Militarismo avanza in Europa e inizia dal sistema scolastico
Il militarismo da sempre, e storicamente, ha rappresentato una ideologia di sicuro impatto sulle masse, una sorta di grande corpus ideologico totalizzante e chiuso per deviare l'attenzione delle masse popolari dalle disuguaglianze sociali ed economiche crescenti.
Commetteremmo un grande errore a limitare l'analisi alle questioni nazionali senza cogliere le diffuse analogie esistenti tra i processi di militarizzazione avviati nei vari paesi.
In Grecia l'Accademia militare dei cadetti dell'esercito greco ha organizzato il "Campus estivo", non un semplice intrattenimento o una esperienza di vita innovativa per giovani nel periodo estivo ma il percorso atto ad introdurre gli stessi dentro le caserme per familiarizzare e assimilare regole, disciplina, ideologia e perfino estetica dell'esercito.
In Francia abbiamo il Service National
Universel , oggi periodo volontario (ma in futuro?) di servizio
militare per favorire la "coesione nazionale", in Germania, gli
ufficiali giovanili (Jugendoffiziere) sono presenti annualmente in migliaia di
scuole attraverso conferenze che fungono da reclutamento nelle Forze Armate, in
Polonia l’esercito e il Governo si sono già messi d’accordo per cogestire dei
programmi fin dalle scuole dell’infanzia, nel Regno Unito esiste la Combined
Cadet Force (CCF) con tanto di
addestramento ginnico, all’uso delle armi e delle tattiche militari, per
chiudere con l’Ungheria dove esistono
già due scuole superiori militari, e altre saranno aperte nei prossimi anni.
Esiste un autentico filo nero del militarismo che attraversa tutti i paesi Europei, se la Ue si riarma e investe nella guerra bisogna costruire dalle fondamenta una nuova idea e pratica di cittadinanza permeata da tutte le ideologie nazionaliste, di mera giustificazione della guerra, della Alleanza Atlantica, delle politiche militari che poi tra il 2022 e il 2023 sono cresciute di oltre l’11 per cento e aumenteranno assai di più a partire da questo anno visto che l'obiettivo non è quello della spesa bellica pari al 2 per cento del Pil guardando all'obiettivo del 3 per cento già nel 2026.
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