Spopolamento della forza lavoro nel Pisano? Apriamo il dibattito


A seguire quanto scritto alla stampa locale dalla Cub dopo la pubblicazione dei dati della CGIA e della Camera di Commercio



Destano preoccupazione i dati sul futuro del territorio pisano e l'allarme sulle non rosee previsioni demografiche con circa  14 mila unità lavorative in meno da qui a 10 anni.

Alcune riflessioni sui recenti studi della Camera di Commercio e della CGIA si rendono necessarie premettendo che il calo demografico e l'invecchiamento progressivo della popolazione, in età lavorativa e non, sono caratteristiche proprie di paesi economicamente in crisi, incapaci di innovarsi e guardare la futuro.

Pisa città ha un numero spropositato di case sfitte, tema che non interessa  neanche ai sindacati degli inquilini e ai movimenti per l'abitare. Non è dato sapere quanti siano gli immobili sfitti, decine gli appartamenti con ingresso murato solo nel quartiere della Stazione, un appartamento sfitto delle case popolari impiega troppo tempo prima di essere riassegnato.

A Pisa molti appartamenti sono tenuti volutamente sfitti in attesa di lavori nel quartiere e di una riqualificazione che un domani accrescerà i valori degli immobili. E i costi degli affitti sono decisamente drogati dalla presenza degli studenti che poi rappresentano anche una scusa per non fare i conti con la realtà (ad esempio il lavoro nero specie nei weekend).

La casa rappresenta il primo dei problemi da affrontare se vogliamo arrestare la perdita di abitanti nel comune di Pisa ma ci sono altri problemi che riguardano l'intera provincia.

I flussi migratori da Pisa ad alcuni comuni limitrofi degli ultimi 30 anni oggi si ripresentano attraverso la migrazione dai comuni limitrofi alla estrema provincia sempre per le stesse motivazioni: il costo degli immobili.

Ma il nostro territorio deve anche fare i conti con la crisi di alcuni settori un tempo trainanti alle prese con i mancati processi innovativi, con la ricerca di personale già formato e qualificato senza mai dedicare tempo e soldi alla formazione, a contratti di reale apprendistato rivolti ai giovani usciti dalle scuole superiori. Anche i percorsi formativi pubblici e quelli di orientamento al lavoro dovrebbero essere ben indirizzati come anche la necessità di un collegamento stretto tra ateneo, scuole di eccellenza e associazioni di categoria.  

Il grido di allarme sullo spopolamento della forza lavoro attiva dovrebbe indurre anche a riflessioni serie sulle ragioni che rendevano competitive alcune attività produttive tra basso costo del denaro e una forza lavoro già qualificata che per motivi anagrafici è ormai quasi fuori dal mondo del lavoro. Se le statistiche e i dati ufficiali costituissero  motivo di reale preoccupazione tutti inizieremmo a domandarci se l'attuale modello industriale della provincia  di Pisa, se le politiche della casa, del welfare e del lavoro sono realmente attrattive e quindi capaci di garantire in futuro una forza lavoro adeguata. 

Ma questi ragionamenti presupporrebbero delle scelte amministrative e politiche conseguenti che forse richiedono coraggio e rottura di alcuni equilibrismi economici che poi restano tra le cause del problema

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