Quanto il mondo di oggi avrebbe bisogno di Nelson Mandela
Quanto il mondo di oggi avrebbe bisogno di Nelson Mandela per fermare la violenza omicida che sempre più si diffonde! In Memoria di Madiba
di Laura Tussi
Nelson Mandela è stato il simbolo della lotta dell’Africa contro l’estremo baluardo della dominazione colonialista nel continente: trascorse ventisette anni nelle galere del regime segregazionista, ma non pronunciò mai la parola “vendetta” e, dopo la sua liberazione e la fine dell’Apartheid, fece della Riconciliazione il filo rosso della sua vita.
E’ doveroso rendere omaggio alla grandezza di un uomo a cui l’intera umanità dovrebbe ispirarsi e del cui insegnamento ed esempio eroico avremmo tutti un immenso bisogno mentre vediamo compiersi ogni giorno stragi infami e inaudite ingiustizie. In suo nome, a 12 anni ormai dalla morte, il Sudafrica ha promosso le sue azioni giudiziarie a tutela del popolo palestinese presso le corti internazionali distinguendosi dal resto della silente comunità internazionale.
Per Madiba, dunque, essere liberi non significava semplicemente rompere le catene, ma vivere in modo tale da rispettare e valorizzare la libertà altrui, nel ripudio viscerale contro tutte le forme di discriminazione, in ogni loro manifestazione. Infatti la Pace non è un sogno: può diventare realtà, ma per custodirla occorre essere capaci di sognare e di credere nell’utopia che si realizza nel quotidiano, nelle relazioni con gli altri, perchè “un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso”.
Mandela sosteneva che, ad eccezione delle atrocità durante la Seconda Guerra Mondiale, con i Lager, i campi di concentramento e di sterminio, non sussiste nessun altro crimine che sia stato condannato all’unanimità, come l’Apartheid, in quanto tortura psicologica impossibile da descrivere. Mandela ha vissuto per l’ideale di una società libera e democratica, nella quale tutti possano vivere uniti in armonia e con uguali possibilità: era questa la sua utopia, il suo concetto di Ubuntu, che non significa non pensare a se stessi, ma aiutare la comunità fraterna e umana, di donne e uomini in ricerca e confronto comunitario, a migliorare e a realizzarsi nella pace, nella solidarietà e nel Bene Comune, oltre i muri imposti dall’odio e dal razzismo.
Commenti
Posta un commento