazione che collega le diverse forme di dominio
dell'uomo sulla natura con i mutamenti sociali, economici, culturali e politici
nel tessuto sociale.
Educazione alla pace e
fragilità sono un connubio imprescindibile. Siamo tutti fragili nelle nostre
istanze psichiche e interioristiche.
Attualmente educare alla pace e alla non violenza significa
prendere coscienza della costitutiva fragilità degli esseri umani, della loro
interdipendenza reciproca e della dipendenza di tutti dalla natura che accoglie
e sostiene la presenza delle comunità umane sulla Terra, capaci di convivere
con se stesse, con gli altri esseri e con l'ambiente naturale.
E' necessario confrontarsi
con gli aspetti emotivi della persona per cercare di trascendere in senso
collettivo e comunitario il conflitto che altrimenti può degenerare in
violenza.
Nelle situazioni in cui si sviluppano paure e atteggiamenti
discriminatori, con forti disparità e ingiustizie che originano sofferenza e
alimentano rancore, come in tutte le situazioni conflittuali, è indispensabile
confrontarsi con le basi emotive profonde che irrigidiscono le posizioni e
ostacolano le trasformazioni, ma che possono diventare una risorsa nel rispetto
delle diversità e dell'armonia, come risultato della valorizzazione delle
pluralità, nel compito difficile della progettazione di una transizione per
uscire dall'attuale sistema di economia insostenibile, al fine di avviare
l'umanità verso un'economia non violenta, equa, solidale e sostenibile per
tutti gli esseri viventi, dove ciascuno deve porsi come propositore di
cambiamento nel mondo.
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