Perchè votiamo 5 si: come respingere la narrazione dei dominanti e dei loro servi sciocchi
Zapping attraverso i canali televisivi o radio, capiterà subito di ascoltare ovvietà e narrazioni bizzarre sul Referendum, per i nostri lettori una piccola sintesi che definiremo il vademecum del servo sciocco
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La Cgil sapeva
che non avrebbe raggiunto il quorum e con essa anche il centro sinistra ma sono
andati avanti per rivendicare che i votanti alla fine saranno più numerosi di
quelli che hanno mandato al governo il centro destra
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I sostenitori del
referendum sono interessati alla loro visibilità e non ai contenuti ed
esprimono un no pregiudiziale, immotivato e ideologico
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Il Referendum è
solo il retaggio di una visione arcaica del mondo del lavoro, come detto dalla
segretaria Cisl si guarda al lavoro con lo specchietto retrovisore
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Il mondo del
lavoro deve affrontare i problemi reali che lo affliggono
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I giovani non
vogliono il posto fisso
Proviamo a confutare punto su punto queste tesi,
definirle tali ci sembra già una concessione eccessiva riconoscendo ad un
ipotetico interlocutore degli argomenti che invece non ha.
· La storia referendaria in questo paese è ricca di spunti, con i Referendum sono stati strappati diritti civili come aborto e divorzio, abbiamo rallentato, non certo arrestato, la privatizzazione di un bene comune come l'acqua pubblica. I referendum hanno permesso di raggiungere conquiste importanti che hanno migliorato la nostra vita. Se alle urne si reca ormai poco più della metà degli aventi diritto (ma in tal caso non ci si pone alcuna domanda sulla crisi dei corpi intermedi e delle istituzioni o dei partiti politici) non si capisce la ragione per la quale i referendum dovrebbero registrare una percentuale di votanti infinitamente superiore alle politiche, alle europee o alle regionali. È poi indubbio che argomentazioni illogiche siano funzionali a gettare discredito sui quesiti referendari costruendo una campagna che mira proprio al boicottaggio delle urne. E i referendum sul lavoro cosa hanno di sbagliato? Esprimono rivendicazioni illogiche o invece degne di nota perchè in aperto contrasto agli ultimi dieci anni di precarietà e di tutele crescenti che poi sono le tutele ormai inesistenti nei luoghi di lavoro
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I no aiutano a
crescere, troppi si sono stati invece espressi dai sindacati in questi anni, se
avessero costruito un argine all'innalzamento dell'età pensionabile o alla
precarietà oggi non ci troveremmo nella condizione di meta subalternità
rispetto alle istanze datoriali. Urge rimettere al centro del dibattito non
solo il lavoro ma soprattutto il punto di vista dei salariati, dei precari, dei
disoccupati, dei giovani in cerca di occupazione, degli sfruttati, facciamolo prendendo
le loro parti in maniera palese od occulta, siano i loro interessi materiali a
prevalere anche nelle narrazioni a mezzo stampa.
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La visione
arcaica del mondo del lavoro imputata ai sostenitori del Si è l'ultimo atto
della mistificazione della realtà. Siamo il paese in cui tra sgravi fiscali,
aiuti di vario genere, generosi ammortizzatori sociali e altro ancora, i datori
di lavoro ricevono sostegni assai maggiori di quelli presenti in altri paesi
europei, in cui il capitalismo economico e finanziario negli ultimi decenni ha
accumulato immense ricchezze senza investire in formazione, tecnologia e
ammodernamento della produzione. Hanno ottenuto sempre quello che volevano
ossia libertà di licenziamento, accordi di secondo livello in deroga ai
contratti nazionali, detassazioni e aiuti fiscali, in cambio sono cresciuti i
dividendi tra gli azionisti di maggioranza, la precarietà occupazionale e sono
state abbattute le tutele individuali e collettive. Accettiamo la sfida: per
guardare alla realtà bisogna partire dai dati, da Banca d'Italia, Mediobanca,
Istat, Confindustria, Eurispes e altro ancora, leggersi i documenti e capire i
limiti del capitalismo italiano e dei governi succedutisi. Al contrario chi
accusa i referendari di guardare al passato pensa ancora alla concertazione,
alla pace sociale nelle aziende. Chi sono allora i nostalgici del passato?
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Il mondo del
lavoro oggi deve affrontare l'invecchiamento delle maestranze e la minaccia che
i pensionati superino a breve il numero degli occupati. In un paese fermo
socialmente ed economicamente con lavori precari, la narrazione che i giovani
vogliono la mobilità e sono disposti a cambiare dieci datori nell'arco della
loro vita è anche questa una semplificazione americanista. Vogliono in realtà
abituarci all'idea di perdere il posto di lavoro con pochissime mensilità come
contropartita pur sapendo che una nuova occupazione è difficile da trovare e
prova ne sia che la fascia di età sotto i 45 anni è la più penalizzata. La
narrazione della fine del lavoro fisso è funzionale alla distruzione di tutele reale
nel mondo del lavoro, del resto con l’ascensore sociale fermo, gli abbandoni
scolastici e la mancata formazione anche una ipotetica mobilità non avrebbe
terreno fertile.
Allora ripetiamo perchè votare 5 si al referendum
dedicando a ogni quesito una piccola spiegazione
1. Vogliamo l’abrogazione del contratto a tutele
crescenti, ovvero il Jobs Act di Renzi che rende impossibile il reintegro dei
lavoratori ingiustamente licenziati nelle aziende con più di 15 dipendenti, se
assunti dopo il 07/03/15. Negli ultimi 10 anni sono 4 milioni i dipendenti
assunti con il jobs act e le cause intraprese dopo il licenziamento si sono
prevalentemente chiuse con la erogazione di soli 6 mensilità. Sei stipendi non
compensano la perdita di un posto di lavoro!
2.Vogliamo eliminare il tetto massimo delle sei
mensilità nel risarcimento spettante ai lavoratori licenziati ingiustamente da
aziende con meno di 15 dipendenti. Un trattamento diseguale e inopportuno tra
lavoratori di piccole e grandi aziende, intollerabile e vessatorio.
3. Il Sindacato ha tante responsabilità per avere
avversato il decreto dignità e le causali per i contratti a tempo determinato,
è bene ricordare che ammettere l'errore di questi tempi è già un successo, ad
esempio chiedendo di ripristinare l’obbligo delle causali al fine di arginare
la precarizzazione del lavoro
4. Quante volte ci siamo imbattuti in committenti
pubblici che davanti alle proteste dei lavori esternalizzati si sono girati
dall'altra parte? O hanno scaricato sull'appaltatore ogni eventuale
responsabilità in materia di salute e sicurezza? Basta con gli appalti al
ribasso, estendiamo invece la responsabilità alla ditta committente in caso di
infortunio di un lavoratore dipendente di una ditta in appalto.
5. Siamo un paese di vecchi e le aziende chiedono
forza lavoro pur lesinando investimenti per formarla. Ci pare logica dimezzare
da dieci a cinque anni il tempo di residenza nel nostro paese come requisito
per inoltrare la richiesta di cittadinanza. Meno lavoratori al nero significa
abbattere la ricattabilità dei lavoratori stranieri a vantaggio non solo loro
ma degli autoctoni e di migliori condizioni di vita e di lavoro.
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